Lavoro

Legge Fornero. Rischio pensione posticipata per chi ha parenti disabili

Dopo la polemica relativa ai donatori di sangue, si apre un altro caso: nei contributi figurativi non vengono conteggiati i giorni di assistenza ai congiunti con problemi di disabilità. Il rischio è che la pensione slitti anche di due anni. Daita (Cgil):
Dopo la polemica relativa ai donatori di sangue, si apre un altro caso: nei contributi figurativi non vengono conteggiati i giorni di assistenza ai congiunti con problemi di disabilità. Il rischio è che la pensione slitti anche di due anni. Daita (Cgil): “Necessaria interpellanza parlamentare

Si apre un nuovo caso legato alla riforma delle pensioni di Elsa Fornero. Il dispositivo varato dall’allora Ministro del governo Monti prevede il concetto di ‘pensione anticipata’ rispetto all’età anagrafica, fissando la soglia minima per usufruirne a 42 anni e 2 mesi di contributi versati per gli uomini e 41 più due mesi per le donne. Il conteggio include però soltanto i giorni di lavoro effettivo e non più quelli coperti da contributi figurativi, a eccezione di malattia, leva e maternità obbligatoria. In sostanza non vengono riconosciuti, ai fini del calcolo, i giorni di assenza richiesti e ottenuti da coloro che usufruiscono della legge n. 104/92, che garantisce la retribuzione ai lavoratori impegnati nell’assistenza di parenti disabili. Si tratta di circa 3 giorni al mese che, moltiplicati per gli anni di lavoro, possono significare un pensionamento posticipato anche di due anni. Un autentico paradosso, soprattutto considerando che ormai da diversi anni si è aperto il dibattito sulla necessità di riconoscere un prepensionamento di 5 anni ai genitori con figli disabili.

Una questione delicata che la politica dovrà affrontare al più presto, magari con un intervento normativo ad hoc. “Ci stiamo attivando affinché venga richiesta un’interpellanza parlamentare – annuncia Nina Daita, responsabile dell’Ufficio politiche disabilità della Cgil – Si tratta di un caso di fortissima ingiustizia sociale, da affrontare e risolvere al più presto. L’assistenza per i disabili è già totalmente a carico delle famiglie, a causa dell’inesistenza dei servizi pubblici. E ora veniamo ulteriormente penalizzati, la situazione è inaccettabile”.

La vicenda si potrebbe allargare anche a profili di carattere prettamente giuridico per via degli effetti retroattivi della riforma Fornero. Numerosi cittadini hanno infatti beneficiato dei permessi garantiti dalla 104, ma al momento della scelta non potevano sapere che ciò avrebbe determinato uno slittamento della pensione. “L’argomento necessita di un immediato approfondimento – spiega Andrea Giorgis, deputato del Pd e docente di diritto costituzionale presso l’Università di Torino – Sembra infatti evidente la contraddizione tra il riconoscimento del diritto all’assistenza e l’allungamento dell’età lavorativa. Il rischio è che vengano messi in discussione diritti acquisiti, rivedendo quanto già maturato. Auspico che al più presto vengano forniti chiarimenti in merito”.

Fabio Di Stefano, consigliere provinciale del gruppo Misto, scrive: “La riforma Fornero è riuscita ad affossare chi quotidianamente vive il disagio della disabilità. Non solo chi ha svolto attività di solidarietà donando il sangue dovrà aspettare qualche mese in più per godersi la pensione, ma chi ha ottenuto dei benefici ai sensi della Legge 104 per poter stare vicino ai propri figli dovrà aspettare altri anni prima di andare in pensione”.

Spiega: “Altro che pensione anticipata, per la quale ci siamo da sempre battuti, a favore di quelle persone che oggi risultano sempre più invisibili davanti a queste istituzioni che continuiamo a mantenere, senza che questi sappiano dare risposte alle persone maggiormente esposte, ancor di più in un periodo drammatico come quello attuale. Per un genitore con un figlio disabile, significa che se lo stesso ha fruito di due anni di congedo dovrà lavorare due anni in più per maturare quel diritto, e se non lo fa incorre in penalizzazioni di trattamento. Il lavoratore, di età inferiore ai 62 anni, per non subire penalizzazioni, deve raggiungere i 42 anni e 2 mesi di contribuzione effettiva (41 e 2, se donna). Se i permessi lavorativi, i congedi o altre assenze, non consentono di raggiungere quel limite minimo, dovrà proseguire il servizio effettivo fino al raggiungimento del limite prescritto o attendere il raggiungimento dell’età utile per il pensionamento di vecchiaia”.

E conclude: “Oltre il danno di dover vivere le difficoltà giornaliere della disabilità di un figlio, la beffa, in quanto alla fine quello che era ipotizzato come un aiuto, viene fatto pesantemente ripagare. Adesso solo un intervento normativo potrà sanare questa situazione, non c’è altra strada. Invito i parlamentari cuneesi ad affrontare con energia questa situazione, dando risposte a chi non chiede privilegi, ma cerca di far valere i propri diritti, quelli che fino ad oggi sono stati calpestati”.

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