Diritto

Lavori di pubblica utilità: si all’incremento dell’assegno previsto per LSU

L’incremento dell'assegno di integrazione salariale previsto per i lavori socialmente utili spetta per tutti i lavori di pubblica utilità
L’incremento dell’assegno di integrazione salariale previsto per i lavori socialmente utili spetta per tutti i lavori di pubblica utilità

L’incremento dell’assegno di integrazione salariale previsto per i lavori socialmente utili spetta per tutti i lavori di pubblica utilità. Lo ha ribadito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 17353 del 31 agosto 2015.

IL FATTO
Il caso trae origine da una sentenza con cui la Corte d’Appello di Reggio Calabria confermava la decisione del Tribunale, che aveva riconosciuto ad una lavoratrice la rivalutazione Istat sull’assegno percepito per gli anni 1999-2000 in virtù del progetto di Lavoro di pubblica utilità svolto ex legge n. 280 del 1997, e condannato l’Inps al pagamento a tale titolo della complessiva somma di € 309,87, oltre interessi legali.

Avverso tale sentenza ha proposto ricorso per cassazione l’Inps, sostenendo che la soluzione accolta dal Giudice d’appello non sarebbe condivisibile, dovendosi escludere l’applicabilità del D.Lgs. n. 468 del 1997 e della legge n. 144 del 1999, che prevedono l’adeguamento dopo il 1° gennaio 1999 per l’assegno spettante ai lavori socialmente utili, anche al cosiddetto sussidio spettante ai lavoratori di pubblica utilità di cui al D.Lgs. n. 280 del 1997, ai quali si applicherebbe invece l’art. 1 del D.L. n. 510 del 1996, ossia la disciplina prevista per i lavori socialmente utili per il periodo anteriore al 1° gennaio 1999 e quindi, in concreto, la disciplina dettata dall’art. 1, comma 3 del D.L. n. 510 del 1996.

LA DECISIONE DELLA CORTE DI CASSAZIONE
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso presentato dall’Inps. In particolare, la questione prospettata dall’Istituto è stata già affrontata dalla Suprema Corte con la sentenza n. 1461 del 21 gennaio 2011, che ha enunciato il seguente principio di diritto: “In tema di lavori socialmente utili, l’art. 1 del D.Lgs. n. 468 del 1997 fornisce una definizione di portata generale dei l.s.u., comprensiva delle varie attività che hanno per oggetto la realizzazione di opere e la fornitura di servizi di utilità collettiva, nonché dei lavori di pubblica utilità mirati alla creazione di occupazione in particolari bacini d’impiego, in conformità all’intento demandato dalla legge delega – consistente nella revisione dell’intera disciplina dei lavori socialmente utili – e in vista di una configurazione unitaria di tutte le attività ivi descritte che ha, successivamente, trovato consolidamento nella nuova disciplina dettata in materia dal D.Lgs. n. 81 del 2000. Ne consegue che il rapporto tra il disposto di cui all’art. 2 del D.Lgs. n. 468 del 1997 – che delinea i settori di attività per i “progetti di lavoro di pubblica utilità” – e quello di cui all’art. 3 del D.Lgs. n. 280 del 1997 – diretto ad individuare i “lavori di pubblica utilità” in funzione della “creazione di occupazione” in uno specifico bacino di impiego – si configura in termini di specificazione di intenti generali in ambiti territoriali determinati, all’interno di una medesima tipologia di attività e di una medesima finalità del legislatore, connessa ad obiettivi di tutela dalla disoccupazione e di inserimento al lavoro, sicché che l’incremento dell’assegno, nella misura e nei termini determinati dall’art. 45, comma 9, della L. n. 144 del 1999, trova applicazione anche per i lavori di pubblica utilità previsti dal D.Lgs. n. 280 del 1997″.

Ne consegue il rigetto del ricorso.

Corte di Cassazione – Sentenza N. 17353/2015

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *