Diritto

La prescrizione impartita dagli ispettori del lavoro non è un atto amministrativo

La prescrizione impartita dagli ispettori del lavoro non è un atto amministrativo
I verbali ispettivi con cui il personale del Ministero del Lavoro impartisce prescrizioni volte ad eliminare le violazioni di carattere penale in materia di lavoro e legislazione sociale non sono atti amministrativi e non possono essere impugnati davanti al giudice amministrativo

Per il Consiglio di Stato i verbali ispettivi con cui il personale del Ministero del Lavoro impartisce prescrizioni volte ad eliminare le violazioni di carattere penale in materia di lavoro e legislazione sociale punite con la pena alternativa dell’arresto o dell’ammenda ovvero con la sola ammenda, non sono atti amministrativi e non possono essere impugnati davanti al giudice amministrativo.

Infatti, le contravvenzioni in materia di igiene e sicurezza sul lavoro e le violazioni di carattere penale in materia di lavoro e legislazione sociale, punite con la pena alternativa dell’arresta o dell’ammenda ovvero con la sola ammenda, una volta rilevate dal personale ispettivo del Ministero del Lavoro devono essere oggetto – ai sensi dell’art. 15 del D.Lgs. n. 124/2004 e dell’art. 20 del D.Lgs. n. 758/1994 – di apposita prescrizione obbligatoria volta all’eliminazione della violazione.

Infatti, grazie al richiamo fatto all’art. 20 del D.Lgs. n. 758/1994 dall’art. 15 del D.Lgs. n 124/2004, qualora il personale ispettivo rilevi violazioni di carattere penale, punite con la pena alternativa dell’arresto o dell’ammenda ovvero con la sola ammenda deve impartire al contravventore un’apposita prescrizione, fissando per la regolarizzazione un termine non eccedente il periodo di tempo tecnicamente necessario.

Tale termine è prorogabile a richiesta del contravventore, per la particolare complessità o per l’oggettiva difficoltà dell’adempimento ma in nessun caso può superare i sei mesi.

Tuttavia, quando specifiche circostanze non imputabili al contravventore determinano un ritardo nella regolarizzazione, il termine di sei mesi può essere prorogato per una sola volta, a richiesta del contravventore, per un tempo non superiore ad ulteriori sei mesi, con provvedimento motivato che è comunicato immediatamente al pubblico ministero.

Resta comunque fermo l’obbligo dell’organo di vigilanza di riferire al pubblico ministero la notizia di reato inerente la contravvenzione (art. 347 c.p.p).

Ai sensi dell’art. 21, D.Lgs. n. 758/1994, entro e non oltre sessanta giorni dalla scadenza del termine fissato nella prescrizione, l’organo di vigilanza verifica se la violazione è stata eliminata secondo le modalità e nel termine indicati dalla prescrizione.

A questo punto:

  • nel caso in cui risulti l’adempimento alla prescrizione, l’organo di vigilanza ammette il contravventore a pagare in sede amministrativa, nel termine di trenta giorni, una somma pari al quarto del massimo dell’ammenda stabilita per la contravvenzione commessa. Entro centoventi giorni dalla scadenza del termine fissato nella prescrizione, l’organo di vigilanza comunica al pubblico ministero l’adempimento alla prescrizione, nonché l’eventuale pagamento della predetta somma;
  • qualora, invece, risulti l’inadempimento alla prescrizione, l’organo di vigilanza è tenuto a darne comunicazione al pubblico ministero e al contravventore entro novanta giorni dalla scadenza del termine fissato nella prescrizione.

La contravvenzione si estingue se il contravventore adempie alla prescrizione impartita dall’organo di vigilanza nel termine fissato e provvede al pagamento in sede amministrativa e, in tal caso, il pubblico ministero richiede l’archiviazione della contravvenzione.

Posto quanto sopra, una società ha proposto ricorso al TAR Lombardia chiedendo l’annullamento di un verbale d’ispezione con cui gli ispettori del Ministero del Lavoro avevano ingiunto alla stessa – ai sensi dell’art. 20 del D.Lgs. n. 758 del 1994, così come richiamato dall’art. 15 del D.Lgs. n. 124 del 2004 – di sospendere l’invio dei propri lavoratori presso un’altra società.

Il TAR Lombardia ha accolto nel merito il ricorso annullando l’atto impugnato ma il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha proposto appello lamentando l’erroneità della sentenza del TAR Lombardia per “difetto di giurisdizione”.

In merito il Consiglio di Stato, con la sentenza n. 5846 del 6 Dicembre 2013, ha ritenuto di seguire l’orientamento giurisprudenziale (Cons. di Stato, Sez. VI, 31 ottobre 2011, n. 5821) in virtù del quale l’atto con cui il funzionario ispettivo, nella sua qualità di ufficiale di polizia giudiziaria, accerta la fattispecie contravvenzionale e contestualmente dispone prescrizioni all’impresa datrice di lavoro, fissando un termine per l’eliminazione delle irregolarità, non è annoverabile tra i provvedimenti amministrativi.

L’atto in questione ha, invece, natura di atto di polizia giudiziaria, rispetto al quale il giudice amministrativo difetta di giurisdizione.

A sostegno di questo orientamento il Consiglio di Stato ha ricordato che anche la Corte Cassazione a Sezioni Unite (sentenza n. 3694 del 9 Marzo 2012) ha sostenuto che la prescrizione di regolarizzazione impartita dall’organo di vigilanza (art. 20 del D.Lgs. n. 758 del 1994, richiamato dall’art. 15 del D.Lgs. n. 124 del 2004), non è un provvedimento amministrativo, ma un atto tipico di polizia giudiziaria, non connotato da alcuna discrezionalità, neppure tecnica, ed emesso sotto la direzione funzionale dell’autorità giudiziaria (art. 55 c.p.p).

Conseguentemente il relativo verbale non può essere impugnato davanti al giudice amministrativo, ma ogni questione resta devoluta alla giurisdizione del giudice ordinario penale, presso il quale ogni doglianza può essere fatta valere nel procedimento conseguente all’eventuale inottemperanza della prescrizione.

In conclusione per il Consiglio di Stato, il provvedimento emanato ai sensi dell’art. 15 del D.Lgs. n. 124 del 2004 che richiama l’art 20 del D.Lgs. n. 758 del 1994, non può essere qualificato come atto amministrativo, in quanto adottato dall’ispettore del lavoro nella sua funzione di ufficiale di polizia giudiziaria nel corso degli accertamenti dal medesimo effettuati dai quali sono emerse fattispecie configuranti ipotesi di reato, la cui fondatezza dovrà essere successivamente verificata dalla competente autorità giudiziaria.

Quindi, proprio in quanto atto non amministrativo non può essere impugnato davanti al giudice amministrativo.

Consiglio di Stato – Sentenza N. 5846/2013

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