Lavoro

L’arrivo dell’Aspi taglia diverse agevolazioni per il rimpiego

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Nel panorama degli incentivi alle assunzioni, la legge 92/2012, oltre a fare un intervento di “manutenzione” sulle regole per la fruizione, ridisegna anche il quadro normativo in cui si collocano le diverse fattispecie agevolative: infatti, l’abrogazione di determinati ammortizzatori sociali per via dell’introduzione dell’assicurazione sociale per l’impiego (ASpI) – con la riforma a regime – avrà come effetto la riduzione della platea dei soggetti che, attraverso la loro ricollocazione, potevano portare al nuovo datore di lavoro una dote contributiva.
Una conseguenza di non poco conto, perché si ripercuoterà sia sui lavoratori «svantaggiati», che avranno maggiori difficoltà a ritrovare una nuova occupazione, sia sulle imprese, che perderanno la possibilità di godere di bonus di diversa natura: si smarrisce così, tra le pieghe della riforma, uno dei suoi principali obiettivi, vale a dire la creazione di maggiore occupazione.
Non sono pochi gli incentivi destinati a uscire di scena, per via della soppressione dei sussidi ai quali gli stessi erano ancorati: in primis, l’abolizione (in via definitiva a partire dal 2017) delle disposizioni sull’iscrizione alle liste di mobilità e della relativa indennità (comma 71 dell’articolo 2), porterà all’eliminazione degli incentivi connessi alla riassunzione dei percettori. Oggi è prevista una contribuzione Inps agevolata nella misura del 10% in luogo di quella intera, fino ad un massimo di 36 mesi a seconda dei soggetti e della tipologia di contratto.
Inoltre, scomparirà anche la possibilità introdotta dal Dlgs 167/2011, di assumere con contratto di apprendistato i lavoratori in mobilità, ai fini della loro riqualificazione professionale.
Allo stesso modo, la graduale abolizione degli ammortizzatori in deroga (che potranno essere prorogati con specifici accordi governativi solo fino al 2016) farà cessare la possibilità di ricollocare i percettori di questi sussidi, attraverso la concessione ai datori di lavoro di un’agevolazione pari ai trattamenti non ancora percepiti.
Sopravvivono invece le agevolazioni contributive agganciate allo status di disoccupazione ordinaria come quella per la riassunzione dei disoccupati di lungo periodo (legge 407/1990).
Su questo punto, la legge 92, al comma 14 dell’articolo 4, ha peraltro precisato che questi incentivi non possono essere concessi in caso di sostituzione di lavoratori licenziati per giustificato motivo oggettivo, per riduzione di personale, o sospesi.
Infine, la contribuzione sui licenziamenti – nella misura fino a un massimo di 1,5 mensilità dell’importo dell’indennità ASpI – anche in caso di recesso del lavoratore apprendista al termine del periodo di formazione (ex articolo 2118 del codice Civile), potrebbe scoraggiare il ricorso a questa tipologia contrattuale: infatti i vantaggi contributivi sarebbero decurtati, indipendentemente dal fatto che il motivo del recesso sia conseguente all’esito negativo del percorso formativo.

[alert_custom]LE NUOVE AGEVOLAZIONI[/alert_custom]

Al contrario, a partire dal prossimo anno, con l’abrogazione dei contratti di inserimento, scatteranno gli incentivi previsti dalla riforma del lavoro, in capo ai datori di lavoro che inseriranno nel proprio organico lavoratori over 50, disoccupati da almeno 12 mesi, ovvero personale femminile che si trovi in particolari condizioni.
L’ambito applicativo di questi incentivi riguarda le assunzioni di donne di qualsiasi età, prive di un impiego regolarmente retribuito da almeno sei mesi, residenti in determinate aree geografiche; ovvero di donne di qualsiasi età prive di impiego da almeno 24 mesi, ovunque residenti.
I territori di residenza agevolati dovranno essere identificati ogni anno con decreto ministeriale. Per l’effettiva fruizione dei nuovi bonus, occorrerà comunque attendere le istruzioni da parte dell’Inps.
L’incentivo consiste nella riduzione del 50% dei contributi per un massimo di dodici mesi nel caso l’assunzione avvenga con contratto a termine o per massimo 18 mesi nell’ipotesi di contratto a tempo indeterminato, oppure di trasformazione a tempo indeterminato dell’iniziale rapporto a termine.

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