Lavoro

L’attività abituale guida i contributi

L'attività abituale guida i contributi
Sono l’abitualità o l’occasionalità della prestazione lavorativa a determinare o a escludere l’obbligo di iscrizione alle gestioni previdenziali Inps

Sono l’abitualità o l’occasionalità della prestazione lavorativa a determinare o a escludere l’obbligo di iscrizione alle gestioni previdenziali Inps, per i soci amministratori di S.r.l. e per i collaboratori familiari delle imprese dell’artigianato, dell’agricoltura e del commercio. Su queste due categorie si concentrano infatti i chiarimenti recentemente forniti dall’Inps (con la circolare n. 78/2013) e dal ministero del Lavoro (con la lettera circolare n. 10478 del 10 giugno).

Da un lato, il ministero dà un’interpretazione “a maglie larghe”, stabilendo che – al ricorrere di determinati requisiti – i familiari dell’imprenditore possono prestare la propria collaborazione gratuita senza essere obbligati a iscriversi nella relativa gestione previdenziale Inps. Dall’altro, l’Istituto, sul carattere di abitualità e prevalenza del lavoro dei soci di S.r.l., conferma la sua linea tradizionale, ribadita da una norma di legge di interpretazione autentica (nel Dl n. 78/2010).

I soci amministratori di S.r.l. Siamo nell’area delle piccole imprese commerciali, artigiane o agricole: accertare che il lavoro del socio sia abituale è condizione decisiva ai fini della iscrizione nella corrispondente gestione previdenziale. Il tema è stato introdotto con la legge n. 662/1996, ed è stato sempre oggetto di interpretazioni contrastanti. Il contenuto della circolare Inps n. 78/2013 è rilevante ai fini pratici per l’impatto sull’attività ispettiva e sul modo di istruire i ricorsi amministrativi.
In virtù dell’interpretazione dell’articolo 12, comma 11, del Dl n. 78/2010, convertito dalla legge n. 122/2010, diventa pacifico che il criterio di attività prevalente si applica unicamente alla contemporanea prestazione di più attività tra quelle di commerciante, artigiano o coltivatore diretto. L’esempio classico è quello del fornaio che, come artigiano prepara il pane e come commerciante lo vende. Il socio deve essere iscritto alla gestione artigiani o commercianti a seconda di quale sia la sua attività prevalente. Quindi, il socio lavoratore di S.r.l. che sia anche amministratore (e percepisca compensi, per questo) deve iscriversi a due gestioni: alla gestione separata come amministratore e a una delle tre gestioni imprenditoriali come socio lavoratore. Per quanto riguarda l’abitualità della prestazione, che è la “bussola” da seguire per questa ultima iscrizione, la circolare dell’Inps offre numerosi spunti:

  1. il lavoro del socio, del quale bisogna valutare il carattere abituale, per l’eventuale obbligo di iscrizione, può consistere tanto in una attività di organizzazione e direzione dell’impresa, quanto in una attività esecutiva. Anche la Cassazione (sentenza n. 5360/2012), ai fini dell’obbligo verso l’Inps, sottolinea che l’amministratore deve iscriversi in qualità di socio quando la partecipazione personale al lavoro aziendale non è soltanto l’espletamento di un’attività esecutiva o materiale, ma anche di un’attività organizzativa e direttiva, di natura intellettuale. Inoltre, il fatto che non ci siano dipendenti o collaboratori è una circostanza da valutare con attenzione: la sentenza n. 11685/2012 della Cassazione afferma infatti che la partecipazione del socio che aveva fatto domanda di iscrizione alla gestione previdenziale è provata per il solo fatto che c’era un solo altro socio e nessun dipendente o collaboratore;
  2. il carattere abituale non si identifica con la durata più o meno lunga della prestazione, anche se la durata resta un indizio rilevante: la vendita di merce online è ad esempio un’attività di breve durata, ma va considerata abituale, perché è sistematica e reiterata. La circolare dell’Inps precisa esplicitamente che «può ritenersi abituale un’attività effettuata per poche ore al giorno e non tutti i giorni». La sentenza n. 13580/2013 della Cassazione afferma che è necessario, ai fini della sottoposizione agli obblighi previdenziali, che l’attività svolta nell’azienda familiare sia continua e non occasionale ma regolare e costante, anche se non necessariamente a tempo pieno e sia mirata all’accrescimento della produttività e degli utili dell’impresa stessa;
  3. l’abitualità può essere implicita nel fatto che il socio, essendo un imprenditore, debba avvalersi di una attività abituale, sistematica e continua anche per il compimento di un solo affare (risoluzione n. 126/2011 dell’Agenzia delle Entrate);
  4. sull’aspetto sanzionatorio, l’Inps ha trovato nella complessa materia della contribuzione del socio amministratore di S.r.l. una oggettiva incertezza interpretativa. Pertanto, la circolare dispone che, su richiesta degli operatori, gli interessi da applicare come sanzioni civili siano ridotti fino alla misura dei soli interessi legali (articolo 116, comma 15, lettera a della legge n. 388/2000).

I collaboratori familiari. Nelle piccole imprese del commercio, artigiane o agricole, sarà più semplice, d’ora in poi, che i familiari dell’imprenditore prestino la propria collaborazione senza essere obbligati a iscriversi nella relativa gestione previdenziale Inps: è il messaggio più eclatante della circolare n. 10478 del ministero del Lavoro, che fornisce indicazioni operative al personale ispettivo.
Premesso che i familiari non hanno obbligo contributivo se la loro prestazione lavorativa non è abituale, ma solo occasionale, e poiché l’occasionalità è da accertare caso per caso, il ministero stabilisce delle presunzioni operative di occasionalità, per i casi in cui il collaboratore familiare sia pensionato, già occupato a tempo pieno in altra azienda, o impiegato nella prestazione per non più di 720 ore nell’anno.

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