Diritto

Lavoratori agricoli: iscrizione nell’elenco e onere probatorio

Lavoratori agricoli: iscrizione nell'elenco e onere probatorio
L’iscrizione di un lavoratore nell’elenco dei lavoratori agricoli svolge una funzione di agevolazione probatoria che l’INPS può disconoscere, con la conseguenza che, in tal caso, il lavoratore ha l’onere di provare l’esistenza, la durata e la natura onerosa del rapporto dedotto a fondamento del diritto all’iscrizione e di ogni altro diritto consequenziale di carattere previdenziale fatto valere in giudizio

L’iscrizione di un lavoratore nell’elenco dei lavoratori agricoli svolge una funzione di agevolazione probatoria che viene meno se l’INPS, a seguito di un controllo, disconosce l’esistenza del rapporto di lavoro, esercitando una propria facoltà. In tal caso, il lavoratore deve provare l’esistenza, la durata e la natura onerosa del rapporto dedotto a fondamento del diritto all’iscrizione e di ogni altro diritto consequenziale di carattere previdenziale fatto valere in giudizio. Lo ha affermato la Corte di Cassazione con la sentenza n. 25833 del 5 dicembre 2014.

IL FATTO
Il caso trae origine dal contenzioso instaurato tra un lavoratore iscritto nell’elenco dei braccianti agricoli e l’INPS. La Corte di Appello ha accolto il gravame proposto dall’interessato ed ha dichiarato il suo diritto a essere iscritto negli elenchi dei braccianti agricoli del Comune per l’anno 1993. Il giudice di appello ha evidenziato che mentre il ricorrente aveva dimostrato di avere titolo all’iscrizione depositando certificazione proveniente da pubblico ufficiale attestante l’avvenuta iscrizione in quegli anni sul presupposto dello svolgimento di 102 giornale lavorative alle dipendenze di un’azienda, l’INPS non aveva offerto la prova contraria della mancanza dei requisiti.
L’esistenza in calce al certificato prodotto dell’avvenuta cancellazione dagli elenchi in seguito ad accertamenti ispettivi non priverebbe la certificazione della sua valenza probatoria.

Contro la sentenza ha proposto ricorso per cassazione l’INPS, sostenendo che avrebbe errato la Corte d’Appello nel dare rilievo probatorio decisivo in favore della lavoratrice alla certificazione (modello C2) attestante lo svolgimento di 102 giornate di lavoro dipendente omettendo di considerare che la stessa certificazione recava l’attestazione, avente la medesima portata probatoria, dell’avvenuta cancellazione dagli elenchi stessi senza indicare le ragioni della preferenza accordata ad una delle dichiarazioni contenute nell’atto e non all’altra.

LA DECISIONE DELLA CORTE DI CASSAZIONE
La Cassazione ha accolto il ricorso dell’Istituto previdenziale. Va premesso che nell’ambito del settore agricolo, si definisce lavoratore dipendente colui che fornisce la propria opera manuale, dietro corrispettivo, per la coltivazione di fondi, allevamento di bestiame e/o per attività connesse nei confronti di una azienda agricola o di altro soggetto che svolga attività agricola.
Il contratto di lavoro, art. 21 C.C.N.L. del 25 maggio 2010 (e la legislazione anche previdenziale) suddivide gli operai dell’agricoltura in O.T.D. ed O.T.I.
Sono Operai a Tempo Determinato (volgarmente anche braccianti agricoli o giornalieri di campagna) quei lavoratori assunti per l’esecuzione di lavori di breve durata, a carattere saltuario per compiere una fase lavorativa o in sostituzione di operai per i quali esiste il diritto di conservazione del posto; sono – viceversa – Operai a Tempo Indeterminato (anche salariati fissi) i lavoratori assunti con contratti di lavoro senza scadenza.
Ai fini previdenziali, sono figure assimilate agli operai i piccoli coloni, i compartecipanti individuali, i compartecipanti familiari: si definiscono piccoli coloni coloro che costituiscono, su piccoli fondi, un rapporto di lavoro di natura associativa, avente per oggetto la conduzione del fondo o l’allevamento del bestiame. Sono compartecipanti individuali coloro che individualmente si obbligano a coltivare in compartecipazione un terreno altrui (per singola coltura per una durata di tempo limitato ad un anno o al ciclo della coltura medesima). Sono compartecipanti familiari coloro che si obbligano a coltivare in compartecipazione un terreno altrui, impegnandosi ad apportare il proprio lavoro o quello del proprio nucleo familiare, al fine di assicurare la manodopera necessaria richiesta dal fondo coltivato.
La legge (art. 8, legge n. 334/68) definisce anche i piccoli coltivatori diretti, che sono i coltivatori diretti di terreni che necessitano meno di 104 giornate di lavoro annue e pertanto sono esclusi dalla qualifica INPS gestione CD/CM di Coltivatori Diretti. Se tali soggetti, iscritti nelle liste degli operai agricoli giornalieri, effettuano nel corso dell’anno meno di 51 giornate come operai a tempo determinato (OTD) possono integrare la contribuzione, fino a detto limite, con versamenti volontari; costoro, iscritti negli elenchi nominativi dei lavoratori agricoli subordinati, hanno diritto alle prestazioni previste per gli operai agricoli stagionali.
Secondo l’art. 2135 c.c. è imprenditore agricolo chi esercita un’attività diretta alla coltivazione del fondo, alla silvicoltura, all’allevamento di animali ed attività connesse.
L’attribuzione della qualifica di CD o IAP assume notevole importanza in ragione delle numerose agevolazioni di natura fiscale e contributiva previste dalla vigente normativa nazionale e comunitaria.
Per i CD gli accertamenti relativi all’attribuzione della qualifica sono svolti dall’INPS; per gli IAP, dal 6 maggio 2004 la qualifica deve essere riconosciuta dalle Regioni, l’INPS viceversa conserva la facoltà di acquisire tutte le altre informazioni necessarie all’inquadramento aziendale ai fini dell’imposizione contributiva. Ricordiamo che la tutela previdenziale è stata estesa anche agli imprenditori agricoli che, per le notevoli estensioni dei terreni posseduti e per il fabbisogno di giornate lavorative, non possono essere inquadrati come Coltivatori Diretti.
Pertanto, a decorrere dal 1 luglio 1990, è stata riconosciuta la figura dell’imprenditore agricolo a titolo principale (oggi IAP), inquadrando il soggetto che si dedica con professionalità all’organizzazione, programmazione e coordinamento dei fattori produttivi.
Con il D.Lgs. n. 99/2004 si è istituita la figura dell’imprenditore agricolo professionale – (IAP) estendendone l’applicabilità anche ai soci di società agricole. E’ IAP colui che, in possesso di conoscenze e competenze professionali, dedichi all’attività agricola di impresa direttamente o un qualità di socio, almeno il 50% del proprio reddito globale dal lavoro (25% per le aziende ubicate in zone svantaggiate di cui all’art. 17 del reg. CE n. 1257/99). In particolare, per la figura del Coltivatore Diretto si deve poi osservare come il fabbisogno lavorativo necessario per la gestione dell’azienda non debba essere inferiore a 104 giornate annue, il nucleo coltivatore diretto deve far fronte ad almeno un terzo del fabbisogno lavorativo annuo occorrente per la gestione dell’azienda. Secondo la giurisprudenza, il limite delle 104 giornate deve intendersi anche come minimo di giornate prestata dal coltivatore. Come prima si accennava, se il coltivatore diretto conduce un fondo che necessita di meno di 104 giornate di lavoro annue, è escluso dalla qualifica e dal regime previdenziale di Coltivatore Diretto, ma se effettua nel corso dell’anno meno di 51 giornate come Operaio a Tempo Determinato può integrare la contribuzione da lavoro dipendente con versamenti volontari. L’attività deve essere svolta con abitualità e prevalenza per impegno e reddito ricavato, secondo la legge, il requisito dell’abitualità si ritiene sussistere quando l’attività sia svolta in modo esclusivo o prevalente, intendendosi per attività prevalente quella che occupi il lavoratore per il maggior periodo di tempo nell’anno e costituisca la maggior fonte di reddito.

Tanto premesso, nel caso in esame, la Cassazione ha riconosciuto la fondatezza della tesi dell’INSP, così privando di rilevanza probatoria l’iscrizione nell’elenco dei braccianti agricoli, non avendo il lavoratore offerto la prova contraria.

Corte di Cassazione – Sentenza N. 25833/2014

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