Diritto

La mera convivenza non basta a far presumere un maggior reddito

La mera convivenza non basta a far presumere un maggior reddito
Il mero fatto della convivenza esclude la possibilità di desumere da quest’ultima il possesso di redditi prodotti da un parente diverso o da un affine, in quanto tale, estraneo al nucleo familiare

In caso di accertamento con metodo sintetico effettuato in base al cosiddetto redditometro, la prova contraria, ammessa dal comma 6 dell’art. 38 del D.P.R. n. 600/1973, implica un riferimento alla complessiva posizione reddituale dell’intero nucleo familiare, intendendosi con tale espressione esclusivamente la famiglia naturale e non anche i meri conviventi.

Lo ha chiarito la Corte di Cassazione nella sentenza n. 5365 del 7 marzo 2014, così definendo i contorni della nozione di nucleo familiare ai fini della presunzione del concorso dei componenti il nucleo alla produzione del reddito.

IL FATTO

In seguito a un controllo fiscale a carico del figlio, una madre riceveva la notifica di un avviso di accertamento con cui era rideterminato il reddito dichiarato in applicazione dei decreti ministeriali 10.09.1992 e 19.11.1992. Il primo aveva affermato di avere acquistato due terreni grazie ai conferimenti in denaro della genitrice. Ebbene, la donna ha impugnato l’atto impositivo ottenendo una notevole riduzione del reddito complessivo accertato per l’anno d’imposta 1997. La Commissione tributaria regionale aveva riformato la sentenza di primo grado, riducendo ulteriormente del 50% il reddito complessivo accertato per l’anno d’imposta considerato. I giudici di secondo grado avevano ritenuto valida e ammissibile la provenienza dei cespiti ceduti al figlio dalla madre, escludendo soltanto alcuni redditi di natura indennitaria e pensionistici conferiti da terzi “in quanto non sufficientemente provati”. La contribuente, proponendo ricorso per la Cassazione delle sentenza, aveva sostenuto che la CTR, in violazione dell’art. 38, comma 4, del D.P.R. n. 600/1973, aveva erroneamente confermato le valutazioni del giudice di prime cure che, nella rideterminazione del reddito, aveva tenuto conto della “capacità di sostentamento dell’intero nucleo familiare con connessione alla capacità di accumulare risparmio”.

LA DECISIONE DELLA CORTE DI CASSAZIONE

Investiti dell’esame della controversia, i Supremi Giudici hanno spiegato che, in tema di accertamento in rettifica delle imposte sui redditi delle persone fisiche, la determinazione effettuata con metodo sintetico, sulla base degli indici previsti dai D.M. 10.09.1992 e 19.11.1992, concernenti il “redditometro”, da un lato, non pone alcun problema di retroattività, per i redditi maturati in epoca anteriore, stante la natura procedimentale degli strumenti secondari predetti, dall’altro, dispensa l’Amministrazione Finanziaria da qualunque altra prova rispetto all’esistenza dei fattori – indice della capacità contributiva individuata nei decreti medesimi. Ne consegue che è a carico del contribuente l’onere di dimostrare che il reddito presunto non esiste o esiste in misura inferiore.

La giurisprudenza di legittimità ha pure chiarito che, con riferimento alla determinazione sintetica del reddito complessivo netto in base ai coefficienti presuntivi (c.d. redditometri), la prova contraria, richiedendo la dimostrazione documentale non solo della sussistenza di redditi esenti o soggetti a ritenuta alla fonte a titolo d’imposta, ma anche del possesso di tali redditi da parte del contribuente, implica un riferimento alla complessiva posizione reddituale dell’intero nucleo familiare, per tale intendendosi esclusivamente la famiglia naturale, costituita dai coniugi conviventi e dai figli, soprattutto minori; “la presunzione del concorso di tali soggetti alla produzione del reddito – si legge in sentenza -, che può fornire giustificazione agli indici rivelatori di maggiore capacità contributiva concretamente adoperati dall’Ufficio ai fini dell’accertamento sintetico, trovando fondamento nel vincolo che lega le predette persone, e non già nel mero fatto della convivenza, esclude infatti la possibilità di desumere da quest’ultima il possesso di redditi prodotti da un parente diverso o da un affine, in quanto tale estraneo al nucleo familiare”.

Il ricorso della contribuente è stato respinto. Orbene, ad avviso degli Ermellini, l’impugnata sentenza della CTR Sicilia ha fatto buon governo dei suddetti principi di diritto laddove ha tenuto conto della complessiva produzione reddituale del nucleo familiare della contribuente. Il ricorso proposto da quest’ultima è stato pertanto respinto con condanna al pagamento delle spese processuali.

Corte di Cassazione – Sentenza N. 5365/2014

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