Lavoro

La sospensione dell’attività congela i periodi di ferie

Le regole da seguire per lo smaltimento delle ferie nel caso in cui l'azienda sia ammessa al godimento degli ammortizzatori sociali
Le regole da seguire per lo smaltimento delle ferie nel caso in cui l’azienda sia ammessa al godimento degli ammortizzatori sociali

Anche nell’attuazione dei piani ferie, i datori di lavoro devono fare i conti con le variazioni dei ritmi di produzione causate, in molti casi, dalla crisi economica: le contrazioni o le sospensioni dell’attività lavorativa nelle aziende, infatti, possono incidere sulla gestione delle ferie, con effetti che si riflettono non solo sulla maturazione dei ratei correlati, ma anche sul godimento dei periodi di riposo dei lavoratori.
Le regole da seguire sono dettate da un intreccio di norme e di istruzioni di prassi: da un lato, quelle che regolano la disciplina delle ferie; dall’altro, quelle che intervengono, invece, sul ricorso agli ammortizzatori sociali, per far fronte alle situazioni di crisi aziendale.

Crisi e smaltimento ferie. A compiere una ricognizione della materia è stato l’interpello del Ministero del Lavoro n. 19/2011. In particolare, le istruzioni ministeriali hanno precisato due principi che devono essere osservati per un corretto rispetto delle norme.
Innanzitutto, bisogna ricordare – come previsto dall’articolo 10 del D.lgs n. 66/2003 – che il lavoratore ha diritto (salvo disposizioni di miglior favore dettate dai Contratti collettivi nazionali di lavoro) a un periodo annuale di ferie retribuite non inferiore a quattro settimane. Almeno due di queste devono essere godute nell’anno di maturazione, mentre le settimane restanti possono essere godute nei 18 mesi successivi al termine dell’anno di maturazione.
Ma che cosa accade all’ordinaria gestione delle ferie quando si verifica il ricorso a un ammortizzatore sociale? In queste ipotesi, l’avvio di un programma di cassa integrazione (nelle diverse declinazioni di Cigo, Cigs o Cassa integrazione in deroga), costituisce un’ipotesi oggettiva con carattere di eccezionalità e imprevedibilità, e assume una valenza derogatoria al “normale” godimento dei periodi feriali.
In sostanza, poiché si ha una sorta di “congelamento” del rapporto di lavoro, non è necessario consentire al lavoratore il recupero delle energie psicofisiche. Questo principio vale nell’ipotesi in cui sia attuata la sospensione totale dell’attività lavorativa: l’esercizio del diritto al godimento delle ferie maturate e di quelle in corso di maturazione può essere così posticipato al momento della ripresa dell’attività lavorativa, una volta che sia terminata la sospensione dell’attività.
Viceversa, se si verifica una contrazione dell’attività lavorativa, con ricorso a procedure di Cig parziale, dovrà comunque essere garantito lo smaltimento “minimo” delle ferie, secondo le disposizioni di legge.

I riflessi sui contributi. L’altro aspetto, affrontato nella risposta all’interpello, riguarda poi la possibilità di ritardare il pagamento dei contributi previdenziali e assistenziali dovuti per le ferie non godute: anche sulla scorta delle istruzioni Inps – tra cui il messaggio n. 18850/2006 – la scadenza impositiva che scatta al termine dei 18 mesi successivi all’anno solare di maturazione delle ferie (o all’eventuale termine disposto dal Contratto collettivo nazionale di settore) è sospesa per un periodo di durata pari a quello di concessione dei trattamenti di Cigo, Cigs e Cig in deroga.

La contrazione dell’attività. Per quanto riguarda invece la maturazione delle ferie in costanza di ammortizzatori sociali, pur non esistendo previsioni normative ad hoc, ma combinando gli orientamenti di prassi e quelli giurisprudenziali – e fatte salve diverse disposizioni contrattuali – il comportamento da tenere è il seguente:

  • nell’ipotesi di sospensione dell’attività, i ratei di ferie non maturano;
  • durante le riduzioni dell’orario di lavoro o in presenza di sistemi di sospensione “a rotazione”, i ratei normalmente maturano secondo il criterio in base al quale una frazione di almeno 15 giorni conta come un mese.

È sempre opportuno, comunque, verificare con attenzione la disciplina dettata dal Ccnl o prevedere direttamente le regole inerenti la maturazione nell’ambito della contrattazione sindacale riferita al ricorso agli ammortizzatori.
Durante i contratti di solidarietà, le ferie rimangono a carico dell’integrazione salariale straordinaria, secondo la percentuale prevista, in relazione alla riduzione dell’orario.

Esclusi i casi particolari, alla fine dell’anno di maturazione, il datore è punito con una sanzione da 130 a 780 euro per ogni dipendente e per ciascun periodo cui si riferisce la violazione, se il lavoratore non ha goduto di almeno 2 settimane di ferie.
Quando le due settimane di ferie residue (o parte di esse) – da concedere entro il 30 giugno del secondo anno successivo a quello di maturazione – non sono godute, il datore di lavoro deve versare i contributi all’Inps.
Regolamenti aziendali o patti individuali possono spostare il termine di fruizione delle ferie, con conseguente rinvio dell’obbligo contributivo: dal punto di vista operativo, nel caso delle ferie maturate nel 2011 e non ancora godute alla data del 30 giugno 2013, si dovrà elaborare la busta paga di luglio sommando alla retribuzione imponibile corrente l’importo corrispondente al compenso per ferie non godute (anche se non effettivamente corrisposto), indicare i relativi contributi nell’Uniemens di luglio e versarli entro il prossimo 16 agosto.
Le ferie non godute non possono essere monetizzate. La normativa prevede alcune eccezioni dove è possibile compensare l’eventuale residuo con l’indennità sostitutiva: quando i giorni previsti dal Ccnl eccedono il periodo minimo legale di quattro settimane; alla cessazione del rapporto di lavoro; nel caso di contratto a tempo determinato di durata inferiore all’anno; al lavoratore inviato all’estero non trasfertista.

Ministero del Lavoro – Interpello N. 19/2011

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