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Le agevolazioni fiscali tornano nel mirino del Governo

Le agevolazioni fiscali tornano nel mirino del Governo
La revisione delle agevolazioni fiscali torna nell’agenda di Governo. A metterlo nero su bianco è il piano nazionale delle riforme approvato dal Cdm

Al tam tam politico delle ultime settimane mancava solo una conferma ufficiale. La revisione delle agevolazioni fiscali torna nell’agenda di Governo. A metterlo nero su bianco è il piano nazionale delle riforme approvato insieme al Def (documento economico finanziario) dal Consiglio dei Ministri di venerdì scorso e che sarà inviato alla Commissione europea. Poche righe nel capitolo dedicato alle riforme fiscali che, però, manifestano la volontà di rivedere anche l’ambito di applicazione delle esenzioni e delle aliquote ridotte dell’Iva.

Un percorso, a dir la verità, già iniziato con i primi decreti dell’Esecutivo Letta. Dal prossimo 1° gennaio sconteranno un’aliquota Iva più alta sia gli snack e le bevande acquistate ai distributori automatici (dal 4% al 10%, vedasi questo articolo) sia l’oggettistica venduta in una confezione unica con quotidiani, periodici e libri (dal 10% all’aliquota ordinaria). Interventi che rispondono all’esigenza di trovare coperture per altri provvedimenti di spesa o di minore entrata (bisogna ricordare comunque la proroga del 50% e del 65% fino al termine dell’anno). Adesso, però, sull’Iva i nodi verranno al pettine, visto che il 1° ottobre scatterà (salvo rinvii) l’aumento dell’aliquota ordinaria dal 21 al 22 per cento.

Percorsi incrociati quelli dell’Iva e delle agevolazioni fiscali. Le strade si sono intersecate dopo che le manovre dell’estate 2011 – varate dal Governo Berlusconi in piena emergenza finanziaria – hanno “adottato” il monitoraggio del tavolo guidato da Vieri Ceriani sulle tax expenditures per aggredire il mancato gettito da bonus fiscali. Poi la manovra salva-Italia di Mario Monti ha inserito una clausola di salvaguardia per “coprire” un eventuale insuccesso dell’operazione di riordino, che faceva leva proprio su un aumento dell’Iva.

Adesso, però, c’è anche la delega fiscale – in procinto di ricevere il primo via libera dalla Camera già questa settimana – a rimettere in cantiere la revisione dei bonus. Un’operazione che può partire dal lavoro preparatorio già fatto nel recente passato ma che dovrà confrontarsi con almeno tre ordini di problemi.

Il tavolo sull’erosione fiscale presieduto da Vieri Ceriani aveva effettuato anche a una sorta di classificazione delle 720 agevolazioni fiscali mappate. I codici adottati indicavano le esigente tutelate e rappresentavano una sorta di istruzioni per l’uso ma le modalità e le scelte su dove incidere erano completamente delegate a Governo e Parlamento. Alla fine il limite principale è che dentro il nucleo forte di detrazioni e deduzioni ci sono circa 90 miliardi difficilmente aggredibili, perché tutelano i nuclei più deboli o le famiglie (a meno di non cambiare radicalmente la logica di questi benefici): si pensi delle detrazioni per carichi familiari (sfruttate da quasi 13 milioni di contribuenti) o a quelle sui redditi da tutti i tipi lavoro e pensione (nel complesso riguarda 36 milioni di italiani). Di fatto, un territorio invalicabile, anche per non rischiare problemi di costituzionalità.

La partita dei bonus si interseca con gli altri dossier economico-finanziari da affrontare e qualche agevolazione potrebbe prestarsi a coprire altre esigenze di cassa. Non a caso oltre ai due ritocchi di aliquota Iva su snack ai distributori e allegati in edicola, il libro delle agevolazioni fiscali è stato aperto più volte negli ultimi 14 mesi. I casi più emblematici? La riduzione della deduzione sui canoni d’affitto (dal 15% al 5%) e sulle auto aziendali e ai dipendenti scattate dal 1° gennaio 2013 per garantire adeguate coperture alla riforma Fornero del mercato del lavoro. E ancor più di recente il decreto Imu di fine agosto ha cancellato l’acconto sulle prime case (prima solo sospeso) ma ha ridotto lo sconto fiscale sulla detrazione del 19% per i premi su assicurazioni vita e infortuni. Il tutto con effetto retroattivo, che potrebbe costare già 100 euro in più di tasse ai contribuenti interessati da quest’anno. Nella stessa direzione va anche la rimodulazione dell’imposta di registro dal prossimo 1° gennaio. Fughe in avanti che potrebbero se non ipotecare almeno “pesare” su un’operazione complessiva di riordino.

C’è già un primo elenco di bonus osservati speciali. Tra quelli che potrebbero finire nel mirino ci sono le agevolazioni fiscali relative alle Società di investimento immobiliare quotate (Siiq), a plusvalenze e redditi diversi e spese funebri. E potrebbero ritornare in gioco anche le detrazioni sulle spese mediche su cui aveva già messo gli occhi il disegno di legge di stabilità dello scorso anno, salvo poi fare marcia indietro. Qui gli scogli maggiori sono l’impatto su una platea molto vasta (quasi 16 milioni di contribuenti) e i principi fissati dalla delega, che punta a tutelare anche la salute.

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