Diritto

Lavoro temporaneo: indennità da conversione per condanna del datore di lavoro

Lavoro temporaneo: indennità da conversione per condanna del datore di lavoro
Anche in caso di condanna del datore di lavoro al risarcimento del danno subito dal lavoratore che abbia chiesto ed ottenuto dal giudice l’accertamento della nullità di un contratto di lavoro temporaneo convertito in un contratto a tempo indeterminato, va riconosciuta l’indennità prevista dalla legge ogni qual volta vi sia un contratto di lavoro a tempo determinato per il quale operi la conversione in contratto a tempo indeterminato

L’indennità prevista dall’art. 32 legge n. 183/2010 trova applicazione ogni qual volta vi sia un contratto di lavoro a tempo determinato per il quale operi la conversione in contratto a tempo indeterminato e, dunque, anche in caso di condanna del datore di lavoro al risarcimento del danno subito dal lavoratore che abbia chiesto ed ottenuto dal giudice l’accertamento della nullità di un contratto di lavoro temporaneo convertito in un contratto a tempo indeterminato. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 8517 del 27 aprile 2015.

IL FATTO
Il caso trae origine dal ricorso presentato da un lavoratore avverso la sentenza con cui il Tribunale di Roma aveva rigettato la domanda diretta alla dichiarazione di illegittimità del contratto di lavoro interinale, di nullità del termine e di riconoscimento della sussistenza di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato direttamente con la società Telecom Italia S.p.A,, con condanna di quest’ultima al pagamento delle retribuzioni maturate dal 1° ottobre 2003 fino al ripristino del rapporto.

Il Tribunale rigettava il ricorso, ritenendo il rapporto cessato per mutuo consenso, in base al rilievo che erano passati oltre quattro anni di inerzia e che il lavoratore aveva svolto altri lavori.

Il lavoratore contestava le argomentazioni del primo giudice e chiedeva quindi la riforma della sentenza con l’accoglimento delle domande. Deduceva che il Tribunale aveva erroneamente posto a carico del lavoratore l’onere di giustificare l’inerzia, che non vi era stato rincontro di volontà risolutoria tra le parti, ma la volontà unilaterale della società di risolvere il rapporto, che il periodo di inerzia era stato limitato e che non erano sufficienti gli ulteriori elementi indicati.

La Corte d’Appello, in riforma dell’impugnata sentenza, ha dichiarato l’illegittimità del contratto di lavoro temporaneo intercorso tra le parti e l’esistenza di un rapporto a tempo indeterminato, con condanna della società al ripristino del rapporto e al risarcimento del danno pari alle retribuzioni perdute dalla messa in mora, oltre rivalutazione e interessi.

Contro la sentenza ha proposto ricorso per cassazione la società, in particolare deducendo, per quanto qui di interesse, che il rapporto di lavoro si era risolto per mutuo consenso; tanto più perché – oltre all’inerzia protrattasi a lungo – il lavoratore comunque aveva trovato altro impiego. Inoltre sussistevano le ragioni di carattere temporaneo idonee a consentire l’instaurazione del rapporto di lavoro interinale.
Sosteneva, infine, di non dover corrispondere la speciale indennità prevista dalla legge per i casi di conversione di un rapporto lavorativo a tempo indeterminato, ritenendo non applicabile al caso del c.d. contatto a termine.

LA DECISIONE DELLA CORTE DI CASSAZIONE
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso presentato dalla società. E’ bene innanzitutto ribadire che la norma di riferimento è la legge n. 196 del 1997, art. 1, comma 2, che consente il contratto di fornitura di lavoro temporaneo solo nelle seguenti ipotesi: “a) nei casi previsti dai ccnl della categoria di appartenenza della impresa utilizzatrice, stipulati dai sindacati comparativamente più rappresentativi; b) nei casi di temporanea utilizzazione di qualifiche non previste dai normali assetti produttivi aziendali; c) nei casi di sostituzione dei lavoratori assenti, fatte salve le ipotesi di cui al comma 4” (che prevede le situazioni in cui è vietata la fornitura di lavoro temporaneo).

Nella specie il contratto contratto di lavoro temporaneo non specificava la causale all’interno delle categorie consentite dalla legge. La genericità della causale rende, di conseguenza, il contratto illegittimo, per violazione della legge n. 196 del 1997, art. 1, commi 1 e 2, che consente la stipulazione solo per le esigenze di carattere temporaneo rientranti nelle categorie specificate nel comma 2, esigenze che il contratto di fornitura non può quindi omettere di indicare, ne’ può indicare in maniera generica e non esplicativa, limitandosi a riprodurre il contenuto della previsione normativa.

L’illegittimità del contratto di lavoro temporaneo comporta le conseguenze previste dalla legge sul divieto di intermediazione e interposizione nelle prestazioni di lavoro, e quindi l’instaurazione del rapporto di lavoro con il fruitore della prestazione, cioè con il datore di lavoro effettivo. Infatti, l’art. 10, comma 1, collega alle violazioni delle disposizioni di cui all’art. 1, commi 2, 3, 4 e 5 (cioè violazioni di legge concernenti proprio il contratto commerciale di fornitura), le conseguenze previste dalla legge n. 1369 del 1960, consistenti nel fatto che “i prestatori di lavoro sono considerati, a tutti gli effetti, alle dipendenze dell’imprenditore che effettivamente abbia utilizzato le loro prestazioni”.

Quando il contratto di lavoro che accompagna il contratto di fornitura è a tempo determinato, alla conversione soggettiva del rapporto, si aggiunge la conversione dello stesso da lavoro a tempo determinato in lavoro a tempo indeterminato, per intrinseca carenza dei requisiti richiesti dal D.Lgs. n. 368 del 2001, o dalle discipline previgenti, a cominciare dalla forma scritta, che ineluttabilmente in tale contesto manca con riferimento al rapporto tra impresa utilizzatrice e lavoratore. L’effetto finale in questi casi è la conversione del contratto per prestazioni di lavoro temporaneo in un ordinario contratto di lavoro a tempo indeterminato tra l’utilizzatore della prestazione, datore di lavoro effettivo, e il lavoratore.

E dalla conversione, consegue, per la Cassazione l’obbligo di corrispondere l’indennità.

L’indennità prevista dall’art. 32 legge n. 183/2010 trova applicazione ogni qual volta vi sia un contratto di lavoro a tempo determinato per il quale operi la conversione in contratto a tempo indeterminato e, dunque, anche in caso di condanna del datore di lavoro al risarcimento del danno subito dal lavoratore che abbia chiesto ed ottenuto dal giudice l’accertamento della nullità di un contratto di lavoro temporaneo convertito in un contratto a tempo indeterminato.
Corte di Cassazione – Sentenza N. 8517/2015

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