Italia

Le mamme che lavorano guadagnano meno delle single

L’Italia non è un paese per mamme. Questo almeno sotto il profilo lavorativo per cui, secondo una ricerca pubblicata dal consorzio interuniversitario Almalaurea, se una donna è anche madre, a parità di ruolo, guadagna meno di una collega single e ancor meno di un collega di sesso maschile.

Che le donne fossero ancora vittime di discriminazione non è la scoperta del secolo: le battaglie delle femministe, che pure tanto hanno portato alla causa della parità tra i sessi, si sono però infrante contro una realtà che, in barba alle quote rosa previste per legge anche nei CdA, mette le donne sul gradino più basso della scala retributiva. Se sono mamme, poi, finiscono direttamente nello scantinato. “E’ un segnale evidente del ritardo culturale del nostro Paese“, si lascia scappare il presidente di Almalaurea, Andrea Cammelli (uomo pure lui).

Dati alla mano le differenze tra uomini e donne nel mondo del lavoro si vedono già nei primi 12 mesi dopo il conseguimento della laurea: se le donne sono occupate nel 55,5% dei casi, gli uomini lo sono nel 63%. E se questa differenza da sola non basta a far parlare di discriminazione, aggiungiamo anche che, nello stesso arco temporale analizzato, gli uomini guadagnano il 32% in più delle colleghe: 1.220 euro contro 924 al mese. Passando al capitolo famiglia, e figli, la forbice si allarga: i papà che lavorano sono l’89%, le mamme il 72%. Che sia per scelta? A questo l’indagine non risponde: ma 17 punti percentuali non possono essere spiegati solo con una rinuncia delle donne al lavoro una volta che sono diventate mamme.

Infine la differenza che più stupisce quella tra le donne senza figli e quelle con: una laureata senza prole, a 5 anni dal diploma, guadagna 1.247 euro al mese, la sua collega di scrivania, mamma, ne mette in banca solo 1090.

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