Italia

Legge di Stabilità, chi paga il conto? Ecco le tasse sui figli

Famiglie, statali, pensionati, proprietari di case. Ecco chi è maggiormente colpito dalla manovra e perché
Famiglie, statali, pensionati, proprietari di case. Ecco chi è maggiormente colpito dalla manovra e perché

Legge di Stabilità senza tagli e senza nuove tasse“. Così l’hanno presentata il Premier Enrico Letta ed il Ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni. Ma fra le pieghe della manovra emerge più che altro uno spostamento dei prelievi, e stante il taglio del cuneo fiscale per i lavoratori saranno alcune categorie ben precise a pagare il conto più salato: famiglie con figli, lavoratori statali, pensionati, risparmiatori e proprietari di immobili, compresa la prima casa.

TASSE SUI FIGLI

La bozza della Legge di Stabilità contiene un ulteriore aggravio fiscale a carico delle famiglie con figli, nascosto tra le pieghe di circa mezzo miliardo di tagli di una serie di agevolazioni fiscali che impattano direttamente i bilanci dei nuclei familiari.
Tra gli sconti che rischiamo di perdere vi sono i costi per la frequenza di scuole secondarie e università, le detrazioni per le spese sportive, oltre a quelle sugli interessi passivi sui mutui.

Lo rivelano gli economisti de LaVoce.info che sulla base degli ultimi dati Ocse disponibili evidenziano quanto la pressione fiscale italiana sulle famiglie sia già tra le più elevate.
Oggi “una coppia con due figli nella quale uno solo dei genitori lavora e percepisce un salario medio versi allo stato, al netto delle tasse (sia centrali che locali) e dei contributi sociali ma anche dei sussidi per i figli, il 18,5 per cento della retribuzione. In media tra tutti i paesi Ocse lo stesso nucleo famigliare verserebbe il 13,8 per cento, quasi 5 punti percentuali in meno.
Esistono tuttavia paesi nei quali il sistema fiscale è davvero particolarmente generoso con le famiglie con figli: in Svizzera pagano il 3,8 per cento, in Canada l’8,5 per cento, in Portogallo il 9,6 per cento, negli Stati Uniti il 10,4 per cento. Senza, naturalmente, tenere conto della qualità dei servizi offerti, asili e scuole in testa
“.

CASA

Nel testo della Legge di Stabilità emerge uno spostamento dei prelievi, e saranno alcune categorie ben precise a pagare il conto più salato: lavoratori statali, pensionati, risparmiatori e proprietari di immobili, compresa la prima casa. Per quest’ultimo capitolo, in teoria non si paga l’Imu per il 2013 (anche se permangono forti dubbi sulle coperture per la prima rata da 2 miliardi e per la seconda da 2,4), ma dal 2014 cambia tutto; sparisce l’Imu ed entra la Trise (composta dalla Tari, legata ai rifiuti prodotti, e dalla Tasi, legata ai servizi come strade, illuminazione stradale ecc). Dunque non più una tassa sull’immobile, come l’Ici prima e l’Imu poi, ma un’imposta legata ai servizi erogati dal Comune.

DETRAZIONI Irpef

Tra gli interventi di copertura spicca una riduzione delle detrazioni che vale 500 milioni di euro. Fino ad ora si poteva detrarre dall’Irpef, l’imposta sul reddito delle persone fisiche, il 19% di spese varie (spese mediche, spese sportive per i figli, rette universitarie e delle scuole secondarie, interessi dei mutui sulla prima casa). Nel 2014 lo sconto fiscale scenderà dal 19 al 18%, poi andrà al 17%. Inoltre la patrimoniale sul conto titoli passa dallo 0,15% allo 0,2%.

PENSIONI

Da un lato il governo deve stanziare diversi milioni di euro per risarcire i “pensionati d’oro” (sopra i 90mila euro) dopo che la Corte Costituzionale ha bocciato il contributo di solidarietà dei governi Monti e Berlusconi, dall’altro predispone un prelievo del 5% tra i 100 e i 150 mila euro, del 10% fino ai 200mila e del 15% oltre questa soglia. Per evitare un’altra bocciatura da parte della Corte, secondo il sottosegretario Carlo Dell’Arringa “si è scelto di fare apparire il contributo non tanto con una natura tributaria, quanto nella sua natura di contributo di solidarietà“. Intanto si incassa, poi si vedrà come si pronuncerà la Corte.

STATALI

Contratti pubblici bloccati anche nel 2014, per il quinto anno consecutivo. Stando ai numeri dell’Istat, l’effetto di cinque anni di stipendio bloccato rappresenta una perdita cumulata di potere d’acquisto fino a 9 punti percentuali. A questo va aggiunto il taglio del 10% sugli straordinari e la rateizzazione del T.F.R. per chi va in pensione.

CUNEO FISCALE

Per i lavoratori e le aziende c’è se non altro il preannunciatissimo intervento sul cuneo fiscale (che per i lavoratori vale 1,5 miliardi nel 2014). Esclusi dalla riduzione delle tasse in busta paga quelli con un reddito al di sopra dei 55mila euro, per gli altri il beneficio si aggira tra i 100 e i 190 euro l’anno.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *