Lavoro

Le assenze per aspettativa: quando e come richiederle

Sono previsti diversi strumenti che consentono al lavoratore di assentarsi dal lavoro in casi particolari, sia per i lavoratori dipendenti del settore privato, sia per i dipendenti pubblici, con diritto o senza diritto a continuare a percepire la retribuzione.

SOMMARIO:

Aspettativa per avviare un’attività professionale
Aspettativa per dottorato di ricerca
Aspettativa per cariche pubbliche elettive
Aspettative per cure termali, tossicodipendenza, per motivi personali, per ricongiungimento con il coniuge all’estero, formazione, volontariato
Come chiedere un periodo di aspettativa dal lavoro

Aspettativa per avviare un’attività professionale

L’aspettativa per avviare un’attività professionale o imprenditoriale consiste nel diritto spettante al dipendente pubblico di essere collocato in aspettativa dall’amministrazione di appartenenza nel caso in cui intenda avviare un’attività in proprio, di natura professionale o imprenditoriale. Si tratta quindi di un’aspettativa non retribuita introdotta dal cosiddetto Collegato Lavoro (L. n. 183/2010, art. 18), con l’intento di consentire l’avvio di un’attività ai pubblici dipendenti con la garanzia del mantenimento del posto di lavoro.

Sono previsti diversi strumenti che consentono al lavoratore di assentarsi dal lavoro in casi particolari, sia per i lavoratori dipendenti del settore privato, sia per i dipendenti pubblici, con diritto o senza diritto a continuare a percepire la retribuzione
Sono previsti diversi strumenti che consentono al lavoratore di assentarsi dal lavoro in casi particolari, sia per i lavoratori dipendenti del settore privato, sia per i dipendenti pubblici, con diritto o senza diritto a continuare a percepire la retribuzione

Cosa è
Si tratta di un periodo di aspettativa che può essere richiesto dal pubblico dipendente al proprio datore di lavoro nel caso in cui intenda avviare un’attività professionale o imprenditoriale.
La durata massima di questa aspettativa è di dodici mesi e può essere fruita anche in maniera frazionata.
Il diritto riconosciuto al pubblico dipendente è condizionato all’autorizzazione della pubblica amministrazione presso la quale lavora; quest’ultima, infatti, può negare la concessione dell’aspettativa qualora sussistano motivate esigenze di servizio.

Limiti
L’aspettativa è concessa dalla pubblica amministrazione di appartenenza del lavoratore, tenuto conto delle esigenze organizzative, previo esame della documentazione prodotta dal dipendente. Quindi, non sorge un diritto in capo al lavoratore poiché l’amministrazione potrà negare la concessione di questa aspettativa qualora sia in contrasto con le esigenze di servizio.
Sono invece superati i limiti previsti dalla legge (art. 53 D.Lgs. n. 165/2001) per svolgere una seconda attività. La legge infatti stabilisce che il pubblico dipendente può svolgere una seconda attività, in modo continuativo, soltanto se svolge la sua prestazione lavorativa presso una pubblica amministrazione con un contratto part time con una riduzione dell’orario pari o superiore al 50%. Grazie all’introduzione di questo tipo di aspettativa, il pubblico dipendente può avviare un’attività professionale o imprenditoriale pur essendo inquadrato a tempo pieno ma semplicemente rinunciando al suo stipendio per la durata dell’aspettativa stessa.

Il trattamento economico e previdenziale
Circa il trattamento economico spettante al dipendente pubblico che fruisce di questa aspettativa, bisogna ribadire innanzitutto che si tratta di un’aspettativa non retribuita, quindi l’amministrazione interrompe l’erogazione dello stipendio per tutta la durata dell’aspettativa.
Inoltre, il periodo di aspettativa interrompe l’anzianità di servizio. Quindi, il periodo trascorso in aspettativa non rileva ai fini pensionistici.

Aspettativa per dottorato di ricerca

L’aspettativa per dottorato di ricerca consiste nel diritto spettante al dipendente pubblico di essere collocato in aspettativa dall’amministrazione di appartenenza nel caso in cui risulti ammesso ad un corso di dottorato di ricerca presso una università. Si tratta quindi di un’aspettativa per motivi di studio e può durare per tutta la durata del dottorato di ricerca. Non deve essere confusa con i permessi studio. Inizialmente la pubblica amministrazione era tenuta a concedere l’aspettativa al proprio dipendente ammesso ad un corso di dottorato. Oggi, invece, a seguito di una recente normativa (c.d. riforma Gelmini – L. n. 240/2010), l’aspettativa viene concessa previa verifica della compatibilità con le esigenze di servizio dell’amministrazione.

Cosa è
Si tratta di un periodo di aspettativa che può essere richiesto dal pubblico dipendente al proprio datore di lavoro nel caso in cui venga ammesso ad un corso di dottorato di ricerca presso una università. La durata può essere pari a quella del corso di dottorato.
Il diritto riconosciuto al pubblico dipendente è condizionato all’autorizzazione della pubblica amministrazione presso la quale lavora; quest’ultima, infatti, può negare la concessione dell’aspettativa qualora sussistano motivate esigenze di servizio.

Il trattamento economico e previdenziale
Circa il trattamento economico spettante al dipendente pubblico che fruisce di questa aspettativa, bisogna distinguere due casi: dottorato con borsa o dottorato senza borsa (o con rinuncia alla stessa).
Nel primo caso, cioè quando il corso di dottorato di ricerca prevede una borsa (un compenso/assegno mensile a carico dell’università), il pubblico dipendente viene collocato in aspettativa senza assegni, cioè un’aspettativa senza retribuzione a carico dell’amministrazione pubblica di appartenenza.
Qualora, invece, il pubblico dipendente venga ammesso ad un corso di dottorato senza borsa, o nel caso in cui il lavoratore rinunci preventivamente alla borsa in questione, l’amministrazione pubblica di appartenenza è tenuta a concedere l’aspettativa retribuita, cioè con la retribuzione mensile ordinariamente versata al dipendente.
Il periodo di aspettativa è utile ai fini della progressione di carriera e ai fini pensionistici (pensione e liquidazione).

Chi non ha diritto a questa aspettativa
L’aspettativa per dottorato di ricerca non può essere concessa ai pubblici dipendenti che abbiano già conseguito il titolo di dottore di ricerca, e neppure ai pubblici dipendenti che siano stati iscritti a corsi di dottorato per almeno un anno accademico, beneficiando di questa aspettativa. Queste limitazioni sono state introdotte dalla citata “riforma Gelmini” che ha cercato di porre un freno agli abusi: poteva infatti capitare che un pubblico dipendente non prestasse servizio per molti anni a seguito dell’ammissione a più corsi di dottorato di ricerca, mantenendo la retribuzione dall’ente di appartenenza.

Cosa succede alla fine del dottorato di ricerca
La legge stabilisce che qualora, dopo il conseguimento del dottorato di ricerca, cessi il rapporto di lavoro o di impiego con qualsiasi amministrazione pubblica per volontà del dipendente nei due anni successivi, quest’ultimo è tenuto a restituire tutte le retribuzioni percepite durante l’aspettativa laddove queste fossero rimaste a carico dell’amministrazione (quindi nel caso di aspettativa retribuita).
Questa disposizione è stata introdotta nel 2011. Prima di questa norma il dipendente pubblico era tenuto a restituire le somme percepite anche nel caso di trasferimento presso altra pubblica amministrazione (ad esempio nel caso in cui, dopo il dottorato, fosse stato assunto dall’università). La nuova disposizione riconosce il valore dell’accrescimento culturale e professionale che di regola consegue al dottorato, valore che non è e non può essere limitato alla singola istituzione di appartenenza, ma è riferito all’intero apparato pubblico che si arricchisce nel suo complesso di professionalità.

Aspettativa per cariche pubbliche elettive

Per aspettativa per cariche pubbliche elettive si intende l’aspettativa che può essere richiesta dal lavoratore dipendente, pubblico e privato, che sia stato eletto in un’assemblea pubblica (es: Parlamento europeo, Parlamento nazionale, Sindaco di comune, ecc.). È un diritto che trova fondamento direttamente nell’art. 51 della nostra Costituzione: “chi è chiamato a funzioni pubbliche elettive ha diritto di disporre del tempo necessario al loro adempimento e di conservare il suo posto di lavoro“; in tal modo la Costituzione dà risposta all’esigenza di garantire ai lavoratori il diritto di elettorato passivo (cioè la capacità di essere eletto) in modo da consentire loro un’effettiva partecipazione alla vita politica.

Che cosa è
Si tratta di una particolare aspettativa non retribuita che il lavoratore, pubblico e privato, può richiedere per poter svolgere al meglio il suo mandato a seguito di un’elezione presso un’assemblea pubblica. Ad esempio, il lavoratore dipendente che viene eletto Sindaco di un paese ha diritto di essere collocato in aspettativa per tutta la durata del mandato. Durante questa aspettativa conserverà il posto di lavoro, ma non ha diritto a retribuzione da parte del datore di lavoro. Naturalmente al lavoratore spetterà l’indennità prevista per la carica pubblica elettiva che è andato a ricoprire.
Ottenere questa aspettativa è un diritto del lavortore, sancito dalla Costituzione e dallo Statuto dei lavoratori (art. 31), e pertanto il datore di lavoro non può negarla.

Chi può chiedere questa aspettativa
Possono chiedere questa aspettativa i lavoratori dipendenti, pubblici e privati:

  • eletti membri del Parlamento Europeo;
  • eletti membri del Parlamento Nazionale;
  • eletti membri delle Assemblee Regionali;
  • eletti sindaci di comuni;
  • eletti presidenti di Province;
  • eletti presidenti di Consigli Comunali e Provinciali;
  • eletti presidenti di Consigli Circoscrizionali (solo nelle città con più di 500.000 abitanti);
  • eletti presidenti delle Comunità Montane e delle Unioni di Comuni;
  • membri delle Giunte Comunali e Provinciali (cioè i nominati Assessori);
  • eletti Consiglieri Comunali, Provinciali, di Comunità Montane e Unioni di Comuni.

Questa aspettativa non può essere negata dal datore di lavoro, neppure per particolari esigenze organizzative e di servizio.

Il trattamento economico e previdenziale
Si tratta di un’aspettativa non retribuita. Per tutta la durata dell’aspettativa il lavoratore dipendente, pubblico e privato, ha diritto alla conservazione del posto di lavoro, ma non riceverà la retribuzione.
Il lavoratore può rinunciare all’aspettativa e continuare a prestare la sua attività presso il datore di lavoro; in questo caso conserva il diritto alla retribuzione e può optare per i permessi retribuiti necessari allo svolgimento del suo mandato.
Durante l’aspettativa il lavoratore matura l’anzianità di servizio e l’accredito figurativo dei contributi previdenziali rapportati alla retribuzione goduta prima dell’aspettativa.
Il periodo di aspettativa non è, invece, utile alla maturazione del Trattamento di Fine Rapporto.
Il Testo Unico degli Enti Locali (art. 81 del D.Lgs. n. 267/2000) stabilisce che il lavoratore dipendente, pubblico e privato, eletto Consigliere Comunale o Provinciale (o di Comunità Montana o Unione di Comuni), può richiedere l’aspettativa per cariche pubbliche elettive, ma mantiene a suo carico il pagamento degli oneri previdenziali e assistenziali. Così facendo la legge tende a tutelare maggiormente i lavoratori chiamati a ricoprire cariche elettive di rilievo (es. Sindaci o Presidenti di Consiglio Comunale/Provinciale).

Aspettative per cure termali, tossicodipendenza, per motivi personali, per ricongiungimento con il coniuge all’estero, formazione, volontariato

I lavoratori dipendenti hanno diritto di assentarsi dal lavoro, usufruendo di appositi periodi di aspettativa per diversi motivi disciplinati da leggi speciali o dalla contrattazione collettiva nazionale dei singoli comparti. Anche se a livello contrattuale i singoli comparti possono disciplinare questa materia in modo differente, esistono delle linee comuni e la quasi totalità dei dipendenti, sia pubblici sia privati, possono usufruire di aspettative per seguire un programma riabilitativo per tossicodipendenze, per altri motivi personali, per ricongiungersi con il coniuge che lavora all’estero, per la formazione personale, per attività di volontariato.

ASPETTATIVA PER TOSSICODIPENDENZA
I lavoratori tossicodipendenti che intendono accedere ai programmi terapeutici e di riabilitazione presso i servizi sanitari delle ASL o di altre strutture terapeutico-riabilitative e socio-assistenziali, hanno diritto alla conservazione del posto di lavoro per il tempo necessario al trattamento riabilitativo.

L’accertamento dello stato di tossicodipendenza è demandato ai SERT, cioè ad apposite strutture per la cura della tossicodipendenza istituite presso le ASL.

La durata dell’aspettativa, dunque, varia a seconda della durata del programma terapeutico personalizzato, e non dovrà comunque essere superiore a tre anni. L’aspettativa può essere fruita anche in periodi frazionati.

Circa il trattamento economico spettante al lavoratore dipendente che fruisce di questa aspettativa, bisogna precisare che si tratta di un’aspettativa non retribuita, quindi il datore di lavoro interrompe l’erogazione dello stipendio per tutta la durata dell’aspettativa. Inoltre, il periodo di aspettativa interrompe l’anzianità di servizio. Quindi, il periodo trascorso in aspettativa non rileva ai fini pensionistici. La contrattazione collettiva dei singoli comparti può, però, prevedere un trattamento di maggior favore per il lavoratore.

Il diritto all’aspettativa non retribuita, con mantenimento del posto di lavoro, è riconosciuto anche ai lavoratori familiari di tossicodipendente, per concorrere al programma terapeutico e socio-riabilitativo dello stesso, qualora il SERT ne attesti la necessità

ASPETTATIVA PER MOTIVI PERSONALI
Molti dei contratti collettivi nazionali, in tutti i comparti sia pubblici sia privati, prevedono la concessione di periodi di aspettativa al lavoratore dipendente assunto con contratto a tempo indeterminato, per particolari motivi personali e/o familiari.

Questa aspettativa non è da confondersi con il congedo per gravi motivi familiari che invece è disciplinato dalla legge.

Si tratta di un’aspettativa non retribuita e senza decorrenza dell’anzianità, e può avere una durata massima di dodici mesi. Può essere fruita anche in modo frazionato.

Nel pubblico impiego (ad es. CCNL 14/09/2000, art. 11) questa aspettativa ha una durata complessiva di 12 mesi calcolati in un triennio di riferimento, può essere fruita in modo frazionato ma al massimo in due periodi e tra un periodo di aspettativa e l’altro devono intercorrere almeno sei mesi di servizio attivo.

Questa aspettativa può essere concessa dal datore di lavoro compatibilmente con le esigenze organizzative e di servizio.

Circa il trattamento economico spettante al lavoratore dipendente che fruisce di questa aspettativa, bisogna precisare che si tratta di un’aspettativa non retribuita, quindi il datore di lavoro interrompe l’erogazione dello stipendio per tutta la durata dell’aspettativa. Inoltre, il periodo di aspettativa interrompe l’anzianità di servizio. Quindi, il periodo trascorso in aspettativa non rileva ai fini pensionistici.

ASPETTATIVA PER LA FORMAZIONE
Questa aspettativa, da non confondersi con i permessi studio, è prevista direttamente dalla legge (art. 5 della L. n. 53/2000), la quale stabilisce che i dipendenti di datori di lavoro pubblici o privati, che abbiano almeno cinque anni di anzianità di servizio presso la stessa azienda o amministrazione, possono richiedere una aspettativa per la formazione per un periodo non superiore ad undici mesi, continuativo o frazionato, nell’arco dell’intera vita lavorativa. Per formazione si intende quella finalizzata al completamento della scuola dell’obbligo, al conseguimento del titolo di studio di secondo grado, del diploma universitario o di laurea o alla partecipazione ad attività formative diverse da quelle proposte o finanziate dal datore di lavoro.

Si tratta di un’aspettativa non retribuita, quindi durante questo periodo il dipendente conserva il posto di lavoro ma non ha diritto alla retribuzione. Tale periodo non è computabile nell’anzianità di servizio e non è cumulabile con le ferie, con la malattia e con altri congedi o aspettative.

Il datore di lavoro può non accogliere la richiesta di aspettativa per la formazione ovvero può differirne l’accoglimento nel caso di comprovate esigenze organizzative.

I contratti collettivi dei singoli comparti possono prevedere le modalità di fruizione dell’aspettativa (anche individuando le percentuali massime dei lavoratori che possono avvalersene), disciplinare le ipotesi di differimento o di diniego all’esercizio di tale facoltà ecc.

ASPETTATIVA PER RICONGIUNGIMENTO CON IL CONIUGE ALL’ESTERO
Si tratta di un’aspettativa prevista per i pubblici dipendenti. È disciplinata dalla legge ma regole di attuazione o di maggior favore possono essere contenute nei singoli contratti collettivi nazionali di comparto.

La legge prevede che il dipendente pubblico il cui coniuge (dipendente pubblico e privato) presti servizio all’estero, può chiedere di essere collocato in aspettativa qualora l’amministrazione non ritenga di poterlo destinare a prestare servizio nella stessa località in cui si trova il coniuge, o qualora non sussistano i presupposti per un suo trasferimento nella località in questione.

Si tratta di un’aspettativa non retribuita la cui durata dipende dalla durata della permanenza all’estero del coniuge. Il periodo di aspettativa interrompe l’anzianità di servizio. Quindi, il periodo trascorso in aspettativa non rileva ai fini pensionistici.

ASPETTATIVA PER VOLONTARIATO
Si tratta di un’aspettativa finalizzata ad incentivare l’opera di volontariato prestata dai lavoratori, pubblici e privati. I contratti collettivi nazionali che la prevedono ne disciplinano modalità di richiesta, di autorizzazione e durata.

L’unica aspettativa per volontariato disciplinata dalla legge è quella per servizio di volontariato prestato presso associazioni inserite nell’elenco nazionale dell’Agenzia di protezione civile. Per i volontari che svolgono funzioni presso associazioni sono previsti i seguenti periodi di aspettativa:

  • fino a 30 giorni continuativi e fino a 90 giorni all’anno per prestare soccorso e assistenza in casi di calamità e catastrofi (innalzati a 60 e 180 giorni in caso sia avvenuta la dichiarazione di stato di emergenza nazionale);
  • fino a 30 giorni annui complessivi, con periodi continuativi non superiori a 10 giorni, per la partecipazione ad attività di pianificazione, simulazione di emergenza e formazione tecnico-pratica.

In questi casi si tratta di aspettativa retribuita perché la retribuzione nei giorni di assenza è versata dal datore di lavoro, il quale ha però diritto a richiederne il rimborso all’autorità di protezione civile territorialmente competente nel termine di due anni dal termine dell’intervento che ha causato l’astensione.

Come chiedere un periodo di aspettativa dal lavoro

Lo stato di aspettativa, nella maggior parte dei casi, come abbiamo visto porterà il richiedente a perdere il trattamento economico per tutto il periodo in cui si assenterà dal lavoro e una riduzione dell’anzianità, la quale agisce anche sul piano previdenziale; ma il lavoratore può decidere di riscattare il periodo con il versamento dei contributi volontari. E’ importante sottolineare che chi si trova in aspettativa, non può svolgere altre attività lavorative normalmente inquadrate e retribuite.

Prima di presentare la richiesta all’Ufficio del Personale della propria azienda, conviene sempre consultare un gruppo sindacale oppure un legale specializzato in diritto del lavoro, per avere precise indicazioni relative alla richiesta dell’aspettativa: le varie modalità, tempistiche e requisiti per l’ottenimento di una sospensione momentanea dal posto di lavoro senza perderlo, dipendono dal tipo di CCNL applicato, per cui occorre e esaminare con attenzione ogni singola situazione.

In ogni caso, l’iter generalmente prevede che il lavoratore presenti all’Ufficio del Personale, la domanda di aspettativa indicando esattamente la durata del periodo di congedo con un preavviso prestabilito e variabile secondo quanto prevede il CCNL di riferimento; si avrà un risposta scritta dall’azienda, entro un tempo prestabilito e variabile, sempre secondo ciò che prevede il CCNL in questione.

Un eventuale diniego, la proposta di un rinvio a una data successiva e determinata e/o la concessione parziale dell’aspettativa, devono essere, secondo ciò che stabilisce la legge, motivati.
Il lavoratore può eventualmente richiedere all’Ufficio del Personale, un secondo esame della richiesta presentata, entro un periodo di tempo prestabilito e variabile, secondo quanto viene stabilito dal CCNL in questione.

Si arriverà quindi all’approvazione oppure alla reiterazione del diniego dell’offerta di rinvio e/o della concessione di tipo parziale.

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