Diritto

La prescrizione del reato blocca l’avviso di accertamento oltre i termini

La prescrizione del reato blocca l'avviso di accertamento oltre i termini
La prescrizione del reato già avvenuta al momento dell’accertamento non concede al fisco i tempi supplementari. Niente raddoppio dei termini, quindi, e l’avviso va annullato

La prescrizione del reato già avvenuta al momento dell’accertamento non concede al fisco i tempi supplementari. Niente raddoppio dei termini, quindi, e l’avviso va annullato. Lo precisa la sentenza 85/5/2013 della Ctp Padova.

La vicenda riguarda un contribuente che ha presentato ricorso contestando la decadenza dell’ufficio dall’accertamento in quanto non era applicabile l’articolo 43 del Dpr n. 600/73. Secondo il diretto interessato, l’obbligo di denuncia – ai sensi dell’articolo 331 del Codice di procedura penale – non poteva scattare in quanto il reato ipotizzato era già prescritto al momento dell’intervento dell’amministrazione finanziaria. Il contribuente ha fatto rilevare come anche la Procura della Repubblica avesse optato per la richiesta di archiviazione del procedimento penale.

I giudici di Padova hanno accolto il ricorso. Il collegio di primo grado ha ritenuto che l’ipotesi di reato non era sottoponibile al giudice penale per decorso del tempo. In questo senso non vi era alcun obbligo di denuncia da parte dell’ufficio e, pertanto, tale fattispecie si pone del tutto al di fuori dell’ipotesi contenuta nella disposizione in questione.
La Ctp di Padova ha applicato le indicazioni della sentenza n. 247/2011 della Corte costituzionale. La pronuncia ha confermato la legittimità del raddoppio del termine di decadenza in presenza di reato. Allo stesso tempo, però ha precisato il dovere per i giudici di merito di svolgere un controllo sul riscontro dei presupposti dell’obbligo di denuncia su richiesta del contribuente in modo da evitare un utilizzo strumentale della segnalazione da parte dell’amministrazione finanziaria. In buona sostanza, qualora la violazione penale venga contestata quando i termini di accertamento sono già decaduti – secondo la Consulta – compete al giudice tributario, su richiesta del contribuente, accertare se l’amministrazione abbia agito con imparzialità o abbia fatto, invece, uso pretestuoso e strumentale della normativa per usufruire ingiustificatamente di un più ampio termine di accertamento.
La sentenza 85/5/2013 ha specificato che se pure il funzionario non potesse chiedere una valutazione di merito sulla sussistenza dei requisiti relativi all’obbligo di denuncia, questa valutazione è sicuramente possibile in sede successiva e giurisdizionale. Diversamente l’ufficio potrebbe usufruire di uno spazio operativo amplissimo sulla base di una valutazione del tutto potestativa e senza alcun controllo neppure successivo.

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