Lavoro

Le ferie non godute danno luogo al risarcimento del danno

L'indennità per ferie non godute ha anche natura risarcitoria. A stabilirlo è la Corte di cassazione con sentenza 11462 dello scorso 9 luglio

Le ferie non godute danno luogo al risarcimento del danno

Se il compenso per il mancato riposo settimanale ha natura retributiva, l’indennità per ferie non godute ha anche natura risarcitoria. La Corte di cassazione con sentenza 11462 dello scorso 9 luglio ha affermato il principio per cui in relazione al carattere irrinunciabile del diritto alle ferie – garantito anche dall’articolo 36 della Costituzione – ove in concreto le ferie non siano effettivamente fruite, anche senza responsabilità del datore di lavoro, spetta al lavoratore l’indennità sostitutiva. Indennità che, oltre a poter avere carattere risarcitorio, in quanto idonea a compensare il danno costituito dalla perdita del bene al cui soddisfacimento l’istituto delle ferie è destinato, per un altro verso costituisce un’erogazione di natura retributiva.
Coinvolto nella vicenda il direttore amministrativo di un istituto scolastico che avanza richiesta di liquidazione a titolo di indennità sostitutiva delle ferie maturate e non godute, al momento del suo collocamento a riposo, a causa delle lunghe assenze per malattia protrattesi sino alla risoluzione del rapporto.
La Corte d’appello, in riforma della sentenza di primo grado, rigetta il ricorso del lavoratore ritenendo non provato il fatto che le ferie residue non fossero state godute per comprovate ragioni di servizio, come il Ccnl prevede. La Cassazione ribalta la pronuncia affermando, in primo luogo, che nel diritto italiano le ferie godono di una tutela rigorosa, di rilievo costituzionale. Quindi è proprio il carattere irrinunciabile del diritto che gli attribuisce natura risarcitoria, oltre che retributiva per la stretta correlazione al rapporto di lavoro.
Di conseguenza, conclude l’estensore:

deve essere dichiarata l’illegittimità, per contrasto a norme imperative, delle disposizioni di contratti collettivi che escludano il diritto del lavoratore all’equivalente economico di periodi di ferie non goduti al momento della risoluzione del rapporto, salva l’ipotesi del lavoratore che abbia disattesa la specifica offerta della fruizione del periodo di ferie da parte del datore di lavoro.

Una sentenza che richiama alla mente la pronuncia 10341/2011 per l’importante conseguenza derivante dalla natura risarcitoria del compenso sostitutivo per le ferie non godute: il termine di prescrizione per far valere il diritto.
In sostanza, la Cassazione sostiene che il termine di prescrizione per chiedere il pagamento dell’indennità sostitutiva delle ferie non godute, a cui si aggiunge anche l’indennità sostitutiva dei riposi settimanali non goduti, è quello ordinario decennale, perché il diritto rivendicato, essendo direttamente correlato ad un inadempimento contrattuale del datore di lavoro, ha natura squisitamente risarcitoria, precisando che la decorrenza del termine prescrizionale inizia in costanza di rapporto. Tuttavia, se è da condividere la natura risarcitoria anche del compenso per il mancato riposo settimanale, avendo entrambi la stessa copertura costituzionale, non altrettanto si può dire per la decorrenza del termine. In realtà, l’articolo 10 del decreto legislativo 66/2003 stabilisce che il diritto del lavoratore di richiedere la monetizzazione delle ferie maturate e non godute non sorge in costanza di rapporto, anche con riferimento alle ferie non godute degli anni passati, ma può essere rivendicato unicamente in seguito alla cessazione del rapporto di lavoro.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *