Lavoro

Lavoro: nuove regole per contratti a termine, rinnovo fino a 8 volte in 3 anni

Lavoro: nuove regole per contratti a termine, rinnovo fino a 8 volte in 3 anni
Il Ministero del Lavoro precisa che sarà possibile stipulare contratti a termine senza causale della durata massima di tre anni e prorogabili fino ad otto volte

Contratti a termine senza causale nell’arco di 36 mesi con la possibilità di essere prorogati fino ad otto volte nell’arco dello stesso periodo temporale. È la conferma-precisazione da parte del Ministero del Lavoro di quanto anticipato dal premier Matteo Renzi nel corso della presentazione del Jobs Act del Governo lo scorso 12 marzo. “Con l’entrata in vigore del decreto legge il datore di lavoro può sempre instaurare rapporti di lavoro a tempo determinato senza causale – spiegano dal Ministero -, nel limite di durata di trentasei mesi“. Viene così superata la precedente disciplina che limitava tale possibilità solo al primo rapporto di lavoro a tempo determinato. Inoltre, la possibilità di prorogare un contratto di lavoro a termine in corso di svolgimento è sempre ammessa, “fino ad un massimo di otto volte nei trentasei mesi“. Rimane, quale unica condizione per le proroghe, “il fatto che si riferiscano alla stessa attività lavorativa per la quale il contratto è stato inizialmente stipulato”.

Il Ministero del Lavoro interviene nel dibattito sulle misure previste dal piano per il lavoro messo a punto dal Governo. Alcuni commenti avevano sollevato perplessità sull’efficacia e la reale innovatività dei provvedimenti, relative, in particolare, alle disposizioni riguardanti i contratti a tempo determinato. Per chiarire quindi alcuni dubbi interpretativi, il Ministero ha scelto di fornire alcune precisazioni rispetto all’illustrazione generale dei provvedimenti avvenuta nella conferenza stampa seguita al Consiglio dei Ministri del 12 marzo. “Nell’introdurre il limite del 20% di contratti a termine che ciascun datore di lavoro può stipulare rispetto al proprio organico complessivo – aggiungono dal Dicastero del Lavoro -, il decreto fa comunque salvo quanto disposto dall’art. 10, comma 7, del D.lgs. 368/2001, che da un lato lascia alla contrattazione collettiva la possibilità di modificare tale limite quantitativo e, dall’altro, tiene conto delle esigenze connesse alle sostituzioni e alla stagionalità. Infine, per tenere conto delle realtà imprenditoriali più piccole, è previsto che le imprese che occupano fino a 5 dipendenti possono comunque stipulare un contratto a termine. Con questi interventi – concludono -, il Governo ha inteso offrire la risposta ritenuta più efficace alle attuali esigenze del contesto occupazionale e produttivo del Paese. Naturalmente, si tratta di misure sulle quali il Parlamento sarà chiamato a pronunciarsi fin dai prossimi giorni e potrà fornire spunti e proposte per un loro eventuale miglioramento”.

La reazione della Cgil. Susanna Camusso, segretario generale della Cgil, si scaglia contro le ipotesi del nuovo contratto annunciate dal Ministro Giuliano Poletti: “Con il decreto che è stato annunciato – spiega Camusso -, il contratto a termine acausale (…) si è fatto esattamente l’opposto di quello che lo stesso Presidente del Consiglio dichiarava; si è creata un’altra forma di precarietà. Una forma per cui una persona può essere assunta e licenziata per tre anni senza alcuna ragione e senza alcuna causa. Siamo preoccupati e contrari. Siamo all’opposto di quell’idea di riduzione della precarietà e dell’incertezza dei lavoratori che sarebbe necessaria. Se questo contratto sostituisse tutte le forme di contratti precari, sancirebbe il fatto che non ci sarebbe nessuna regola e non mi pare una buona soluzione. Siamo disposti a discutere invece di un contratto unico – ribadisce – ma prima bisogna abolire il decreto che hanno deciso di fare“.

I commenti di Confindustria. Dopo le misure varate dal Governo, oggi parla anche il Presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, favorevole ad una maggiore semplificazione normativa e burocratica. In generale, parla di “titoli“, di “un elenco di intenzioni che sembrano andare nella direzione giusta“, però insiste su fatti, tempi e “reperimento dei fondi“. “Ho già sentito di uno slittamento sui pagamenti dei debiti della Pubblica Amministrazione al giorno di San Matteo che è a settembre“, rispetto alla prima scadenza indicata a luglio. E non manca di tornare a sottolineare come prioritario “un intervento sul costo del lavoro e sul cuneo fiscale“, riservandosi comunque di esprimere “un giudizio definitivo: dobbiamo vedere l’effettiva traduzione in atti concreti del Governo. Indubbiamente – insiste – Renzi è una persona molto energica, giovane, sembra un motore di Formula 1. Il problema adesso è scaricare la potenza per terra e fare delle cose concrete“.

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