Diritto

Legittima la destituzione di diritto del poliziotto sottoposto a misura di sicurezza

Legittima la destituzione di diritto del poliziotto sottoposto a misura di sicurezza
Il poliziotto che venga giudicato socialmente pericoloso può essere destituito perché l’«interesse della collettività a essere difesa dalla pericolosità sociale di un suo membro, allorché questo sia un dipendente dell’Amministrazione di pubblica sicurezza», è preminente sull’«interesse del singolo»

Il poliziotto che venga giudicato socialmente pericoloso può essere destituito perché l’«interesse della collettività a essere difesa dalla pericolosità sociale di un suo membro, allorché questo sia un dipendente dell’Amministrazione di pubblica sicurezza», è preminente sull’«interesse del singolo». Lo ha stabilito la Corte Costituzionale con la sentenza n. 112 del 5 maggio 2014, che ha giudicato non fondata la questione di legittimità sollevata contro la norma che prevede la destituzione automatica del personale di Pubblica Sicurezza colpito da una misura di sicurezza personale. La norma impugnata è, in particolare, il D.P.R. n. 737/81 che all’art. 8 prevede la destituzione di diritto.

IL FATTO

Il giudizio principale ha per oggetto il ricorso promosso da un assistente capo della Polizia di stato contro un decreto del capo della Polizia, allora Antonio Manganelli, del 7 agosto 2012 che, in applicazione del D.P.R. del 1981, disponeva la destituzione del ricorrente. A quest’ultimo erano stati contestati una serie di reati (dalla rapina alla violenza privata) per i quali il gip, a seguito di giudizio abbreviato, lo aveva assolto perché al momento dei fatti era incapace di intendere e volere a causa di vizio totale di mente; il giudice aveva anche disposto la misura di sicurezza della libertà vigilata, con obbligo di dimora per un anno presso una comunità psichiatrica residenziale.

A sollevare dubbio di legittimità di fronte alla Consulta per violazione degli artt. 3 e 97 della Costituzione, è stato il Tar della Sardegna con un’ordinanza dell’ottobre 2013. Secondo il Tar, l’automatismo previsto dal DPR del 1981 non si concilierebbe con l’esigenza di valutare in concreto, nell’ambito di un procedimento disciplinare, la permanenza dei necessari requisiti psicofisici di idoneità alla prestazione lavorativa.

LA DECISIONE DELLA CORTE COSTITUZIONALE

La Consulta non ha accolto quest’impostazione. «Con riguardo al personale di pubblica sicurezza», si legge infatti nella sentenza, di cui è relatore il giudice Giuliano Amato, «il giudizio di pericolosità sociale, che è presupposto dell’applicazione della misura, è ostativo della permanenza del rapporto di impiego, stante le indefettibile necessità che sussistano – e non vi sia ragione di temere che possano venir meno in futuro – i requisiti soggettivi di idoneità richiesti dall’ordinamento».

Art. 7 DPR 737/81 - Destituzione

La destituzione consiste nella cancellazione dai ruoli dell’appartenente ai ruoli dell’Amministrazione della pubblica sicurezza la cui condotta abbia reso incompatibile la sua ulteriore permanenza in servizio.
La destituzione e’ inflitta:

  1. per atti che rivelino mancanza del senso dell’onore o del senso morale;
  2. per atti che siano in grave contrasto con i doveri assunti con il giuramento;
  3. per grave abuso di autorita’ o di fiducia;
  4. per dolosa violazione dei doveri che abbia arrecato grave pregiudizio allo Stato, all’Amministrazione della pubblica sicurezza, ad enti pubblici o a privati;
  5. per gravi atti di insubordinazione commessi pubblicamente o per istigazione all’insubordinazione;
  6. per reiterazione delle infrazioni per le quali e’ prevista la sospensione dal servizio o per persistente riprovevole condotta dopo che siano stati adottati altri provvedimenti disciplinari;
  7. per omessa riassunzione del servizio, senza giustificato motivo, dopo cinque giorni di assenza arbitraria.

La destituzione e’ inflitta con le stesse modalita’ previste per la sospensione dal servizio.

Corte Costituzionale – Sentenza N. 112/2014

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