Fisco

La volontà del contribuente di «rimediare» all’errore salva dalla sanzione piena

La volontà del contribuente di «rimediare» all'errore salva dalla sanzione piena
La volontà di sanare omissioni o errori dimostrata dal contribuente salva il pagamento tardivo dalla sanzione piena, purché la differenza sia di lieve entità

La volontà di sanare omissioni o errori dimostrata dal contribuente salva il pagamento tardivo dalla sanzione piena, purché la differenza sia di lieve entità. È quanto emerge dalla circolare n. 27/E/2013, con la quale l’Agenzia delle Entrate ha voluto indirizzare i propri uffici alla salvaguardia di chi dimostra l’intenzione di correggere irregolarità commesse. Si tratta, quindi, di pagamenti già effettuati, beneficiando della maggiorazione dello 0,4% o di istituti quali il ravvedimento, l’adesione all’accertamento o la definizione della sanzioni, tuttavia carenti per errori di calcolo o materiali di minima entità.

Prendiamo l’esempio di un soggetto che deve versare un’imposta di mille euro entro domani, ma che erroneamente, non applica la maggiorazione dello 0,4% (4 euro). Prima dei chiarimenti, l’Agenzia irrogava la sanzione del 30% prevista per i tardivi versamenti sull’importo complessivo. Pertanto un’omissione di soli 4 euro poteva comportare una penalità di ben 300 euro. D’ora in avanti, invece, la sanzione dovrà essere calcolata solo sulla differenza di 4 euro. Tra l’altro la circolare n. 27/E/2013 sembra quasi essersi uniformata agli orientamenti di merito già espressi dalle commissioni tributarie (si veda tra tutte la Ctr Emilia Romagna 3/08/2012).

Analoga circostanza si può verificare per insufficienti pagamenti eseguiti in applicazione di istituti deflattivi, quali il ravvedimento operoso o l’acquiescenza agli accertamenti. In entrambi i casi, infatti, entro una determinata scadenza vanno versate le imposte, insieme a interessi e sanzioni calcolate in misura agevolata.
L’esperienza sul campo insegna che tali circostanze hanno spesso comportato l’insorgere di contenziosi, ai quali si è dovuto ricorrere per sperare di non corrispondere somme elevatissime per errori di pochi euro. Come nel caso affrontato dalla Ctr Lombardia con la sentenza 40/45/2013, che ha accolto il ricorso del contribuente avanzato su una pretesa di 164mila euro per un errore di poche centinaia di euro.

In passato, anche violazioni di carattere “formale” (per esempio la mancata consegna della fideiussione in caso di rateizzazione delle some concordate in adesione) hanno indotto gli uffici a pretendere la sanzione in misura massima, nonostante la regolarità dei pagamenti effettuati dal contribuente. In ipotesi come queste, oltre a non sussistere alcun danno erariale, il contribuente poteva dimostrare le proprie intenzioni di voler evitare la lite. Ora, il ravvedimento o l’acquiescenza si possono ritenere validamente perfezionati, nell’ottica di salvaguardare il comportamento del contribuente volto a regolarizzare la propria posizione.

La circolare n. 27/E/2013 suggerisce agli uffici dell’amministrazione finanziaria di abbandonare la lite instaurata quando in contrasto con tali principi solo per il ravvedimento insufficiente. Un’interpretazione più estensiva potrebbe, però, far prevalere sempre la buona fede del contribuente e la valutazione del concreto danno erariale subito dalla violazione. Anche perché in caso contrario il rischio sarebbe quello di alimentare ulteriormente il contenzioso.

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