Diritto

Legittima la norma interpretativa sul contributo di solidarietà sulle prestazioni integrative

Legittima la norma interpretativa sul contributo di solidarietà sulle prestazioni integrative
È manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale della norma interpretativa della Manovra 2011, la quale prevede che il contributo di solidarietà sulle prestazioni integrative dell’assicurazione generale obbligatoria è dovuto sia dagli ex-dipendenti già collocati a riposo sia dai lavoratori ancora in servizio

È manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale, sollevata dal Tribunale ordinario di Torino, della norma interpretativa della Manovra 2011 (l’art. 18, comma 19, del D.L. n. 98/2011) la quale prevede che il contributo di solidarietà sulle prestazioni integrative dell’assicurazione generale obbligatoria è dovuto sia dagli ex-dipendenti già collocati a riposo sia dai lavoratori ancora in servizio. Lo ha stabilito la Corte Costituzionale con l’ordinanza n. 174 dell’8 luglio 2015.

IL FATTO
Nel corso di una controversia previdenziale avente ad oggetto la restituzione delle somme trattenute dall’Inps sulle retribuzioni di alcuni lavoratori, in costanza del rapporto di lavoro, a titolo di contributo di solidarietà ai sensi dell’art. 64, comma 5, della legge 17 maggio 1999, n. 144 – il Tribunale di Torino ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell’art. 18, comma 19, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98 (Disposizioni urgenti per la stabilizzazione finanziaria), convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111. A tenore del quale le disposizioni di cui al richiamato art. 64, comma 5, della legge n. 144 del 1999, «si interpretano nel senso che il contributo di solidarietà sulle prestazioni integrative dell’assicurazione generale obbligatoria è dovuto sia dagli ex-dipendenti già collocati a riposo che dai lavoratori ancora in servizio» e «in questo ultimo caso il contributo è calcolato sul maturato di pensione integrativa alla data del 30 settembre 1999 ed è trattenuto sulla retribuzione percepita in costanza di attività lavorativa».

Ad avviso del giudice rimettente, la disposizione censurata violerebbe l’art. 3 della Costituzione, per lesione del principio dell’affidamento riposto dai cittadini nella certezza del diritto, riferita, nella specie, alla pregressa esegesi del richiamato art. 64, comma 5, accolta dalla Corte di Cassazione, nel senso che il contributo di solidarietà sulle prestazioni integrative fosse dovuto solo dagli ex dipendenti già collocati a riposo.

LA DECISIONE DELLA CORTE COSTITUZIONALE
La Corte Costituzionale ha dichiarato manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale. Già con la sentenza n. 156/2014, pronunciandosi su una questione identica, i giudici costituzionali rilevarono, in via preliminare, che la disposizione censurata è “non solo dichiaratamente di interpretazione autentica, ma anche effettivamente tale”. Nell’occasione, la Corte Costituzionale riconobbe che la rispondenza della impugnata disposizione interpretativa ad obiettivi d’indubbio interesse generale, e di rilievo costituzionale, quali, in primo luogo, quello della certezza del diritto e, parallelamente, quelli del ripristino dell’uguaglianza e della solidarietà, all’interno di un sistema di previdenza nel quale l’incremento del “maturato”, per effetto della rivalutazione, sarebbe stato, altrimenti, conseguito dai dipendenti in servizio senza contribuzione alcuna, mentre la rivalutazione delle prestazioni erogate ai pensionati trovava copertura nel contributo in questione, con conseguente ingiustificata disparità di trattamento (tra iscritti ai fondi soppressi) e squilibrio finanziario nella gestione della previdenza integrativa”. E, sulla base di tali considerazioni, ha escluso la violazione anche dell’art. 117, primo comma, Cost., in relazione all’evocato parametro europeo sul giusto processo. Con l’ordinanza n. 174/2015, non riscontrando alcun nuovo argomento rispetto alla sentenza n. 156/2014, la Corte Costituzionale ha perciò dichiarato la manifesta infondatezza della questione proposta.

Corte Costituzionale – Ordinanza N. 174/2015

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