Lavoro

Lavoro intermittente: dal 2014 cessano i contratti stipulati prima della riforma Fornero

Cessata definitivamente la fase transitoria dei contratti di lavoro intermittente ante legge Fornero. Dal 2014 i contratti incompatibili cesseranno di produrre effetti e l’eventuale prestazione di lavoro intermittente in forza di un contratto non più compatibile comporterà il riconoscimento di un “normale” rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato

Cessata definitivamente la fase transitoria dei contratti di lavoro intermittente ante legge Fornero. Dal 2014 i contratti incompatibili cesseranno di produrre effetti e l’eventuale prestazione di lavoro intermittente in forza di un contratto non più compatibile comporterà il riconoscimento di un “normale” rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato.

E’ scaduto a fine anno, infatti, il periodo entro il quale potevano continuare ad essere svolte le prestazioni “a chiamata” per i lavoratori assunti ai sensi della disciplina vigente prima del 18 luglio 2012, data in cui è entrata in vigore la legge n. 92/2012 che ha modificato i requisiti previsti per la stipula del contratto di lavoro intermittente.

Va ricordato, a tal fine, che i requisiti previsti per l’instaurazione del contratto, a seguito della legge Fornero, sono stati profondamente modificati rispetto a quelli previgenti.

In particolare, la disciplina vigente prevede che possono essere assunti i seguenti lavoratori:

  • soggetti che hanno un’età inferiore a ventiquattro anni per prestazioni da rendersi fino al venticinquesimo anno di età; (prima invece era consentita la stipula fino al venticinquesimo anno);
  • soggetti con un’età superiore a 55 anni (il limite previgente era di 45 anni), anche pensionati.

Il regime sanzionatorio della stipula contraria a tali previsioni fa conseguire la “trasformazione del rapporto in un rapporto di lavoro subordinato a tempo pieno e indeterminato” (cfr circ. Ministero del Lavoro n. 18/2012).

Inoltre, non è più possibile la stipula dei contratti cd. week end e cioè quelli relativi a prestazioni da rendersi nel fine settimana, nei periodi festivi e quelli estivi regolati dell’articolo 37 del D.Lgs. n. 276/2003 che è stato abrogato.

Va anche ricordato che le uniche ipotesi che consentono la stipula, oltre a quelle legate ai requisiti di natura anagrafica già descritti, sono quelli previsti dalla contrattazione collettiva secondo quanto previsto dal comma 1 dell’art. 34, del D.Lgs. n. 276/2003 che prevede “secondo le esigenze individuate dai contratti collettivi stipulati da associazioni dei datori e prestatori di lavoro comparativamente più rappresentative sul piano nazionale o territoriale ovvero per periodi predeterminati nell’area della settimana, del mese o dell’anno“.

Rimane tuttavia la possibilità, in assenza di regolamentazione della contrattazione collettiva, la sottoscrizione del contratto ai sensi dell’art. 40 del D.Lgs. n. 276/2003, così confermato dal Ministero del Lavoro (cfr. Circ.n.18/2012 e 20/2102), a prescindere dai requisiti di natura anagrafica.

A tal fine, le attività sono state individuate dal D.M. 23 ottobre 2004 che fa riferimento a quelle occupazioni che richiedono un lavoro discontinuo – elencate nella tabella approvata con R.D. n. 2657/1923 – le ipotesi oggettive per le quali è possibile stipulare tale tipologia contrattuale.

L’articolo 1 comma 21 della L. n. 92/2012, ha invece previsto una disciplina transitoria in base alla quale “I contratti di lavoro intermittente già sottoscritti alla data di entrata in vigore della presente legge, che non siano compatibili con le disposizioni di cui al comma 21, cessano di produrre effetti decorsi dodici mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge”.

Il decreto legge n. 76/2013 ha differito tale fase al 31 dicembre 2013 prevedendo che i contratti cessano la loro efficacia a far data dall’1/1/2014.

Il Ministero del Lavoro con la citata circolare 18/2012, ha a tal fine precisato che dal 18 luglio 2012 non è anzitutto possibile sottoscrivere contratti di lavoro intermittente secondo la previgente disciplina: ciò vale in particolare in relazione alla possibilità di stipula del contratto con soggetti dai 24 anni e fino ai 55. Sin dalla data stessa, non è poi possibile imputare la chiamata del lavoratore intermittente alle causali di cui all’art. 37 del D.Lgs. n. 276/2003 (i cd. periodi predeterminati), in quanto abrogato.

Dal 2014, invece, i contratti incompatibili con il nuovo campo di applicazione del lavoro intermittente cessano di produrre effetti.

Sempre secondo il Ministero (cfr. circolare n. 35/2013), sotto il profilo ispettivo, l’eventuale prestazione di lavoro intermittente in forza di un contratto non più compatibile con la disciplina dettata dalla L. n. 92/2012 – e quindi in forza di un contratto che ha cessato “di produrre effetti” – comporterà il riconoscimento di un “normale” rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato. Inoltre, in assenza di una “tracciabilità” della prestazione, troverà applicazione il regime sanzionatorio in materia di lavoro “nero”.

8 Commenti

  1. Buongiorno,
    ho 24anni tra pochi giorni mi appresto a stipulare un contratto a chiamata, il mio dubbio è il seguente, ho diritto al TFR, ferie, malattia? se si sono tenuta alla compilazione di determinati moduli o altro ?
    Ringrazio in anticipo per l’attenzione.

    1. Ciao Federica. Ai sensi dell’art. 2120 del codice civile “In ogni caso di cessazione del rapporto di lavoro subordinato, il prestatore di lavoro ha diritto ad un trattamento di fine rapporto. Tale trattamento si calcola sommando per ciascun anno di servizio una quota pari e comunque non superiore all’importo della retribuzione dovuta per l’anno stesso divisa per 13,5. La quota è proporzionalmente ridotta per le frazioni di anno, computandosi come mese intero le frazioni di mese uguali o superiori a 15 giorni.
      Salvo diversa previsione dei contratti collettivi la retribuzione annua, ai fini del comma precedente, comprende tutte le somme, compreso l’equivalente delle prestazioni in natura, corrisposte in dipendenza del rapporto di lavoro, a titolo non occasionale e con esclusione di quanto è corrisposto a titolo di rimborso spese.”.

      Il TFR viene quindi calcolato solo sulle ore effettivamente lavorate e risultanti in busta paga. La contrattazione collettiva può prevedere ulteriori specificazioni (che possiamo verificare solo se ci indichi il CCNL applicato dall’azienda al tuo rapporto di lavoro). L’eventuale indennità di disponibilità, pari al 20% della retribuzione prevista dal CCNL, per i periodi durante i quali il lavoratore garantisce la propria presenza su chiamata, è esclusa dal computo di ogni istituto di legge o contratto collettivo (per es. nel TFR.).

      Al lavoratore spetta, pro quota oraria, lo stesso trattamento retributivo e previdenziale ed assistenziale di un pari livello occupato con normale contratto di lavoro subordinato.

  2. Buongiorno,
    ho un contratto a chiamata dal 01/06/2011 che continua a proseguire, il conteggio del limite di 400 giornate lavorative viene contato dalla stipulazione del contratto o dall’introduzione del decreto legislativo?
    Grazie

    1. Ciao Jessica. Per espressa previsione normativa, vanno considerate solamente le giornate di effettivo lavoro prestate successivamente al 28 giugno 2013 (il che significa che per quei lavoratori con contratto in atto a detta data, ferma la decorrenza triennale dalla prima chiamata, il datore di lavoro dovrà comunque considerare solo le giornate effettivamente lavorate dal 29 giugno 2013).

  3. Ciao, io dovevo essere assunto con contratto a chiamata (non riesco a fare 20 ore settimanali)…dato che ora non si può più che possibilità di contrattazione mi rimangono?

    1. Ciao Adriano. Può essere utilizzato il lavoro accessorio, il cui limite è costituito dal reddito, che per il 2014 non può superare € 5.050 netti (€ 6.740 lordi) dalla totalità dei committenti. Se i committenti sono imprenditori commerciali o professionisti, per ciascuno di questi opera il limite di € 2.020 netti (€ 2.690 lordi) nell’anno solare, fermo restando il limite massimo di € 5.050. Il pagamento della prestazione occasionale di tipo accessorio avviene attraverso i cosiddetti voucher (o buoni lavoro) che garantiscono, oltre alla retribuzione, anche la copertura previdenziale presso l’Inps e quella assicurativa presso l’Inail.

      Per maggiori informazioni dai una lettura a questo articolo:

  4. mi hanno stipulato il contratto intermittente dal 01/02/2014 al 31/03/ 2014 ,poi non lo hanno rinnovato con la motivazione legge Fornero entrata in vigore il 1/03/2014.Ho dei dubbi al riguardo posso avere dei chiarimenti?

    1. Ciao Ivel Maria. Dal 1° gennaio 2014 è cessata definitivamente la disciplina vigente prima del 18 luglio 2012, data in cui è entrata in vigore la legge n. 92/2012 che ha modificato i requisiti previsti per la stipula del contratto di lavoro intermittente. Dal 1° gennaio 2014 in poi, i contratti di lavoro intermittente (o a chiamata) possono essere stipulati solamente con soggetti che abbiano meno di 24 anni (per prestazioni da rendersi fino al venticinquesimo anno di età – prima invece era consentita la stipula fino al venticinquesimo anno) o più di 55 anni (il limite previgente era di 45 anni). Oltre al requisito di natura prettamente anagrafica, è stato introdotto un nuovo limite: non è più possibile la stipula dei contratti c.d. week end, cioè quelli relativi a prestazioni da rendersi nel fine settimana, nei periodi festivi e quelli estivi, regolati dell’articolo 37 del D.Lgs. n. 276/2003 che è stato abrogato. Le uniche ipotesi che consentono la stipula, oltre a quelle legate ai requisiti di natura anagrafica già descritti, sono quelli previsti dalla contrattazione collettiva. In assenza di regolamentazione da parte della contrattazione collettiva, sono state individuate dal D.M. 23 ottobre 2004 alcune occupazioni che richiedono un lavoro discontinuo – elencate nella tabella approvata con R.D. n. 2657/1923 – per le quali è possibile stipulare tale tipologia contrattuale in assenza dei requisiti precedentemente indicati.

      Tutto ciò premesso, qualsiasi contratto di lavoro intermittente che, a decorrere dal 1° gennaio 2014, risulti in contrasto con la disciplina appena delineata, cesserà automaticamente di produrre efficacia. L’eventuale prestazione di lavoro intermittente in forza di un contratto non più compatibile con la disciplina dettata dalla L. n. 92/2012 – e quindi in forza di un contratto che ha cessato “di produrre effetti” – comporterà il riconoscimento di un “normale” rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato.

      Ecco spiegato il motivo per cui il tuo contratto di lavoro intermittente non è stato rinnovato.
      Tra l’altro, essendo la normativa entrata in vigore dal 1° gennaio 2014, la prestazione resa da gennaio a marzo 2014 era da ricondurre ad un contratto privo di effetti, il che ti avrebbe consentito di richiedere all’Ispettorato del Lavoro il riconoscimento di un normale rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato.

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