Lavoro

Lavoro: no a invio massivo di dati degli infermieri a Ordine professionale

Le aziende sanitarie non possono trasferirei i dati personali dei propri lavoratori dipendenti agli Ordini professionali per verificare l’effettiva iscrizione all’ordine degli stessi

Lavoro: no a invio massivo di dati degli infermieri a Ordine professionaleLe strutture sanitarie non possono trasmettere in modo massivo i dati di tutto il loro personale infermieristico all’Ordine professionale di riferimento.

L’Ordine delle professioni infermieristiche, nello svolgimento degli specifici compiti istituzionali di vigilanza e disciplinari, può infatti trattare i dati di chi abbia richiesto l’iscrizione all’albo.

Deve essere il datore di lavoro ad accertare, all’atto dell’assunzione e nel corso del rapporto di lavoro, che un infermiere sia dotato dei requisiti necessari per prestare servizio e che sia iscritto all’apposito albo professionale.

Queste le indicazioni fornite dal Garante della privacy a un’azienda ospedaliera che chiedeva di poter trasmettere, pur non avendo un’apposita base normativa, i dati di tutto il suo personale infermieristico al relativo ordine professionale, il quale intendeva effettuare controlli sulle iscrizioni.

Nel presentare l’istanza al Garante, sia l’Ospedale sia l’Ordine delle professioni infermieristiche avevano rappresentato che tale comunicazione di dati personali fosse utile per l’esecuzione di un compito di interesse pubblico, in quanto consentiva di verificare che tutti gli infermieri in servizio rispettassero i requisiti previsti dal decreto che, nel 2018, ha modificato la legge di Ricostituzione degli Ordini delle professioni sanitarie e per la disciplina dell’esercizio delle professioni stesse.

Nella sua risposta, però, il Garante ha evidenziato che l’attuale quadro normativo non attribuisce agli Ordini – pur dotati di specifici poteri disciplinari e di vigilanza – competenze per generalizzate attività di ricerca e raccolta di informazioni personali riferite al personale infermieristico. Spetta invece al datore di lavoro l’obbligo di effettuare le necessarie verifiche sul possesso dei particolari requisiti previsti per l’accesso a specifici impieghi, inclusa l’iscrizione del singolo professionista al relativo albo che, tra l’altro, è pubblico e reperibile anche on line.

L’Autorità ha quindi dichiarato che non sussistono i presupposti di liceità per la comunicazione generalizzata dei nominativi e della residenza degli infermieri impiegati dalle aziende sanitarie agli ordini territorialmente competenti. Tenendo conto del numero di quesiti pervenuti sul tema, ha inoltre trasmesso la decisione anche alla Federazione nazionale delle professioni infermieristiche al fine di darne ampia diffusione presso gli ordini provinciali e le altre istituzioni coinvolte.

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Un Commento

  1. Purtroppo questo è il risultato di una norma sciagurata che, con un ultimo colpo di coda del precedente governo, ha comportato l’obbligo all’iscrizione all’ordine professionale anche dei dipendenti pubblici esercitanti professioni sanitarie che, allo stesso tempo, si sono moltiplicate includendo tra l’altro infermieri, tecnici della prevenzione, chimici e fisici (per gli ultimi l’appartenenza all’area sanitaria è peraltro discutibile).

    A parte il giudizio che uno possa avere nei confronti degli ordini professionali in se, l’obbligo di appartenenza all’albo per chi esercita ESCLUSIVAMENTE per la PA appare ingiusta perché comporta un aggravio economico (tassa di iscrizione, formazione, contributi previdenziali aggiuntivi) senza esercizio effettivo della libera professione e comunque con duplicazione di obblighi cui il dipendente pubblico è già sottoposto.

    Per questo è stata preparata una petizione che vuole mettere in luce questa assurdità e spingere verso una revisione dell’intero assetto normativo. Chi fosse interessato può trovare la petizione a questo link:

    https://www.change.org/p/senato-governo-e-ministeri-abolizione-dell-obbligo-di-iscrizione-all-albo-professionale-per-i-dipendenti-pubblici

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