Diritto

La scarsa puntualità dei pagamenti legittima lo studio di settore

La scarsa puntualità dei pagamenti legittima lo studio di settore
Il ricorso alle nozioni di comune esperienza va inteso in senso rigoroso, e cioè come fatto acquisito alle conoscenze della collettività con tale grado di certezza da apparire indubitabile e incontestabile

Il ricorso alle nozioni di comune esperienza (fatto notorio) comporta una deroga al principio dispositivo e al contraddittorio, in quanto introduce nel processo civile prove non fornite dalle parti e relative a fatti dalle stesse non vagliati né controllati. Va pertanto inteso in senso rigoroso, e cioè come fatto acquisito alle conoscenze della collettività con tale grado di certezza da apparire indubitabile e incontestabile. Con la sentenza n. 22950 del 29 ottobre 2014, la Corte di Cassazione affronta nuovamente il tema degli studi di settore; in particolare dell’incidenza dell’acquisizione di particolari dati ai fini dell’applicazione dello strumento accertativo.

IL FATTO
Il caso trae origine da un ricorso presentato dall’Agenzia delle Entrate avverso la decisione della Commissione Tributaria Regionale della Campania che, accogliendo l’appello di un libero professionista avverso la sentenza di primo grado, ha dichiarato la illegittimità dell’avviso di accertamento spiccato per l’anno 1999 a carico del medesimo, quanto ad Irpef, sulla base di parametri ritenuti insufficienti alla relativa giustificazione di rettifica, avendo il contribuente apportato elementi contraddittori rispetto alle elaborazioni’matematico-statistiche e non avendo il giudice di prime cure apprezzato la ‘nozione di fatto’ della scarsa puntualità di pagamento, nella zona considerata e secondo le tabelle ufficiali, dei ‘clienti meridionali’ del libero professionista destinatario dell’accertamento, oltre che del criterio di contabilizzazione di cassa.

Nel ricorso per Cassazione, ad avviso dell’Agenzia delle Entrate la CTR avrebbe erroneamente elevato a fatto notorio, rientrante nella comune esperienza, una circostanza del tutto generica, né tale da assumere alcun grado di certezza nella osservazione e percezione della collettività, così finendo con il coincidere, semmai, con una massima o regola di esperienza, e non già come mezzo di accertamento del fatto.

LA DECISIONE DELLA CORTE DI CASSAZIONE
La Corte di Cassazione accoglie il ricorso presentato dall’Agenzia delle Entrate. La CTR ha ritenuto erronea la sentenza dei primi giudici, laddove essi non avrebbero fornito adeguato risalto a particolari situazioni di mercato ovvero di svolgimento dell’attività prevalente tali da opporsi alle risultanze dei parametri presuntivi. E nell’accogliere l’appello, ai fini di contrastare in particolare il criterio di contabilizzazione di cassa, posto dall’Ufficio, oltre che a base di una circolare (n. 25/E del 14.3.2001) altresì quale indice di ricostruzione dei ricavi e del conseguente maggior reddito nel caso del contribuente accertato, la sentenza impugnata ha conferito portata fondativa al proprio convincimento — l’avvenuto superamento delle presunzioni discendenti dai parametri di cui all’art. 3, comma 181, della legge n. 549 del 1995 – avendo riguardo ad una nozione di fatto. Quest’ultima, individuata nella circostanza per cui “i clienti meridionali non sempre corrispondono onorari conformi alle tabelle professionali”, palesa evidenti limiti rispetto alle “nozioni di fatto che rientrano nella comune esperienza” ai sensi dell’art. 115 comma 2, cod. proc. civ. poiché la sua rilevazione, per quanto appartenente all’indagine officiosa del giudice del merito, non appare rispettosa di quegli indici di univocità e sicura percezione in un dato contesto ambientale o sociale voluti dalla norma. La stessa enunciazione della CTR è innanzitutto incoerente con la certa acquisizione del fatto notorio, laddove la sentenza impugnata dà conto (“è risaputo”) in modo suggestivo e meno che probabilistico alla descritta prassi disapplicativa del pagamento a tariffa piena dei professionisti, esprimendosi, con riguardo ai “clienti meridionali”, secondo una ricognizione contraddittoria (“non sempre corrispondono onorari”).

In secondo luogo, osserva il Collegio che la stessa circostanza in sé denuncia un elevato grado di incomprensibilità logica rispetto alla nozione di prova contraria e decisiva che dovrebbe comunque emergere, di regola per iniziativa di parte o comunque per acquisizione officiosa, così da superare il principio di corrispondenza, in via presuntiva, dei ricavi desunti dall’applicazione dei parametri rispetto a quelli non dichiarati: porre a fondamento della decisione un fatto rientrante nella comune esperienza, così superando il principio dispositivo ed imponendosi sui limiti del contraddittorio, significa assumere con tale valenza un “fatto acquisito alle conoscente della collettività con tale grado di certezza da apparire indubitabile ed incontestabile” (Cass. n. 62990/2014), cioè discernendo — come invece non avvenuto nella fattispecie – soggettive opzioni sociologiche e regole di parziale valutazione della realtà rispetto a ben più rigorose circostanze fattuali, così estese nella percezione e puntualmente determinate o almeno indicate da imporsi secondo un criterio di notorietà ristretta e controllabile, in modo tale che il giudice, imponendosi esse all’osservazione comune, sia in grado direttamente di inferirne valutazione critica e conseguenze giuridiche nella costruzione della ratio decidendi.

Nel caso in commento, la sentenza è frontalmente inottemperante all’indirizzo, già in parte anticipato ed anche di recente statuito in sede di legittimità, per cui il ricorso alle nozioni di comune esperienza (fatto notorio), comportando una deroga al principio dispositivo ed al contraddittorio, in quanto introduce nel processo civile prove non fornite dalle parti e relative a fatti dalle stesse non vagliati né controllati, va inteso in senso rigoroso, e cioè come fatto acquisito alle conoscente della collettività con tale grado di certezza da apparire indubitabile ed incontestabile. Ne consegue che restano estranei a tale nozione le acquisizioni specifiche di natura tecnica, gli elementi valutativi che implicano cognizioni particolari o richiedono il preventivo accertamento di particolari dati, nonché quelle nozioni che rientrano nella scienza privata del giudice, poiché questa, in quanto non universale, non rientra nella categoria del notorio, neppure quando derivi al giudice medesimo dalla pregressa trattazione d’analoghe controversie (così Cass. 14063/2014, 16959/2012, 13234/2010, 5232/2008).

Corte di Cassazione – Sentenza N. 22950/2014

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