Diritto

Legittima la cartella di pagamento anche se non preceduta dall’invio dell’avviso bonario

Legittima la cartella di pagamento anche se non preceduta dall’invio dell’avviso bonario
È legittima la cartella di pagamento emessa per un tardivo versamento Iva, anche se non preceduta dall’invio dell’avviso bonario o comunicazione di irregolarità

In caso di liquidazione delle imposte in esito a controllo di dichiarazioni secondo procedure automatizzate, in generale occorre l’instaurazione del contraddittorio prima dell’iscrizione a ruolo, soltanto qualora emergano incertezze su aspetti rilevanti della dichiarazione. Lo ha affermato la Corte di Cassazione con la sentenza n. 12023 del 10 giugno 2015.

IL FATTO
A seguito di controllo automatizzato nei confronti di un’associazione professionale, l’Agenzia delle Entrate ha iscritto a ruolo importi per sanzioni ed interessi dovuti al tardivo versamento dell’Iva relativa all’anno d’imposta 2002. Di qui è scaturita la notificazione di una cartella di pagamento.
La cartella, a seguito d’impugnazione della contribuente, è stata annullata dalla Commissione tributaria provinciale; quella regionale ha respinto l’appello dell’ufficio, affermando la nullità della cartella derivante dall’omissione della preventiva comunicazione bonaria, in base ai principi stabiliti dallo statuto dei diritti del contribuente.
Avverso tale sentenza ha proposto ricorso per cassazione l’Agenzia delle Entrate sostenendo che, trattandosi d’imposte risultanti automaticamente dal controllo delle dichiarazioni, nessuna comunicazione doveva essere inviata dall’ufficio.

LA DECISIONE DELLA CORTE DI CASSAZIONE
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso presentato dall’Agenzia delle Entrate. La normativa – afferma la Suprema Corte – non impone l’obbligo del contraddittorio preventivo in tutti i casi in cui si debba procedere a iscrizione a ruolo derivanti dalla liquidazione di tributi risultanti da dichiarazioni, ma soltanto «qualora sussistano incertezze su aspetti rilevanti della dichiarazione»: se il legislatore avesse voluto imporre il contraddittorio preventivo in tutti i casi di iscrizione a ruolo derivante dalla liquidazione dei tributi risultanti dalla dichiarazione, non avrebbe posto la condizione di cui al citato inciso.

Ciò in quanto i dati contabili risultanti dalla liquidazione automatica «si considerano, a tutti gli effetti, come dichiarati dal contribuente», cosicché sarebbe del tutto inutile – precisano i giudici – comunicare al dichiarante i risultati del controllo automatico e interloquire con lui, se questi coincidono col dichiarato, ossia se non emerga alcun errore. L’adempimento in questione è, infatti, una “comunicazione d’irregolarità” e nessuna norma impone di comunicare la “regolarità” della dichiarazione. Sul piano della ratio, le peculiarità della procedura di liquidazione automatica, non esportabili in altre fattispecie, rispondono al contenuto impositivo delle norme sostanzialmente chiuso, nel senso della tassatività delle loro ipotesi di applicazione, sulla base di un controllo cartolare basato sui dati allegati dal contribuente e teso alla correzione di errori materiali e formali.

Nel caso di specie, dunque, nessuna comunicazione d’irregolarità era dovuta alla contribuente, discutendosi di imposte derivanti da liquidazione in esito a controllo di dichiarazioni secondo procedure automatizzate, non emergendo neanche dalle difese della contribuente la sussistenza di margini di tipo interpretativo o comunque di errori o di altre irregolarità formali.

La Suprema Corte si è poi soffermata sul beneficio sanzionatorio riservato ai soggetti che ricevono l’avviso bonario. La norma infatti consente di beneficiare della riduzione a 1/3 della sanzione ordinariamente prevista, ove si provveda al pagamento entro 30 giorni dal ricevimento della missiva.
Nella sentenza si legge che la sua applicazione richiede che:

  • ci si trovi dinanzi ad un controllo automatizzato della dichiarazione;
  • sussistano i presupposti per la comunicazione d’irregolarità;
  • vi sia un pagamento entro 30 giorni dalla comunicazione delle somme che risultino dovute.

Va da sé che il predetto beneficio è subordinato alla sussistenza dei presupposti per l’invio della comunicazione di irregolarità.
Nella specie, il tardivo versamento dell’Iva non imponeva l’obbligo per l’Amministrazione dell’avviso bonario e pertanto va esclusa la possibilità per il contribuente di beneficiare della riduzione delle sanzioni.

L’art. 36-bis del D.P.R. n. 600/73 prevede che l’Amministrazione finanziaria, avvalendosi di procedure automatizzate procede, entro l’inizio del periodo di presentazione delle dichiarazioni relative all’anno successivo, alla liquidazione delle imposte, dei contributi e dei premi dovuti, nonché dei rimborsi spettanti in base alle dichiarazioni presentate dai contribuenti e dai sostituti d’imposta.
Al comma 3 è disposto che quando dai controlli automatici eseguiti emerge un risultato diverso rispetto a quello indicato nella dichiarazione ovvero dai controlli eseguiti dall’ufficio emerge un’imposta o una maggiore imposta, l’esito della liquidazione è comunicato al contribuente o al sostituto d’imposta per evitare la reiterazione di errori e per consentire la regolarizzazione degli aspetti formali. Qualora a seguito della comunicazione il contribuente o il sostituto di imposta rilevi eventuali dati o elementi non considerati o valutati erroneamente nella liquidazione dei tributi, lo stesso può fornire i chiarimenti necessari all’Amministrazione finanziaria entro i trenta giorni successivi al ricevimento della comunicazione.
Lo Statuto del contribuente ha introdotto (art. 6, comma 5) l’obbligo, prima di procedere alle iscrizioni a ruolo derivanti dalla liquidazione di tributi risultanti da dichiarazioni, qualora sussistano incertezze su aspetti rilevanti della dichiarazione, di invitare il contribuente, a mezzo del servizio postale o con mezzi telematici, a fornire i chiarimenti necessari o a produrre i documenti mancanti entro un termine congruo e comunque non inferiore a trenta giorni dalla ricezione della richiesta. La disposizione si applica anche qualora, a seguito della liquidazione, emerga la spettanza di un minor rimborso di imposta rispetto a quello richiesto.
È altresì previsto che sono nulli i provvedimenti emessi in violazione delle disposizioni di cui allo stesso comma.
In caso di liquidazione delle imposte in esito a controllo di dichiarazioni secondo procedure automatizzate, in generale occorre l’instaurazione del contraddittorio prima dell’iscrizione a ruolo, soltanto qualora emergano incertezze su aspetti rilevanti della dichiarazione; in particolare, al cospetto della tardività del versamento di quanto dovuto, va esclusa la sussistenza dell’obbligo dell’amministrazione d’inviare comunicazione d’irregolarità al contribuente, con la conseguente esclusione dei presupposti per ottenere la riduzione ad un terzo delle sanzioni amministrative.
Corte di Cassazione – Sentenza N. 12023/2015

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