Lavoro

Legge di Stabilità 2015: tetto all’importo delle pensioni

Legge di Stabilità 2015: tetto all'importo delle pensioni
La Legge di Stabilità 2015 pone un tetto massimo all’importo delle pensioni, che non potrà superare quello che sarebbe spettato tenendo conto delle regole precedenti l’entrata in vigore della riforma Fornero-Monti. La nuova norma si applica anche ai trattamenti pensionistici già liquidati, che dovranno essere ricalcolati in modo che l’importo non risulti superiore a quello che sarebbe spettato tenendo conto delle regole antecedenti il D.l. n. 201/2011

D’ora in poi, le pensioni dovranno essere liquidate tenendo conto dell’importo che non potrà superare quello che sarebbe spettato tenendo conto delle regole precedenti l’entrata in vigore della riforma Fornero-Monti, Decreto legge n. 201/2011. Questo, quanto previsto, in sintesi, dal comma 707 dell’art. 1, della legge n. 190/2014 (Stabilità 2015).
In maniera specifica, viene previsto che in ogni caso, l’importo complessivo del trattamento pensionistico non può eccedere quello che sarebbe stato liquidato con l’applicazione delle regole di calcolo vigenti prima della data di entrata in vigore del Decreto legge n. 201/2011, computando, ai fini della determinazione della misura del trattamento, l’anzianità contributiva necessaria per il conseguimento del diritto alla prestazione, integrata da quella eventualmente maturata fra la data di conseguimento del diritto e la data di decorrenza del primo periodo utile per la corresponsione della prestazione stessa.

E’ da sottolineare, che la nuova norma si applica anche, come stabilito dal comma 708 dell’art.1 della legge n. 190/2014, ai trattamenti pensionistici già liquidati alla data di entrata in vigore della stessa legge, 1° gennaio 2015, con effetto a decorrere dalla medesima data. Ciò, dovrebbe significare che dal 2015 i trattamenti pensionistici liquidati prima di tale data dovranno essere ricalcolati tenendo conto delle nuove regole introdotte dalla legge di Stabilità del 2015, in modo che l’importo non risulti superiore a quello che sarebbe spettato tenendo conto delle regole antecedenti il D.l. n. 201/2011. Di conseguenza, coloro che hanno avuto un calcolo più favorevole con le norme introdotte dal D.l. n. 201/2011, si vedranno diminuire l’importo della pensione dal 2015.

Calcolo della pensione
La nuova norma contenuta nel comma 707 dell’art.1 della legge n. 190/2014, riguarda essenzialmente le pensioni liquidate con il sistema retributivo, ed in particolare di coloro che erano in possesso di almeno 18 anni di contribuzione alla data del 31 dicembre 1995. Infatti, per quelli in possesso di meno di 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995 cui si applica il calcolo misto e quelli con contribuzione dal 1° gennaio 1996, essendo liquidata la pensione con il contributivo difficilmente si potrà avere un importo superiore rispetto alle regole vigenti anteriormente al D.l. n. 201/2011, in quanto si tiene conto dell’ammontare dei contributi versati e la pensione risulta sicuramente inferiore rispetto al calcolo retributivo.

Tornando a coloro che hanno diritto al calcolo retributivo, per essi il sistema di calcolo della pensione, commisura l’importo del trattamento spettante, in rapporto alla retribuzione media percepita negli ultimi anni di attività lavorativa. In questo modo, si permette al lavoratore di avere garantita una determinata percentuale della retribuzione stessa in presenza di 40 anni di contributi; per anzianità inferiori ai 40 anni, la percentuale risulta proporzionalmente inferiore.

Il periodo temporale preso in considerazione per la determinazione della retribuzione pensionabile, e la percentuale massima sulla quale calcolare l’importo della pensione, introdotti dal D.P.R. n. 488/1968, hanno subito nel tempo modifiche, partendo dal 1° maggio 1968 con il 65% per arrivare dal 1° luglio 1982 all’80%.

Con la legge di riforma Fornero-Monti, al calcolo retributivo, con massimo 40 anni, si possono aggiungere anche gli anni successivi al 31.12.2011 da calcolare con il sistema contributivo e quindi sforare la percentuale citata.

E’ da sottolineare che in una prima versione della bozza del decreto n. 201/2011, all’art.24, comma 1, dove si parlava del calcolo contributivo pro-rata, era prevista una specie di clausola di salvaguardia. In particolare, si prevedeva che in ogni caso l’importo complessivo della pensione non potesse risultare superiore a quello derivante dall’applicazione delle regole di calcolo vigenti prima dell’entrata in vigore del relativo comma. Nel testo definitivo, tale salvaguardia era scomparsa, con la conseguenza che il calcolo comprende tutti i contributi, cioè retributivo con 40 anni fino al 31.12.2011 e contributivo dal 1.1.2012 in poi.

Ora, il legislatore è corso ai ripari accortosi, forse, dell’errore e non tenendo in considerazione che il contributivo per tutti dal 2012 poteva avvantaggiare coloro che erano in possesso di 40 anni di contributi al 2011. Infatti, per andare in pensione ormai, è necessario essere in possesso di più di 40 anni di contributi, attualmente 42 anni e 6 mesi per gli uomini e 41 anni e 6 mesi per le donne e dal 2016 aumenteranno di ulteriori 4 mesi per arrivare a 42 anni 10 mesi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne.

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