Italia

Legge di Stabilità: 7 miliardi per le navi da guerra della Marina Militare

Pochi soli 10 miliardi per il taglio del cuneo fiscale, ma se ne stanziano 7 per le nuove navi da guerra
Pochi soli 10 miliardi per il taglio del cuneo fiscale, ma se ne stanziano 7 per le nuove navi da guerra

Sulla Legge di Stabilità non esistono solo le battaglie politiche fra i partiti della maggioranza e le critiche di Confindustria e Sindacati, che porteranno ad alcune modifiche del testo durante l’iter parlamentare iniziato lunedì 21 in Senato. E’ infatti emersa anche una polemica per la prevista destinazione di un’ingente somma di denaro per nuove navi da guerra della Marina Militare. Se dieci miliardi per il taglio del cuneo fiscale sono pochi per incidere tangibilmente sulle buste paga dei lavoratori, ben sette per la Marina Militare fanno storcere molte bocche e richiamano la recente polemica sugli F-35.

Lo stanziamento. Tra le “risorse per lo sviluppo e finanziamento di esigenze indifferibili” della Legge di Stabilità è previsto al momento un contributo ventennale da 6,8 miliardi a carico del Ministero dello Sviluppo Economico per il rinnovo della flotta navale della Marina militare. Denaro destinato in particolare all’acquisizione dei dodici nuovi pattugliatori d’altura ‘dual-use’ chiesti a gran voce nei mesi scorsi dal Capo di Stato Maggiore, Ammiraglio Giuseppe De Giorgi.

Cantieri e Lavoro. “Se questo contributo verrà confermato dal Parlamento – commentano dalla sede triestina di Fincantieri – si tratta di un provvedimento molto importante per il futuro del lavoro dei nostri cantieri e per quello della Marina Militare, che come ha più volte ricordato il Capo di Stato Maggiore, Ammiraglio De Giorgi, altrimenti rischiava l’estinzione, e che per questo aveva chiesto al governo uno stanziamento di 10 miliardi. Questa decisione del governo è frutto delle forte pressioni esercitate dai sindacati e degli esponenti liguri del Pd più sensibili al futuro dei cantieri regionali: il Presidente della Regione Liguria Claudio Burlando, il Senatore ed ex Sindaco di Sarzana Massimo Caleo, il Senatore membro della Commissione Difesa Vito Vattuone e ovviamente il Sottosegretario alla Difesa Roberta Pinotti“.

Emergenza Immigrazione. Per “smussare” il carattere militare dell’investimento, si è tirata in ballo l’emergenza immigrazione e la prossima operazione ‘Mare Nostrum‘: “Si tratta di risorse economiche importanti per il riordino della flotta della Marina Militare – ha commentato il Senatore membro della Commissione Difesa Vito Vattuone – che potrà così dotarsi di navi moderne da utilizzare nella protezione civile e per far fronte all’annoso problema dell’immigrazione, causa di tante tragedia umanitarie”. Lo stesso amministratore delegato di Fincantieri, Giuseppe Bono, ha aperto la sua audizione in Commissione Difesa, nell’ambito dell’indagine conoscitiva sui sistemi d’arma, parlando di “controllo delle frontiere” e di “interesse strategico delle problematiche migratorie”. “E’ necessario fronteggiare tutto questo con un presidio del Mediterraneo molto più forte di quanto sia stato fatto finora – ha detto Bono -: il mare Mediterraneo è mare nostro e lo dobbiamo presidiare, quindi l’Italia deve dotarsi di una Marina che possa assolvere questo compito. Ci auguriamo che l’esigenze della Marina vengano tenute in conto dal governo con molta attenzione”.

Sprechi. Si parla dunque di esigenze operative improcrastinabili; eppure anche nel recente passato scelte di questo tipo sono apparse oltremodo costose e comunque discutibili. E’ il caso della portaerei Cavour, l’ammiraglia della nostra flotta navale, costata 1,5 miliardi di euro e destinata a ospitare i famosi F-35. Peccato che abbia un costo d’esercizio così esorbitante (200 mila euro al giorno) da averla resa di fatto inutilizzabile: da quando è entrata in servizio nel 2009, questo mastodonte viene usato solo per missioni di promozione commerciale pagate dalle aziende italiane (Fincantieri, Finmeccanica, Eni) che se ne servono come fiera galleggiante del made in Italy.

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