Diritto

La lite temeraria costerà molto cara

La lite temeraria costerà molto cara
Dal 1° gennaio 2016 chi fa causa al fisco pur sapendo di avere torto rischia di pagare caro. Oltre alla condanna alle spese, il giudice potrà obbligare il contribuente a risarcire all’ente impositore il danno causato dalla lite «temeraria»

Dal 1° gennaio 2016 chi fa causa al fisco pur sapendo di avere torto rischia di pagare caro. Oltre alla condanna alle spese, il giudice potrà obbligare il contribuente a risarcire all’ente impositore il danno causato dalla lite «temeraria». Lo stesso potrà succedere a parti invertite, quando cioè l’ufficio resiste in contenzioso a fronte di un accertamento manifestamente infondato, senza procedere all’annullamento in autotutela dell’atto. Stop anche alla compensazione «selvaggia» delle spese nel processo tributario. Quello che oggi avviene in tre cause su quattro diventerà sostanzialmente l’eccezione: i giudici potranno ripartire i costi del giudizio tra le parti solo in caso di soccombenza reciproca, oppure quando sussistano «gravi ed eccezionali ragioni» che dovranno essere adeguatamente motivate nella sentenza. Si ricorda che nel 2014 le Ctp e Ctr italiane hanno compensato le spese rispettivamente nel 75 e nel 70% dei casi. È quanto prevede lo schema di decreto legislativo recante la revisione degli interpelli e del contenzioso tributario, attuativo della legge delega n. 23/2014, all’esame del consiglio dei ministri.

Risarcimento danni
In via generale, nelle intenzioni del governo le spese del processo devono seguire la soccombenza. Ma attraverso una modifica all’articolo 15 del decreto legislativo n. 546/1992, viene anche introdotta la possibilità di addebitare un ulteriore costo a carico della parte (contribuente o ente impositore) che ricorre alla giustizia in maniera capziosa, agendo o resistendo «con malafede o colpa grave». In questi casi il giudice tributario potrà condannare, su istanza del soggetto chiamato impropriamente in causa, anche al risarcimento danni. Danni che potranno essere liquidati d’ufficio nella sentenza. La modifica recepisce così nel rito tributario quanto previsto dall’articolo 96 dal codice di procedura civile, togliendo ogni dubbio circa la possibilità di estendere l’istituto della responsabilità aggravata alle cause fiscali (tema sul quale dottrina e giurisprudenza si sono divise in passato).

Calcolo parcelle
Un’ulteriore precisazione viene apportata in merito all’importo delle spese di lite. Dal 2016 vi saranno ricomprese, oltre al contributo unificato, gli onorari e i diritti del difensore (compreso il contributo previdenziale integrativo e l’Iva), le spese generali e gli esborsi sostenuti. Ctp e Ctr dovranno disporre in merito alle spese anche al termine della fase cautelare, quando cioè si pronunciano sull’accoglimento o meno delle istanze di sospensione. Il decreto legislativo ribadisce che le parcelle dei difensori devono essere liquidate sulla base dei parametri previsti per i singoli ordini professionali. Per i patrocinatori senza albo (per esempio i periti esperti delle camere di commercio, i funzionari delle associazioni di categoria o i dipendenti dei Caf) si applicheranno i parametri vigenti per i commercialisti. Invariato invece il criterio di calcolo dei compensi spettanti ai difensori degli uffici impositori: continueranno ad applicarsi i parametri degli avvocati, ridotti del 20%. La riscossione di tali somme avverrà mediante iscrizione a ruolo a titolo definitivo dopo il passaggio in giudicato della sentenza.

Mediazione e conciliazione
Il decreto legislativo attuativo dell’articolo 10 della delega aggiunge anche dei meccanismi di determinazione delle spese nei casi in cui le parti hanno tentato vanamente un accordo bonario. A cominciare dalle controversie relative al reclamo/mediazione, che dal 2016 diventerà obbligatorio per tutti gli accertamenti di importo fino a 20 mila euro (e non più solo per quelli emessi dall’Agenzia delle Entrate). In questi casi, le spese di giudizio saranno maggiorate del 50%, a titolo di rimborso delle maggiori spese del procedimento. Aggravio in arrivo pure per chi respinge senza giustificato motivo la proposta di conciliazione (giudiziale o extra-giudiziale) pervenuta dalla controparte. Laddove la somma effettivamente ritenuta dovuta dal giudice sia di importo inferiore, la parte che ha respinto al mittente l’accordo più favorevole dovrà sobbarcarsi per intero le spese del processo. Se invece la conciliazione va a buon fine, le spese saranno di regola compensate, salvo che il verbale di accordo non preveda diversamente.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *