Diritto

L’opzione tra reintegra e indennità risarcitoria nasce con la sentenza favorevole al lavoratore

In caso di licenziamento illegittimo, non influisce sul diritto del dipendente all’opzione tra reintegra ed indennità sostituiva (previsto dall’articolo 18, comma 5, dello Statuto dei lavoratori), la circostanza che, su invito del datore, egli abbia di fatto ripreso a lavorare durante lo svolgimento del processo. Il diritto infatti matura solo all’esito di una sentenza favorevole.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 21452/2013 accogliendo con rinvio il ricorso del lavoratore.

Secondo i giudici dunque la Corte di Appello di Roma dovrà emettere un nuovo giudizio facendo applicazione del seguente principio di diritto: “Il lavoratore può esercitare la facoltà di chiedere al datore l’indennità di cui all’art. 18, co. 5, della legge 20.05.70 n. 300, solo dopo l’emanazione della sentenza che dichiara l’illegittimità del licenziamento e ordina la reintegrazione nel posto di lavoro, a nulla rilevando che nelle more del giudizio, aderendo all’invito del datore il lavoratore abbia ripreso il servizio, salvo che da tale reciproco comportamento delle parti possa desumersi che tra le stesse è intervenuto l’accordo, anche implicito, di ricostituzione del rapporto di lavoro”.

Corte di Cassazione – Sentenza N. 21452/2013

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