Lavoro

L’adempimento a seguito di diffida obbligatoria permette di pagare una sanzione ridottissima

L’adempimento a seguito di diffida obbligatoria permette di pagare una sanzione ridottissima
Anche nel caso in cui, da una verifica ispettiva, emerga una violazione di norme di legge o del contratto collettivo in materia di lavoro e legislazione sociale da cui derivino sanzioni amministrative, a seguito di diffida obbligatoria il trasgressore può regolarizzare la propria posizione e pagare una sanzione ridottissima

Anche nel caso in cui, da una verifica ispettiva, emerga una violazione di norme di legge o del contratto collettivo in materia di lavoro e legislazione sociale da cui derivino sanzioni amministrative, a seguito di diffida obbligatoria il trasgressore può regolarizzare la propria posizione e pagare una sanzione ridottissima.

La c.d. “diffida obbligatoria” è un istituto disciplinato dall’art. 13, del D.Lgs. n. 124/2004, che è stato oggetto di profonde modifiche ad opera del Collegato Lavoro 2010.

In forza dell’attuale formulazione normativa il potere di “diffida obbligatoria” compete a:

  • ispettori del lavoro;
  • ispettori degli Enti e degli Istituti Previdenziali;
  • funzionari amministrativi degli Enti e degli Istituti Previdenziali;
  • Carabinieri;
  • Guardia di Finanza;
  • Polizia di Stato.

Quindi, qualora le suddette figure, nell’adempimento dei propri compiti, constatino l’inosservanza di norme di legge o del contratto collettivo in materia di lavoro e legislazione sociale da cui derivino sanzioni amministrative, sono tenute a diffidare il trasgressore e l’eventuale obbligato in solido a regolarizzare le violazioni comunque materialmente sanabili entro 30 giorni dalla data di notificazione del “verbale unico”.

La diffida in questione viene detta “obbligatoria” proprio perché è un obbligo per i soggetti sopra specificati tanto da rappresentare una condizione di procedibilità dell’azione sanzionatoria degli illeciti amministrativi in materia di lavoro e di legislazione sociale (Ministero del Lavoro, circolare n. 24/2004).

Infatti, l’adozione di un provvedimento di contestazione/notificazione di una violazione ritenuta sanabile non preceduta dalla diffida ex art. 13, D.Lgs. n. 124/2004, è inficiata da un vizio di carattere procedimentale, che si ripercuote sulla legittimità del provvedimento stesso (Ministero del Lavoro, circolare n. 9/2006).

Per quanto concerne le violazioni sanabili, la citata circolare n. 24/2004 ha chiarito che sono da ritenersi tali, le violazioni amministrative relative ad adempimenti omessi, in tutto o in parte, che possono ancora essere materialmente realizzabili, anche qualora la legge preveda un termine per l’effettuazione dell’adempimento (illeciti omissivi istantanei con effetti permanenti).

Sono, al contrario, da ritenersi escluse dall’ambito della diffida tutte le violazioni in cui l’interesse sostanziale – soprattutto relativo alla tutela dell’integrità psicofisica e della personalità morale – protetto dalla norma non è in alcun modo recuperabile.

A quanto sopra, con la circolare n. 9/2006 il Ministero del Lavoro ha aggiunto che la sanabilità sussiste indipendentemente dall’istantaneità o meno della condotta oggetto della fattispecie sanzionatoria, sempreché gli adempimenti possano essere considerati astrattamente sanabili con esclusione delle regolarizzazioni di fatto materialmente impossibili.

In questo contesto è utile tener presente che proprio a quest’ultima circolare è allegato un elenco non esaustivo delle principali violazioni amministrative suscettibili di diffida.

In caso di ottemperanza alla diffida entro il termine previsto dalla norma, il trasgressore o l’eventuale obbligato in solido è ammesso al pagamento della c.d. sanzione ridottissima ovvero di una somma pari all’importo della sanzione nella misura del minimo previsto dalla legge ovvero nella misura pari ad un quarto (1/4) della sanzione stabilita in misura fissa, entro il termine di quindici giorni.

Quindi il pagamento entro 45 giorni dalla notificazione del verbale unico (30 giorni per adempiere e 15 giorni per pagare) della predetta somma estingue il procedimento sanzionatorio limitatamente alle inosservanze oggetto di diffida.

E’, inoltre, possibile attivare la procedura della diffida obbligatoria anche nelle ipotesi in cui il trasgressore abbia volontariamente sanato l’irregolarità prima ancora che la stessa venga rilevata dagli organi competenti, anche perché sarebbe “incongruo penalizzare chi effettua comunque un adempimento dovuto oltre il termine previsto rispetto a chi lo ometta totalmente” (Ministero Lavoro, circolare n. 24/2004).

Tale possibilità prima ammessa da circolare ministeriale è ora legislativamente regolamentata dall’art. 13, comma 4, lett. c), D.Lgs. n. 124/2004.

Nel caso di specie, in realtà, non viene emesso un vero e proprio atto di diffida ma una c.d. “diffida ora per allora” in quanto i soggetti competenti si limitano di fatto ad accertare la condotta posta in essere (violazione e successiva sanatoria dell’irregolarità) ed ammettono direttamente il trasgressore a pagare la sanzione ridottissima entro 15 giorni (non ci sono i 30 giorni per adempiere in quanto, per l’appunto, l’adempimento è già stato effettuato ancora prima che l’irregolarità fosse contestata).

Qualora, però il trasgressore o l’obbligato in solido non regolarizzino l’inadempienza nei 30 giorni o la regolarizzino ma non forniscano prova al personale ispettivo del pagamento delle somme previste, il verbale unico produce gli effetti della contestazione e notificazione degli addebiti accertati nei confronti del trasgressore e della persona obbligata in solido ai quali sia stato notificato.

Infine è il caso di rammentare che, come chiarito dal Ministero del Lavoro con circolare n. 41/2010, in presenza di più trasgressori, l’ottemperanza alla diffida da parte di uno solo di essi permette di accedere al pagamento della sanzione minima a tutti.

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