Lavoro

Lavoro accessorio: come cambia la disciplina dopo il Jobs Act

Lavoro accessorio: come cambia la disciplina dopo il Jobs Act
Il decreto legislativo recante la disciplina organica dei contratti di lavoro e la revisione della normativa in tema di mansioni, attuativo del Jobs Act, disciplina il lavoro accessorio. Viene stabilito un innalzamento a 7.000 euro del limite economico che va riferito all’anno civile e introdotta una nuova comunicazione da effettuare, da parte dei committenti imprenditori o professionisti, sempre prima dell’inizio della prestazione, alla Direzione Territoriale del Lavoro competente, attraverso modalità telematiche, ivi compresi sms o posta elettronica, che sostituisce quella attuale all’INPS. Previsto il divieto di ricorso a prestazioni di lavoro accessorio nell’ambito dell’esecuzione di appalti di opere o servizi

Il Decreto Legislativo sul “riordino contrattuale” prevede una revisione del lavoro accessorio incentrata soprattutto sui limiti di utilizzo annuale e su una nuova comunicazione alla DTL competente.

Definizione e campo di applicazione
Inalterata rimane, infatti, la definizione di prestazioni di lavoro accessorio in forza della quale si intendono tali le attività lavorative che non danno luogo, con riferimento alla totalità dei committenti, a compensi superiori ad una cifra stabilita nel corso di un anno civile, annualmente rivalutati sulla base della variazione dell’indice ISTAT dei prezzi al consumo per le famiglie degli operai e degli impiegati.

Sarà quindi possibile attivare sempre e comunque lavoro accessorio tenendo conto esclusivamente di un limite di carattere economico che però è passato a 7.000 euro annuali, mentre, per quanto concerne l’annualità, si specifica che il riferimento viene ora fatto all’anno civile e non più all’anno solare come nella c.d. Legge Biagi (D.Lgs. n. 276/2003).

Nulla è cambiato, invece per le prestazioni occasionali svolte nei confronti dei committenti imprenditori o professionisti le quali, fermo restando il limite complessivo di 7.000 euro, potranno essere svolte a favore di ciascun singolo committente per compensi non superiori a 2.000 euro, rivalutati annualmente.

Strutturale è diventata, invece, la possibilità di rendere prestazioni di lavoro accessorio in tutti i settori produttivi, compresi gli enti locali, nel limite complessivo di 3.000 euro di compenso per anno civile (anche in questo caso non si parla più di anno solare) da percettori di prestazioni integrative del salario o di sostegno al reddito.

Spetta sempre all’INPS sottrarre dalla contribuzione figurativa, relativa alle prestazioni integrative del salario o di sostegno al reddito, gli accrediti contributivi derivanti dalle prestazioni di lavoro accessorio.

Per l’agricoltura resta la possibilità di fruire dei c.d. voucher per:

  • le attività lavorative di natura occasionale rese nell’ambito delle attività di carattere stagionale effettuate da pensionati e da giovani con meno di venticinque anni di età se regolarmente iscritti a un ciclo di studi presso un istituto scolastico di qualsiasi ordine e grado, compatibilmente con gli impegni scolastici, ovvero in qualunque periodo dell’anno se regolarmente iscritti a un ciclo di studi presso l’università;
  • le attività agricole svolte a favore di soggetti di cui all’articolo 34, comma 6, del Decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633 (trattasi dei “produttori agricoli che nell’anno solare precedente hanno realizzato o, in caso di inizio attività, prevedono realizzare un volume d’affari non superiore a € 7.000, costituito per almeno due terzi da cessione di prodotti”), che non possono, tuttavia, essere svolte da soggetti iscritti l’anno precedente negli elenchi anagrafici dei lavoratori agricoli.

In merito è da sottolineare che, in pratica, come chiarito a suo tempo dal Ministero del Lavoro con circolare n. 4/2013, è possibile utilizzare voucher sino a € 7.000 in agricoltura solo se l’attività è svolta da pensionati o giovani studenti ovvero, a prescindere da chi è il lavoratore accessorio, se l’attività è svolta a favore dei piccoli imprenditori agricoli.

Inoltre, il ricorso a prestazioni di lavoro accessorio da parte di un committente pubblico rimane consentito nel rispetto dei vincoli previsti dalla vigente disciplina in materia di contenimento delle spese di personale e, ove previsto, dal patto di stabilità interno, mentre i compensi dal lavoratore a titolo di prestazione accessoria sono ancora computati ai fini della determinazione del reddito necessario per il rilascio o il rinnovo del permesso di soggiorno.

Per quanto concerne, infine, il lavoro accessorio nella P.A., resta fermo quanto disposto in merito dall’art. 36, D.Lgs. n. 165/2001.

L’appalto di opere e servizi
In merito all’appalto il legislatore ha scelto di rendere norma quello che era solo un mero orientamento ministeriale (vedi quanto confermato con la citata circolare ministeriale n. 4/2013), ovvero il divieto di ricorso a prestazioni di lavoro accessorio nell’ambito dell’esecuzione di appalti di opere o servizi, ritenendo ammissibile l’utilizzo del lavoro accessorio in relazione a prestazioni rivolte direttamente a favore dell’utilizzatore della prestazione stessa, senza il tramite di intermediari.

La norma fa, tuttavia, salve le specifiche ipotesi che dovranno essere individuate con decreto del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, sentite le parti sociali, da adottare entro sei mesi dall’entrata in vigore del nuovo decreto.

Disciplina
I committenti imprenditori o professionisti potranno pagare le prestazioni di lavoro accessorio con voucher orari, acquistabili solo telematicamente, numerati progressivamente e datati, il cui valore nominale è fissato con decreto del Ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, tenendo conto della media delle retribuzioni rilevate per le diverse attività lavorative e delle risultanze istruttorie del confronto con le parti sociali.

L’acquisto dei buoni anche presso le rivendite autorizzate è, adesso, ammesso per i soli committenti non imprenditori o professionisti.

In attesa dell’emanazione del suddetto decreto, e fatte salve le prestazioni rese nel settore agricolo, il valore nominale del buono orario è fissato in 10 euro e nel settore agricolo è pari all’importo della retribuzione oraria delle prestazioni di natura subordinata individuata dal contratto collettivo stipulato dalle associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale.

La procedura rimane sempre la stessa per cui il prestatore di lavoro accessorio percepirà il proprio compenso – che rimane sempre esente da qualsiasi imposizione fiscale e non incide sul suo stato di disoccupato o inoccupato – dal concessionario successivamente all’accreditamento dei buoni da parte del beneficiario della prestazione di lavoro accessorio.

Il lavoratore, presentando i buoni percepirà, almeno per il momento, sempre euro 7,50 per ogni buono e gli sarà versato:

  • il 13% del valore nominale del buono alla Gestione Separata INPS;
  • il 7% per cento del valore nominale del buono ai fini assicurativi contro gli infortuni all’INAIL.

Il gestore tratterrà sempre una commissione a titolo di rimborso spese.

Il legislatore ha, inoltre, riconfermato la possibilità che con decreto del Ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’Economia e delle Finanze, possa essere rideterminata la percentuale relativa al versamento dei contributi previdenziali, in funzione degli incrementi delle aliquote contributive per gli iscritti alla gestione separata dell’INPS.

Inoltre, in considerazione delle particolari e oggettive condizioni sociali di specifiche categorie di soggetti correlate allo stato di disabilità, di detenzione, di tossicodipendenza o di fruizione di ammortizzatori sociali per i quali è prevista una contribuzione figurativa, utilizzati nell’ambito di progetti promossi da pubbliche amministrazioni, il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, con decreto, può sempre stabilire specifiche condizioni, modalità e importi dei buoni orari.

Si ricorda che fino al prossimo 31 dicembre 2015 resta ferma la previgente disciplina per l’utilizzo dei buoni per prestazioni di lavoro accessorio già richiesti alla data di entrata in vigore del decreto.

La comunicazione alla DTL
Altra importante novità è la scomparsa della previsione della comunicazione dell’inizio della prestazione all’INPS (valida anche ai fini INAIL), che viene sostituita da una comunicazione da effettuare, da parte dei committenti imprenditori o professionisti, sempre prima dell’inizio della prestazione, ma alla Direzione Territoriale del Lavoro competente, attraverso modalità telematiche, ivi compresi sms o posta elettronica.

La nuova comunicazione dovrà contenente i dati anagrafici e il codice fiscale del lavoratore, nonché l’indicazione del luogo della prestazione con riferimento ad un arco temporale non superiore ai trenta giorni successivi.

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