Fisco

L’Ecofin toglie otto Paesi dalla black list dei Paradisi fiscali

L'Ue depennerà dalla lista nera dei paradisi fiscali otto Paesi, tra cui Panama, perché si sono impegnati a collaborare e saranno quindi spostati sulla “lista grigia” di coloro che verranno monitorati

L'Ecofin toglie otto Paesi dalla black list dei Paradisi fiscali
L’Ue depennerà dalla lista nera dei paradisi fiscali otto Paesi, tra cui Panama, perché si sono impegnati a collaborare e saranno quindi spostati sulla “lista grigia” di coloro che verranno monitorati

Otto Paesi, tra cui Panama, escono dalla lista nera dei paradisi fiscali. Lo hanno deciso i ministri dell’Economia e delle Finanza dell’Unione europea, riuniti a Bruxelles nell’Ecofin. Insieme a Panama, escono dalla lista dei cattivi anche Corea del Sud, Emirati Arabi, Tunisia, Mongolia, Macao. E ancora: Grenada e Barbados.
Queste Nazioni vengono promosse ora nella lista grigia. Chi ne fa parte è sottoposto al controllo della Ue che verificherà ora il rispetto degli standard internazionali di trasparenza.

Nella lista nera restano così soltanto nove Paesi. Si tratta di Samoa, Bahrain, Guam, Isole Marshall, Namibia, Palau, Saint Lucia, Samoa e Trinidad e Tobago, un numero ormai ristretto che lascia pensare che sia stata vinta la lotta all’evasione fiscale. In realtà, la fuga dal Fisco continua ad esistere e vegeta abbondantemente anche all’interno di Paesi usciti dalle liste. In Europa, gli scandali legati ai LuxLeaks hanno messo in luce come un Paese della Ue come il Lussemburgo si possa trasformare in un paradiso fiscale in piena regola. La stessa Panama è stata protagonista di uno scandalo simile, i Panama Papers, che ha lasciato un cono d’ombra sulla trasparenza del Paese.

Nella ‘black’ e nella ‘grey list’ non ci sono stati dell’Unione europea perché nessuno viene ritenuto essere un paradiso fiscale.

Tuttavia, il commissario agli affari fiscali Pierre Moscovici ha indicato qualche giorno fa che alcuni paesi della Ue possono essere considerati “buchi neri fiscali”. I paesi che Moscovici ha in mente sono Olanda, Lusssemburgo, Irlanda, Malta e Cipro. I primi tre sono stati pizzicati più volte dall’Antitrust europeo per aver favorito illegalmente varie multinazionali con accordi fiscali preventivi che hanno ridotto quando non annullato le imposte (procedure per aiuti di Stato sui ‘fiscal ruling’). Per ‘buchi neri’ Moscovici intende le pratiche di ottimizzazione fiscale aggressive che non sono illegali in quanto tali. “Occorre agire in modo diverso rispetto al procedimento delle liste per applicare la legislazione europea e abolire le disposizioni fiscali dannose”. Temi delicatissimi: nella Ue sulle decisioni fiscali si decide all’unanimità. Tra i paesi citati ci sono i grandi oppositori alla definizione di un sistema chiaro di sanzioni contro le giurisdizioni della ‘black list’.

Non sono mancate nemmeno le polemiche per la velocità con cui sono stati tolti molti Paesi dalla lista nera. I ministri delle Finanze dell’Unione europea sono contrari alla proposta della Commissione di rendere pubblici gli impegni assunti dai paesi che sono stati tolti oggi dalla lista nera dei paradisi fiscali. “Non possiamo pubblicare automaticamente le lettere inviateci dalle varie giurisdizioni”, ha detto Vladislav Goranov, il ministro delle Finanze della Bulgaria che ha la presidenza di turno dell’Ecofin, dopo che il commissario alla Tassazione, Pierre Moscovici, ha avanzato la richiesta.

“Durante la riunione il commissario Moscovici ha confermato quello che è stato appena detto, cioè togliere a questa rapida velocità delle giurisdizione dalla lista può minare la credibilità di questa lista”, ha riconosciuto Goranov. Ma, per i governi, tocca alle varie giurisdizione fiscali “decidere se sono disposte a rivelare al pubblico gli impegni assunti”. Goranov ha comunque assicurato che “il Consiglio controllerà molto da vicino gli impegni assunti” dai paesi che sono stati spostati sulla lista grigia.

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