Diritto

La mediazione tributaria è costituzionalmente illegittima

È incostituzionale la precedente versione della mediazione tributaria, come originariamente disciplinata dall’art. 17-bis del D.Lgs. n. 546/1992, nella parte in cui prevedeva, in caso di mancata proposizione, l’inammissibilità del successivo ricorso. Non sussistono, invece dubbi di legittimità in merito all’assenza di terzietà dell’ufficio, in quanto si tratta di un procedimento conciliativo pre-processuale, il cui esito positivo è rimesso anche al consenso dello stesso contribuente, e pertanto non viene violato alcun diritto di difesa né di ragionevolezza.

La mediazione tributaria è costituzionalmente illegittima
La mediazione tributaria è costituzionalmente illegittimaÈ incostituzionale la precedente versione della mediazione tributaria nella parte in cui prevedeva, in caso di mancata proposizione, l’inammissibilità del successivo ricorso. Non sussistono, invece dubbi di legittimità in merito all’assenza di terzietà dell’ufficio, in quanto si tratta di un procedimento conciliativo preprocessuale, il cui esito positivo è rimesso anche al consenso dello stesso contribuente, e pertanto non viene violato alcun diritto di difesa né di ragionevolezza

Sono queste alcune delle conclusioni cui è giunta la sentenza della Corte Costituzionale n. 98 del 16 aprile 2014, in merito alle eccezioni di costituzionalità sollevate nel tempo da varie commissioni tributarie.

In particolare, la Corte ha ritenuto illegittimo il comma 2 dell’art. 17-bis D.Lgs n. 546/92, nel testo originario, nella parte in cui stabilisce che “La presentazione del reclamo è condizione di ammissibilità del ricorso”.
Ciò perché, se è lecito apporre limiti e condizioni all’esercizio delle azioni davanti al giudice, questi limiti debbono essere ragionevoli e proporzionati, e non rendere l’esercizio del diritto eccessivamente difficile.

Si può prevedere, aggiunge la Corte, che il ricorso giurisdizionale sia preceduto da adempimenti e da istanze amministrative, ma questi non possono condizionare l’azione giurisdizionale: non è legittimo stabilire che si “perda” l’azione in giudizio perché non si è attivata una procedura amministrativa.

Dunque, secondo l’orientamento della Consulta, per tutti i processi ancora “aperti” e regolati dalla legge precedente, il mancato previo reclamo per mediazione non può più determinare l’inammissibilità del ricorso. I giudici tributari non possono più pronunciare tale inammissibilità e, ove la pronuncino (o l’abbiano pronunciata) il provvedimento può essere vittoriosamente impugnato (se non sono ancora scaduti i termini per impugnare l’inammissibilità).

Bisogna però precisare che la sentenza non riguarda la “nuova mediazione”, cioè quella applicabile agli atti notificati a decorrere dal sessantesimo giorno successivo all’entrata in vigore della legge (cioè, afferma la Corte, − essendo detta legge entrata in vigore il 1° gennaio 2014 − agli atti notificati a decorrere dal 2 marzo 2014).

La Corte incidentalmente osserva che la nuova mediazione “si presenta molto meglio” della precedente, visto che non riproduce due profili molto critici: quello della inammissibilità (che determina l’illegittimità costituzionale della vecchia mediazione) e quello del possibile ostacolo alla sospensiva giurisdizionale (in effetti nel nuovo reclamo è prevista la sospensione ex lege, mentre la questione non viene esaminata quanto alla vecchia mediazione per motivi processuali).

La seconda è che alcuni profili denunciati non sono stati esaminati, ma solo perché la relativa questione non era stata posta nel modo corretto (non erano rilevanti nel processo dove la questione è stata posta).
Tra essi ne spiccano due. Il primo è la questione della omessa previsione del ristoro delle spese per il contribuente che ottenga l’annullamento dell’atto in sede di reclamo. La regola è che chi vince ha diritto alle spese, ma essa si applica solo all’esito vittorioso della lite in giudizio e non alla fase di reclamo. Il secondo è il problema della preclusione della sospensiva del provvedimento impugnato, prima del completamento della fase di reclamo, nella vecchia disciplina.

Questi problemi restano aperti.

Il reclamo e mediazione 1.0 sono, infine, stati ritenuti legittimi sotto altri profili.

Secondo la Corte Costituzionale, infatti, l’obbligo di proporre reclamo non lederebbe il diritto di difesa perché costringerebbe il ricorrente a “giocare subito le sue carte”. In effetti, è vero che il reclamante deve anticipare le sue difese, ma, osserva la Corte, l’Ufficio non può cambiare il fondamento della pretesa dopo aver notificato l’avviso, per cui la difesa non è pregiudicata. Il fatto che la Corte ribadisca che il fondamento della pretesa non può cambiare dopo la notifica dell’avviso è un punto di importanza eccezionale, visto che si desume che, al contrario, tutti i “cambi in corsa” dell’Ufficio, dopo l’avviso di accertamento, sono illegittimi (si pensi alle contestazioni di abuso “a sorpresa”).

Ugualmente, non è stato ritenuto illegittimo il fatto che il “mediatore” non sia un soggetto terzo: la Corte osserva che, per quanto denominato mediazione, l’istituto è, sostanzialmente assimilabile a qualcosa di diverso (un’istanza di autotutela o un ricorso amministrativo).

Una decisione di fondamentale importanza pratica, che va addirittura oltre la già rilevantissima questione del reclamo.

Art. 17-bis D.Lgs 546/92 - Reclamo e mediazione

Per le controversie di valore non superiore a ventimila euro, relative ad atti emessi dall’Agenzia delle Entrate, chi intende proporre ricorso è tenuto preliminarmente a presentare reclamo secondo le disposizioni seguenti ed è esclusa la conciliazione giudiziale di cui all’articolo 48.

La presentazione del reclamo è condizione di ammissibilità del ricorso. L’inammissibilità è rilevabile d’ufficio in ogni stato e grado del giudizio.

Il valore di cui al comma 1 è determinato secondo le disposizioni di cui al comma 5 dell’articolo 12.

Il presente articolo non si applica alle controversie di cui all’articolo 47-bis.

Il reclamo va presentato alla Direzione provinciale o alla Direzione regionale che ha emanato l’atto, le quali provvedono attraverso apposite strutture diverse ed autonome da quelle che curano l’istruttoria degli atti reclamabili.

Per il procedimento si applicano le disposizioni di cui agli articoli 12,18, 19, 20, 21 e al comma 4 dell’articolo 22, in quanto compatibili.

Il reclamo può contenere una motivata proposta di mediazione, completa della rideterminazione dell’ammontare della pretesa.

L’organo destinatario, se non intende accogliere il reclamo volto all’annullamento totale o parziale dell’atto, nè l’eventuale proposta di mediazione, formula d’ufficio una proposta di mediazione avuto riguardo all’eventuale incertezza delle questioni controverse, al grado di sostenibilità della pretesa e al principio di economicità dell’azione amministrativa. Si applicano le disposizioni dell’articolo 48, in quanto compatibili.

Decorsi novanta giorni senza che sia stato notificato l’accoglimento del reclamo o senza che sia stata conclusa la mediazione, il reclamo produce gli effetti del ricorso. I termini di cui agli articoli 22 e 23 decorrono dalla predetta data. Se l’Agenzia delle entrate respinge il reclamo in data antecedente, i predetti termini decorrono dal ricevimento del diniego. In caso di accoglimento parziale del reclamo, i predetti termini decorrono dalla notificazione dell’atto di accoglimento parziale.

Nelle controversie di cui al comma 1 la parte soccombente è condannata a rimborsare, in aggiunta alle spese di giudizio, una somma pari al 50 per cento delle spese di giudizio a titolo di rimborso delle spese del procedimento disciplinato dal presente articolo. Nelle medesime controversie, fuori dei casi di soccombenza reciproca, la commissione tributaria, può compensare parzialmente o per intero le spese tra le parti solo se ricorrono giusti motivi, esplicitamente indicati nella motivazione, che hanno indotto la parte soccombente a disattendere la proposta di mediazione.

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