Lavoro

Lavoro intermittente: no al limite delle 400 giornate nel turismo, pubblici esercizi e spettacolo

Lavoro intermittente: no al limite delle 400 giornate nel turismo, pubblici esercizi e spettacolo
Il limite di 400 giornate su tre anni non vale per le aziende iscritte alla Camera di commercio con codice attività corrispondente a uno o più settori del turismo, dei pubblici esercizi e dello spettacolo, ed anche per i datori di lavoro che, pur non avendo tale iscrizione, svolgano attività proprie del turismo, dei pubblici esercizi o dello spettacolo applicando i relativi contratti collettivi

Il limite di 400 giornate su tre anni non vale per le aziende iscritte alla Camera di commercio con codice attività corrispondente a uno o più settori del turismo, dei pubblici esercizi e dello spettacolo, ed anche per i datori di lavoro che, pur non avendo tale iscrizione, svolgano attività proprie del turismo, dei pubblici esercizi o dello spettacolo applicando i relativi contratti collettivi. Lo precisa il Ministero del lavoro nell’interpello n. 26 del 7 novembre 2014.

L’ISTANZA DI INTERPELLO
Il Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro ha avanzato istanza di interpello per conoscere il parere della Direzione generale in ordine alla corretta interpretazione dell’art. art. 34, comma 2-bis, D.Lgs. n. 276/2003, concernente il limite delle quattrocento giornate di effettivo lavoro nell’arco di tre anni solari fissato per l’utilizzo di prestazioni di lavoro intermittente.
In particolare, l’Ordine professionale ha chiesto se l’eccezione per i settori del turismo, pubblici esercizi e spettacolo, contemplata dalla disposizione normativa sopra citata, si riferisca al CCNL applicato ai rapporti di lavoro intermittente ovvero al settore di appartenenza dei datori di lavoro individuato come codice attività ATECO.

LA RISPOSTA DEL MINISTERO DEL LAVORO
In via preliminare occorre ricordare che, ai sensi della norma in esame, l’instaurazione del rapporto di lavoro intermittente è ammessa nel rispetto dei limiti di carattere oggettivo o soggettivo già individuati dagli artt. 34 e 40 del D.Lgs. n. 276/2003, per ciascun lavoratore con il medesimo datore di lavoro, per un massimo di quattrocento giornate di effettivo lavoro nell’arco di tre anni solari.
Ciò premesso, il Ministero evidenzia che il vincolo si riferisce alle giornate di lavoro prestate successivamente al 28 giugno 2013 e l’eventuale superamento comporta la trasformazione del rapporto in un “normale” rapporto di lavoro a tempo pieno e indeterminato (cfr. ML circ. n. 35/2013).
Per espressa previsione normativa, inoltre, il suddetto limite quantitativo non trova applicazione nei settori “del turismo, dei pubblici esercizi e dello spettacolo”.

Ai fini della individuazione dei datori di lavoro interessati dalla eccezione in argomento è possibile ricorrere ai criteri già utilizzati in relazione alle comunicazioni “semplificate” di instaurazione dei rapporti di lavoro, esplicitati con note n. 2369 del 16 febbraio 2012 e n. 4269 del 26 marzo 2012.
In altri termini i datori di lavoro interessati sono:

  • quelle iscritti alla Camera di Commercio con il codice attività ATECO 2007 corrispondente ai citati settori produttivi;
  • quelli che, pur non rientrando nel Codice ATECO corrispondente ai settori in questione, svolgano attività proprie del settore turismo, pubblici esercizi e spettacolo applicando i relativi contratti collettivi.
Ministero del Lavoro – Interpello N. 26/2014

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