Lavoro

L’aiuto in famiglia è «occasionale» sotto le 720 ore

Le collaborazioni familiari si considerano occasionali nel caso in cui siano prestate da pensionati, da soggetti impiegati a tempo pieno in un'altra azienda e non superino 90 giorni per anno solare
Le collaborazioni familiari si considerano occasionali, e quindi esenti dall’iscrizione nella relativa gestione previdenziale Inps, nel caso in cui siano prestate da pensionati, da soggetti impiegati a tempo pieno in un’altra azienda e non superino 90 giorni per anno solare

La circolare n. 10478 del ministero del Lavoro del 10 giugno 2013 ha introdotto dei veri e propri parametri oggettivi, che costituiscono il discrimine tra occasionalità e abitualità della prestazione, per le collaborazioni familiari nei settori dell’artigianato, dell’agricoltura e del commercio.
Nel tracciare la “bussola” che il personale ispettivo dovrà seguire in fase di accertamento, il ministero sancisce il principio che, in questi ambiti, se ricorrono determinati requisiti, i familiari dell’imprenditore possono prestare la propria collaborazione, senza essere obbligati a iscriversi nella relativa gestione previdenziale Inps.

In primo luogo il ministero chiarisce che i familiari non hanno obbligo contributivo se la loro prestazione lavorativa non è abituale, ossia se è soltanto occasionale.
In particolare, sono state individuate due fattispecie per le quali si assume che l’attività dei familiari sia occasionale: sono i casi del lavoro prestato dal pensionato in favore del familiare imprenditore, e quello del familiare che sia già occupato a tempo pieno in un’altra azienda. L’attività del pensionato – nota il ministero – è solitamente caratterizzata dalla scarsa tendenza a impegnarsi in una attività abituale. Il personale ispettivo dovrà considerare così le prestazioni rese dai pensionati, parenti o affini dell’imprenditore, come collaborazioni occasionali (purché di tipo gratuito), tali dunque da non richiedere né l’iscrizione nella gestione assicurativa di competenza, né da ricondurre alla subordinazione.
Anche la prestazione del familiare già occupato a tempo pieno in un’altra azienda, al quale manca presumibilmente il tempo materiale per impegnarsi sistematicamente in un’altra attività lavorativa, andrà considerata allo stesso modo. Queste prestazioni devono comunque essere effettuate a carattere gratuito, in linea con lo spirito di solidarietà che lega tra loro i familiari.
La regola generale, poi – al di là delle ipotesi del pensionato o del lavoratore full-time sopra descritte – è che la presunzione di occasionalità si verifica, nel settore artigiano, commerciale e agricolo, se i compiti svolti dal familiare non sono stabili né sistematici, e rispettano il limite quantitativo di apporto lavorativo di 90 giorni per anno solare, intesi come frazionabili in 720 ore (questo parametro quantitativo è desunto dall’articolo 21, comma 6 del Dl n. 269/2003, che si riferisce al settore dell’artigianato, ma che secondo il ministero del Lavoro può essere applicato anche al commercio e all’agricoltura, «in ragione dei comuni aspetti di carattere previdenziale»). Inoltre, non è necessario che l’imprenditore sia assente: la collaborazione occasionale resta valida sia per affiancarlo, sia per sostituirlo.

Per disconoscere questa caratterizzazione, il personale ispettivo dovrà provare il superamento del limite temporale, con l’acquisizione di documenti o testimonianze.
È opportuno, infine, ricordare i risvolti legati agli obblighi assicurativi dei coadiuvanti familiari dei soci di società artigiane e non artigiane: su questo punto, l’Inail era intervenuto con la nota n. 2653/2012, chiarendo – in linea con l’Inps – che questi soggetti devono essere assicurati se svolgono la propria attività con continuità e a titolo oneroso, sempre che sussistano le condizioni di assicurabilità previste dal Dpr n. 1124/1965.

Ministero del Lavoro – Circolare N. 10478/2013

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