Fisco

La solidarietà negli appalti cancellata soltanto per l’Iva

Abrogata la responsabilità solidale Iva nei rapporti tra appaltatore e subappaltatore e la relativa responsabilità sanzionatoria prevista tra appaltatore e committente
Abrogata la responsabilità solidale Iva nei rapporti tra appaltatore e subappaltatore e la relativa responsabilità sanzionatoria prevista tra appaltatore e committente

Il decreto legge approvato sabato scorso dal Consiglio dei ministri ha abrogato la responsabilità solidale Iva nei rapporti tra appaltatore e subappaltatore e la relativa “responsabilità sanzionatoria” prevista tra appaltatore e committente.
Attenzione, però: il decreto non interviene sulla responsabilità solidale contributiva relativa alle ritenute d’imposta di lavoro dipendente. La norma finale lascia, infatti, inalterate le regole in materia di lavoro. In particolare, il decreto prevede un intervento chirurgico all’articolo 35 del Dl n. 223/2006 abrogando solo i riflessi Iva della normativa.

L’abrogazione della responsabilità solidale Iva negli appalti è sicuramente una scelta attesa, sperata e sicuramente giusta.
In effetti, il provvedimento governativo, anticipando una probabile bocciatura comunitaria della norma, ha il merito di aver cancellato un adempimento che aveva creato per le imprese degli oneri del tutto sproporzionati. Inoltre, l’adempimento, nella sua concreta attuazione, era del tutto inefficace rispetto agli scopi per cui era stata approvato, essendosi ridotto a un mero formalismo con l’acquisizione meccanica di un’autocertificazione del fornitore.

La norma, però, seppur del tutto inadeguata, si proponeva di ridurre un fenomeno di frode Iva legato all’emissione da parte dei fornitori di fatture soggettivamente inesistenti. Il fenomeno sta rapidamente coinvolgendo molti cessionari/committenti, in molti casi, del tutto inconsapevoli. Nel corso degli ultimi anni, anche a causa della grave crisi finanziaria, molti operatori sono caduti nella trappola di fornitori scaltri che attraverso la frode Iva erano in grado di vendere beni e servizi a prezzi notevolmente inferiori. La frode si realizza seguendo uno schema ormai ben consolidato: il fantomatico fornitore si interpone tra il reale soggetto che cede il bene e il servizio e vende al nostro acquirente i beni o i servizi riscuotendo da quest’ultimo l’Iva, ma non provvede a riversare l’imposta all’Erario. Così facendo questi fornitori sono in grado di vendere a prezzi sicuramente vantaggiosi i beni e/o i servizi potendo beneficiare in modo del tutto illegittimo dell’Iva incassata.

In questi mesi questi fenomeni hanno prepotentemente raggiunto gli onori delle cronache, in quanto la giurisprudenza nazionale di merito e di legittimità, nonché la Corte Ue si sono ampiamente occupate di questi casi. Inoltre del tema si è occupata la Commissione Europea nel libro bianco del futuro dell’Iva e, da ultimo, anche il legislatore nazionale che con il Dl n. 16/2012 ha cercato di limitare (si fa per dire) all’Iva i recuperi che nel frattempo l’Agenzia delle Entrate e la Guardia di Finanza avevano fatto nei confronti dei contribuenti. L’effetto del recupero è, allo stato attuale, identificabile nella indetraibilità dell’Iva relativa alle fatture emesse nei confronti degli acquirenti/committenti dai fornitori frodatori. Il fenomeno che ha riguardato e riguarda imprese di vari settori economici, impone al contribuente l’adozione di un’adeguata contromisura. In particolare, a prescindere dall’adempimento ora abrogato, le imprese devono introdurre una procedura di controllo economico-amministrativo dei propri fornitori. La procedura che può sicuramente prendere spunto anche dai principi individuati dalla giurisprudenza, deve consentire all’acquirente/committente di verificare, per esempio, l’esistenza di un reale potere di rappresentanza del venditore rispetto all’impresa fornitrice; l’esistenza e l’attività dell’impresa fornitrice (attraverso l’acquisizione della visura camerale); la corrispondenza degli indirizzi della sede amministrativa e legale e della localizzazione dei pagamenti rispetto ai dati camerali.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *