Lavoro

La maxi sanzione per lavoro nero prevista dal Collegato Lavoro per chi assume in nero

La maxi sanzione per lavoro nero prevista dal Collegato Lavoro per chi assume in nero
La sanzione amministrativa per lavoro sommerso va da 1.950 a 15.600 euro per ogni lavoratore, più 195 euro per ciascuna giornata di lavoro

Il contrasto al lavoro irregolare ha portato il Governo nel 2010, con il Collegato lavoro, ossia la legge n. 183 del 2010, ad apportare importanti modifiche alla normativa relativa alla maxi-sanzione prevista per il lavoro sommerso. La sanzione può arrivare anche a 15.600 euro per ogni lavoratore. Non solo la modifica al regime sanzionatorio, è stata riformulata la norma anche riguardo l’ambito di applicazione, i soggetti titolari del potere di contestazione dell’illecito e le modalità procedurali di adozione del provvedimento e di irrogazione della sanzione. Applicabile la diffida obbligatoria alla maxisanzione.

La maxi-sanzione amministrativa da 1.950 a 15.600 euro prevista dal Collegato Lavoro
L’art. 4 della legge n. 183 del 2010, il cosiddetto Collegato Lavoro, ha riformulato l’art. 3 del Decreto Legge n. 12 del 2002, che appunto disciplina la maxi-sanzione. La nuova formulazione è la seguente: “Ferma restando l’applicazione delle sanzioni previste dalla normativa in vigore, in caso di impiego di lavoratori subordinati senza preventiva comunicazione di instaurazione del rapporto di lavoro da parte del datore di lavoro privato, con la sola esclusione del datore di lavoro domestico, si applica altresì la sanzione amministrativa da euro 1.950 a euro 15.600 per ciascun lavoratore irregolare, maggiorata di euro 195 per ciascuna giornata di lavoro effettivo”.

Sanzione amministrativa da 1.300 a 10.400 se il lavoratore è prima a nero poi regolare
L’importo della sanzione è da euro 1.300 a euro 10.400 per ciascun lavoratore irregolare, maggiorato di euro 39 per ciascuna giornata di lavoro irregolare, nel caso in cui il lavoratore risulti regolarmente occupato per un periodo lavorativo successivo.

In linea con il principio di proporzionalità delle sanzioni, trattasi quindi di una ipotesi sanzionatoria attenuata, che ricorre nel caso in cui il datore di lavoro abbia regolarizzato il rapporto di lavoro solo successivamente rispetto all’effettiva instaurazione e soltanto in parte, ovvero quando il datore di lavoro abbia fatto svolgere al lavoratore un periodo parzialmente “in nero”, pur a fronte di un successivo periodo di regolare occupazione.

Il Ministero nella circolare n. 38 del 2010 precisa: “Considerata l’intenzione del legislatore di sollecitare, quanto più possibile, il trasgressore verso la regolarizzazione, non essendo prevista la non applicabilità della estinzione agevolata mediante pagamento della sanzione in misura ridotta, in entrambe le ipotesi di illecito il personale ispettivo dovrà ammettere il trasgressore al pagamento della sanzione in misura ridotta, pertanto la sanzione irrogabile sarà pari, rispettivamente a 3.000 euro per lavoratore oltre a 50 euro di maggiorazione giornaliera ed a 2.000 euro per lavoratore oltre a 10 euro di maggiorazione giornaliera”.

Attenzione: dal 24.12.2013 Maxi-sanzione maggiorata
A seguito dell’entrata in vigore del Decreto Legge n. 145 del 23.12.2013 (c.d. Decreto “Destinazione Italia“), la maxi-sanzione amministrativa e le relative maggiorazioni risultano aumentate del 30% per effetto dell’art. 14, comma 1, lettera a) del Decreto pocanzi richiamato. I nuovi importi sanzionatori sono in vigore dal 24.12.2013. Tuttavia, per stabilire in concreto la disciplina sanzionatoria applicabile, si ritiene che il personale ispettivo debba individuare il momento in cui si consuma l’illecito, vale a dire indicare il tempo della cessazione della occupazione irregolare:

  • condotta cessata prima del 24 dicembre 2013: si applica la maxi-sanzione previgente da 1.500 a 12.000 euro più 150 euro di maggiorazione e per le ipotesi di lavoro parzialmente in nero (ossia lavoro in nero seguito da successiva regolarizzazione spontanea) opera la fattispecie attenuta da 1.000 a 8.000 euro più 30 euro di maggiorazione giornaliera;
  • condotta iniziata o proseguita dopo il 24 dicembre 2013: si applica la nuova maxi-sanzione nell’importo da 1.950 a 15.600 euro più 195 euro di maggiorazione e per le ipotesi di lavoro parzialmente in nero opera la fattispecie attenuta da 1.300 a 10.400 euro più 39 euro di maggiorazione giornaliera.

Sanzioni civili previdenziali: La maggiorazione delle sanzioni per omissione contributiva.
L’importo delle sanzioni civili connesse all’evasione dei contributi e dei premi riferiti a ciascun lavoratore irregolare di cui ai periodi precedenti è aumentato del 50 per cento. Le sanzioni civili per l’evasione contributiva consistono in una maggiorazione dei contributi non versati del 30% all’anno, fino ad un massimo del 60%. Quindi gli aumenti portano tali percentuali al 45% e al 90%.

Le sanzioni civili trovano applicazione esclusivamente nei casi in cui siano scaduti, al momento dell’accertamento ispettivo, i termini per il pagamento dei contributi e dei premi con riferimento al periodo di lavoro irregolare accertato.

La volontà di non occultare il rapporto esclude le sanzioni
Le sanzioni non trovano applicazione qualora, dagli adempimenti di carattere contributivo precedentemente assolti, si evidenzi comunque la volontà di non occultare il rapporto, anche se trattasi di differente qualificazione.

La circolare n. 38 del 2010 del Ministero del Lavoro conferma che la maxisanzione ha natura di misura sanzionatoria aggiuntiva, in quanto la stessa non si sostituisce ma va a sommarsi a tutte le altre sanzioni previste dall’ordinamento nei casi di irregolare costituzione del rapporto di lavoro (mancata consegna al lavoratore del documento contenente le informazioni relative alla instaurazione del rapporto di lavoro, omesse registrazioni sul libro unico del lavoro e cosi via).

Il presupposto di individuazione del lavoro nero
Viene confermato che il presupposto è costituito dall’impiego di lavoratori in assenza di comunicazione preventiva di instaurazione del rapporto di lavoro ai sensi dell’art. 9 bis, сomma 2, del D.L. n. 510/1996, come convertito dalla L. n. 608/1996 e da ultimo sostituito dall’articolo unico, comma 1180, della Legge Finanziaria 2007. Si tratta della comunicazione unilav, la comunicazione preventiva al Centro per l’Impiego. Tale mancanza costituisce indice rilevatore dell’impiego di lavoratori “in nero”.

Essendo la maxisanzione applicata con riferimento a prestazioni di natura subordinata non formalizzate attraverso la comunicazione al Centro per l’impiego, per le altre tipologie di rapporto per le quali non è prevista la comunicazione al Centro per l’impiego (ad es. lavoro accessorio), il requisito della subordinazione è dato per accertato, e quindi troverà applicazione la maxisanzione qualora non siano stati effettuati i relativi e diversi adempimenti formalizzati nei confronti della pubblica amministrazione, utili a comprovare la regolarità del rapporto. In altri termini, rispetto a tali rapporti è possibile applicare la sanzione qualora non sia stata effettuata:

  • la comunicazione di cui all’art. 23 del D.P.R. n. 1124/1965 per le figure di cui all’art 4, comma 1 n. 6 e 7, dello stesso Decreto (coniuge, figli, parenti, affini, affiliati e affidati del datore di lavoro che prestino con o senza retribuzione alle sue dipendenze opera manuale ed anche non manuale; soci delle cooperative e di ogni altro tipo di società, anche di fatto, comunque denominata costruita od esercitata, i quali prestino opera manuale, oppure non manuale);
  • la comunicazione all’Inps/Inail connessa alla attivazione di prestazioni di lavoro occasionale accessorio.

Come il datore di lavoro può evitare la maxisanzione
Il datore di lavoro può rimediare alla presenza di lavoratori irregolari nella sede di lavoro prima che vi sia un accesso ispettivo da parte degli ispettori del lavoro o degli altri enti autorizzati ad irrogare la maxisanzione. E’ la stessa circolare n. 38 del 2010 a prevedere la regolarizzazione spontanea dei rapporti di lavoro, con il relativo versamento dei contributi.

E’ prevista anche la possibilità di evitare la sanzione se il datore di lavoro dimostra l’esistenza delle comunicazioni uniemens all’Inps, che dimostrano la volontà di non occultare il rapporto di lavoro.

Quando si applica la maxisanzione e le esclusioni

Il Ministero del lavoro specifica quali sono i casi particolari in cui si applica la maxisanzione per lavoro nero, e quali sono i casi in cui l’irrogazione della sanzione da parte del personale ispettivo è comunque esclusa. Vediamoli.

Esclusi i rapporti di lavoro autonomo e parasubordinato (contratti a progetto)
La nuova formulazione dell’art. 3 indica specificamente che la sanzione si applica per i rapporti di lavoro subordinato, quindi non è consentita l’applicazione della maxisanzione fino a 15.600 euro in riferimento ai rapporti di lavoro genuinamente instaurati con lavoratori autonomi e parasubordinati, come ad es. collaborazioni coordinate e continuative, in qualunque modalità, anche a progetto, associati in partecipazione con apporto di lavoro, per i quali non è stata effettuata, qualora normativamente prevista, la comunicazione preventiva al Centro per l’impiego (ferma restando la sanzionabilità della omessa comunicazione). Tutto ciò è confermato dal Ministero del lavoro nella circolare n. 38 del 2010.

Il Ministero precisa nella circolare che in caso di formale instaurazione di rapporti di lavoro autonomi o parasubordinati nel rispetto dei relativi obblighi di natura documentale, la differente qualificazione degli stessi in chiave subordinata, operata dagli organi di vigilanza in sede di accertamento ispettivo, non comporta l’applicazione della maxisanzione in quanto, trattandosi di errato inquadramento della fattispecie lavorativa, difetta il presupposto identificativo del lavoro sommerso.

Attenzione: il D.Lgs. n. 151/2015 (entrato in vigore il 24 settembre 2015) all’art. 22 ha modificato le disposizioni sanzionatorie concernenti l’impiego di lavoratori subordinati senza preventiva comunicazione di instaurazione del rapporto di lavoro da parte del datore di lavoro privato, con la sola esclusione del datore di lavoro domestico. A seguito della novella, la nuova maxisanzione è così scaglionata:

  • da 1.500 a 9mila euro, in caso di impiego del lavoratore sino a 30 giorni di effettivo lavoro;
  • da 3mila a 18mila euro, in caso di impiego del lavoratore da 31 a 60 giorni di effettivo lavoro;
  • da 6mila a 36mila euro, in caso di impiego del lavoratore in presenza di oltre 60 giorni di effettivo lavoro.

In relazione alla violazione di cui al comma 3 dell’art. 3 del d.l. 22 febbraio 2002 n. 12, come modificato dall’art. 22 del D.Lgs. n. 151/2015 (impiego di lavoratori subordinati senza preventiva comunicazione di instaurazione del rapporto di lavoro da parte del datore di lavoro privato, con la sola esclusione del datore di lavoro domestico), fatta eccezione per le ipotesi di cui al comma 3-quater (lavoratori stranieri senza permesso di soggiorno e minori), trova adesso applicazione la procedura di diffida di cui all’articolo 13 del decreto legislativo 23 aprile 2004, n. 124, e successive modificazioni.

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