Fisco

La mediazione punta a evitare 7 liti su 10 ma resta ancora il rischio di incostituzionalità

La mediazione punta a evitare 7 liti su 10 ma resta ancora il rischio di incostituzionalità
La mediazione tributaria punta a superare i risultati dei primi nove mesi di applicazione in cui è stata evitata una lite ogni due istanze esaminate, ma resta il rischio di incostituzionalità sollevato dalle Ctp di Perugia, Campobasso e Benevento

Obiettivo 70 per cento. La mediazione tributaria punta a superare i risultati dei primi nove mesi di applicazione in cui è stata evitata una lite ogni due istanze esaminate. Gli indirizzi dell’Agenzia delle Entrate agli uffici locali cercano di mantenere alta l’asticella dei risultati. L’aspettativa per il 2013 è di avere un tasso di procedimenti definiti in mediazione superiore ai 2/3 e, di conseguenza, fare in modo che il numero di reclami che si trasformi in ricorso sia inferiore a un terzo. Contribuiranno a raggiungere il risultato sia le istanze per cui si è arrivati a un accordo con il contribuente, sia quelle accolte totalmente, sia ancora quelle per cui non c’è stata una successiva costituzione in giudizio.
L’amministrazione finanziaria, in sostanza, crede nel filtro obbligatorio introdotto sulle liti di valore fino a 20mila euro per gli atti notificati dal 2 aprile 2012. Nella strategia per quest’anno, la direttiva dell’Agenzia indica la rotta per cercare di ridurre la conflittualità con i contribuenti: dall’esame di sostenibilità delle controversie a un ricorso «sistematico» degli istituti deflattivi o alla valutazione, da un miglioramento della qualità delle difese in giudizio alla valutazione degli esiti raggiunti in autotutela, adesione, mediazione e conciliazione giudiziale per evitare di ripetere gli stessi errori e superare i punti di debolezza e criticità.

Modalità e ostacoli. Per tradurre in pratica questi obiettivi, le Entrate puntano a esaminare il 95% delle istanze di mediazione nella prospettiva di arrivare, appunto, a superare la soglia dei 2/3 dei procedimenti chiusi prima di arrivare in Commissione tributaria provinciale. Una strada, però, non priva di ostacoli. Prima di tutto bisognerà vedere se la mediazione tributaria reggerà l’urto dei rilievi di incostituzionalità arrivati già almeno da tre Ctp e su cui sarà chiamata a pronunciarsi la Consulta. L’altro aspetto da considerare è se la mediazione abbia già esaurito o meno la sua spinta propulsiva sull’abbattimento del contenzioso in ingresso. I dati pubblicati dalla direzione Giustizia tributaria del Mef mostrano come nel primo trimestre 2013 i ricorsi in primo grado contro l’Agenzia fino a 20mila euro di valore si siano ridotti di quasi il 45% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno (quando l’obbligo di reclamo e mediazione non era ancora entrato in vigore). Dall’altro lato, però, i nuovi fascicoli in arrivo nelle Commissioni provinciali – sempre per quanto riguarda la stessa fascia di valore e contro gli atti emessi dalle Entrate – hanno ripreso ad aumentare rispetto agli ultimi tre mesi dello scorso anno: circa 4.100 ricorsi in più (da 11.621 a 15.722). Un segnale in merito al quale la direzione del ministero dell’Economia segnala che «l’effetto deflattivo dell’istituto tende a stabilizzarsi» e che «i dati dei prossimi trimestri potranno confermare o meno la stabilità degli effetti sul nuovo contenzioso». Senza dimenticare che, comunque, al di là del reclamo/mediazione, da luglio 2011 tutti i contenziosi tributari sono soggetti al filtro del contributo unificato che comunque ha rallentato la dinamica delle impugnazioni.

Impulso alla conciliazione. Le indicazioni dell’Agenzia agli uffici mirano anche a incrementare il numero e l’importo delle conciliazioni giudiziali nei casi in cui si applicano (va ricordato, infatti, che gli atti oggetto di reclamo sono esclusi per legge da questo istituto). Come? Per esempio, un tentativo di mediazione può servire a conciliare altre controversie con lo stesso contribuente. Così come una proposta dell’ufficio avanzata in sede di adesione (ed evidentemente non andata a buon fine) può essere riproposta in conciliazione.

Resta ancora il rischio di incostituzionalità. Negli ultimi mesi i giudici di merito hanno sollevato più di un dubbio sull’incostituzionalità del reclamo/mediazione. Le Ctp di Perugia (ordinanza 18/2/2013), Benevento (ordinanza 126/7/2013) e Campobasso (ordinanza 75/2/2013) hanno rimesso alla Consulta la decisione sulla legittimità costituzionale della norma che disciplina il filtro obbligatorio per le liti fino a 20mila euro sugli atti emessi dall’Agenzia delle Entrate (articolo 17-bis del Dlgs n. 546/1992).
La norma prevede, a pena di inammissibilità, l’obbligo a carico del contribuente di avviare tale procedura attraverso un’istanza allegata al ricorso. Decorsi 90 giorni, se non è stato raggiunto alcun accordo tra le parti (agenzia e ricorrente), è possibile instaurare il giudizio dinanzi alla commissione tributaria.
Tutte e tre le ordinanze sottolineano il problema dell’assenza di imparzialità del mediatore. Il reclamo viene esaminato da un ufficio che, seppur diverso e autonomo rispetto a quello che ha emanato l’atto, è pur sempre parte della stessa amministrazione. Del resto, in passato la Corte costituzionale ha ritenuto illegittimi i rimedi amministrativi che condizionavano l’accesso alla giurisdizione tributaria, imponendo un ricorso gerarchico (pronunce n. 406/1993, 360/1994 e 56/1995).
In caso di omessa presentazione, la norma prevede espressamente l’inammissibilità del ricorso, vale a dire la perdita definitiva del diritto di agire in giudizio. Tale circostanza genera, ad avviso delle Ctp che si sono pronunciate, «un’irragionevole discriminazione tra il diritto del contribuente a corrispondere il giusto tributo e la potestà impositiva dell’amministrazione finanziaria».
Tanto più che il reclamo – a parere della Ctp di Campobasso – costituisce un’inutile duplicazione di rimedi transattivi processuali, in presenza già di altri istituti deflattivi come l’autotutela, l’obbligo del preventivo contraddittorio e l’accertamento con adesione.
L’attesa poi dei 90 giorni per la costituzione in giudizio del ricorrente, di fatto, pregiudica le tutele cautelari previste nelle more della decisione. Gli accertamenti o le cartelle di pagamento diventano esecutivi trascorsi 60 giorni dalla notifica. Di conseguenza quando il contribuente potrà concretamente rivolgersi al giudice per chiedere la sospensione dal pagamento saranno già scaduti ampiamente i termini ordinari previsti.
Le Ctp di Benevento e Campobasso evidenziano poi un ulteriore profilo di illegittimità, relativo alle spese di giudizio. Per la presentazione del reclamo, il contribuente deve necessariamente avvalersi dell’assistenza tecnica di un difensore abilitato. Qualora l’Agenzia annullasse interamente la pretesa in sede di mediazione, l’onere sostenuto dal diretto interessato non sarà rimborsato. E senza giudizio non potrà trovare ristoro nella successiva condanna alle spese di lite.
Dall’altra parte, invece, l’amministrazione finanziaria non solo non corre alcun rischio di soccombenza, ma beneficia di un risparmio totale per la mancata instaurazione della fase di contenzioso.
A ciò si aggiunge la violazione dei principi di uguaglianza legalmente previsti. I contribuenti che impugnano atti non soggetti all’obbligo di reclamo hanno maggiori tutele: possono avere un processo più celere, possono richiedere la sospensione giudiziale tempestivamente e possono ottenere la vittoria delle spese di lite.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *