Diritto

L’acquisto in nero di scatole legittima l’accertamento di maggiori ricavi

E' legittimo un accertamento che ridetermina i ricavi di un calzaturificio sulla base delle scatole di scarpe acquistate in nero ritenendo che a fronte di tali acquisti fossero state vendute successivamente scarpe in evasione di imposta
E’ legittimo un accertamento che ridetermina i ricavi di un calzaturificio sulla base delle scatole di scarpe acquistate in nero ritenendo che a fronte di tali acquisti fossero state vendute successivamente scarpe in evasione di imposta

Con la sentenza n. 13782 del 17 aprile 2014, la Corte di Cassazione ha ritenuto legittimo un accertamento che ha rideterminato i ricavi di un calzaturificio sulla base delle scatole di scarpe acquistate in nero ritenendo che a fronte di tali acquisti fossero state vendute successivamente scarpe in evasione di imposta.

IL FATTO
L’Agenzia delle Entrate emetteva un avviso di accertamento nei confronti di un calzaturificio rideterminando i maggiori ricavi desumibili dalla rivendita delle scarpe.
In particolare, l’Ufficio, verificato che il calzaturificio aveva acquistato in nero 81.005 scatole di scarpe, riteneva più che verosimile che avesse venduto il medesimo numero di scarpe, ad eccezione di una quantità pari all’1% scartata per difetti di costruzione.
Rideterminava pertanto i proventi del calzaturificio in ragione del numero di scarpe vendute, presumendo che queste fossero state commercializzate esclusivamente insieme alle scatole.

LA DECISIONE DELLE COMMISSIONI TRIBUTARIE
A seguito dell’esito sfavorevole nei primi due gradi di giudizio, il contribuente adiva la Commissione Tributaria Centrale che accoglieva parzialmente le sue eccezioni, rideterminando i ricavi accertati dall’Ufficio.
I giudici della CTC, pur ritenendo utilizzate per la successiva rivendita le scatole di scarpe acquistate dal calzaturificio, rilevavano che i ricavi del contribuente dovessero essere quantificati secondo il costo delle scatole di scarpe e non in base alle somme presuntivamente ottenute dal numero di scarpe cedute.

LA DECISIONE DELLA CORTE DI CASSAZIONE
Avverso la sentenza della Commissione Tributaria Centrale, l’Ufficio proponeva ricorso per Cassazione contestando l’illogicità della sentenza impugnata poiché, se da una parte ha riconosciuto l’esattezza della metodologia induttiva di accertamento utilizzata dall’Ufficio, dall’altra, non ha poi considerato il numero di scarpe vendute quale parametro per la rideterminazione dei ricavi.
Con sentenza n. 13782 del 17 giugno 2014, la Corte di Cassazione ha accolto parzialmente il ricorso proposto dall’Agenzia delle Entrate, rinviando alla Commissione Regionale per l’esatta quantificazione dei ricavi occultati.
I giudici di legittimità hanno infatti ritenuta illogica la sentenza emessa dalla Commissione Centrale Tributaria nella parte in cui non aveva valutato la pretesa erariale congrua, pur riconoscendo l’esattezza della metodologia di accertamento.
Sul punto, la Cassazione ha rilevato che se è stato correttamente riconosciuto che ogni paio di scarpe fosse commercializzato dal calzaturificio con la propria scatola, i ricavi occultati si sarebbero dovuti quantificare in base al prezzo di rivendita delle scarpe e non in base al costo delle scatole.

La pronuncia si inserisce nel consolidato orientamento che ritiene sufficientemente provato l’occultamento di ricavi sulla base dell’esame dei consumi di materie prime utilizzate per lo svolgimento dell’attività dell’impresa. In sostanza, se è possibile sostenere fondatamente che all’acquisto di beni corrispondano delle vendite, la ricostruzione induttiva dei ricavi è corretta.

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