Diritto

La tariffa rifiuti è un tributo e non può essere assoggettata a IVA

La tariffa rifiuti è un tributo e non può essere assoggettata a IVA
La Cassazione ribadisce l’esenzione dall’IVA del prelievo sui rifiuti. Dire che la tariffa non è tributo non la rende tassabile

La tariffa rifiuti è un tributo e non può essere assoggettata a IVA. Il concessionario che ha riscosso la TIA è tenuto a restituirla al contribuente. È irrilevante, poi, per definire la natura dell’entrata comunale, l’intervento normativo successivo alla pronuncia della Corte Costituzionale (238/2009) con il quale il legislatore ha qualificato la TIA2 come entrata non tributaria. Lo ha ribadito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 4723 del 10 marzo 2015.

Continua, dunque, la telenovela sulla natura della TIA e sull’assoggettabilità all’IVA. Sulla questione si è formato un orientamento univoco della giurisprudenza sia di legittimità sia di merito. La pronuncia della Cassazione che ha riaffermato la natura fiscale della tariffa rifiuti e, per l’effetto, la sua esclusione dal campo di applicazione dell’IVA è in linea con tante altre sentenze emesse dai giudici di piazza Cavour (tra le ultime si veda Cass. n. 4132/2015).

Viene posto in rilievo nella pronuncia in esame che «anche sul piano eurounitario appare palese l’insussistenza di un nesso diretto tra il servizio e l’entità del prelievo e, con essa, l’assenza, almeno nelle ipotesi prese ora in considerazione, del rapporto di corrispettività posto alla base dell’assoggettamento ad IVA ai sensi degli artt. 3 e 4 del D.P.R. n. 633 del 1972».

È stato giudicato, inoltre, irrilevante quanto disposto dall’art. 14 del D.L. n. 78/2010, convertito nella legge n. 122/2010, che per giustificare il pagamento dell’IVA successivamente alla pronuncia della Consulta, e per evitare di effettuare i rimborsi per le somme incassate dall’erario, ha qualificato come «non tributaria» la TIA2 istituita dall’art. 238 del D.Lgs. n. 152/2006.

L’IVA eventualmente versata, quindi, deve essere restituita dal concessionario che ha riscosso la tariffa. Del resto, l’equiparazione arbitraria fatta dall’Agenzia delle Entrate (circolare n. 3/2010) alla TIA2, per motivare la richiesta dell’IVA, è inaccettabile e costituisce solo una forzatura. Così si era già espressa la Cassazione con le sentenze nn. 3756/2012 e 2320/2012.
Non meno determinata è stata la tesi dei giudici di merito. La Commissione Tributaria Regionale di Bari, sezione staccata di Lecce (XXIV), con la sentenza n. 2306/2014, ha giudicato infondata l’interpretazione dell’Agenzia delle Entrate e ha ritenuto inapplicabile l’IVA a un’entrata tributaria. Per i giudici d’appello non è «ammissibile l’imposizione di una tassa su di una tassa».

In effetti, come per la TARSU, il presupposto della TIA era l’occupazione o conduzione di locali o aree scoperte a uso privato non costituenti accessorio o pertinenza dei locali, a qualsiasi uso adibiti, nel territorio comunale. I costi per i servizi relativi alla gestione dei rifiuti giacenti su strade e aree pubbliche e soggette a uso pubblico dovevano essere coperti dai Comuni con l’istituzione di una tariffa, composta da una quota determinata in relazione alle componenti essenziali del costo del servizio e da una quota rapportata a quantità di rifiuti conferiti, servizio fornito e costi di gestione. Non era identificabile, infatti, un rapporto sinallagmatico tra prestazione e controprestazione e nessun rapporto contrattuale anche di semplice adesione, in quanto il servizio pubblico era finalizzato alla tutela ambientale e alla salute pubblica.

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