Diritto

La dilazione dei debiti contributivi non arresta l’illecito penale

La dilazione dei debiti contributivi non arresta l'illecito penale
L’attivazione delle dilazioni dei debiti contributivi non basta per mettere al riparo il contribuente dagli illeciti penali

L’attivazione delle dilazioni dei debiti contributivi non basta per mettere al riparo il contribuente dagli illeciti penali: con il messaggio 3981/2013 del 6 marzo, l’Inps ha aggiornato le proprie procedure, unificando la diffida notificata alle aziende con dipendenti subordinati e parasubordinati.

Il collegato lavoro (legge 183/2010) aveva infatti esteso ai committenti della gestione separata l’ipotesi di reato in base all’articolo 2 della legge 638/1983 e sancito le stesse conseguenze penali previste per il lavoro subordinato, vale a dire la reclusione fino a tre anni e la multa di 1.032 euro. La finalità del legislatore è quella di scoraggiare il mancato versamento delle ritenute operate sui compensi dei lavoratori a progetto e dei titolari di collaborazione coordinata e continuativa ma anche dei rapporti come l’ufficio di amministratore, sindaco e revisore di società.
Restano invece esclusi gli associati in partecipazione con apporto di solo lavoro e i titolari di borse di studio per dottorato di ricerca (articolo 51, comma 6, della legge 49/1997).

Le nuove diffide contengono un prospetto delle inadempienze sia per i dipendenti, sia per i collaboratori iscritti alla gestione separata, suddivise per mese: la modalità di versamento è esplicitata con «F24» nel caso in cui l’importo dovuto sia in fase amministrativa e «presso Adr» nell’ipotesi in cui sia stato emesso l’avviso di addebito o la cartella di pagamento.

Le somme devono essere pagate entro tre mesi dalla notifica, altrimenti scatta la denuncia all’autorità giudiziaria.
Se i debiti contributivi oggetto di istanza di rateazione contengono anche partite su quote a carico trattenute sul Libro unico del lavoro ma non versate, la rateazione può essere autorizzata ma l’azione di carattere penale non si arresta.

L’istituto – seguendo le normali tempistiche – procederà comunque alla denuncia all’autorità giudiziaria, previa diffida sanabile entro 90 giorni dalla notifica: questo indipendentemente dal fatto che la rateazione sia stata attivata in fase amministrativa o presso l’agente della riscossione.
In queste ipotesi, il datore di lavoro potrà regolarizzare la sua posizione anticipando un numero di rate del piano di ammortamento sufficienti a coprire l’intero ammontare delle quote a carico dovute (circolare Inps n 148/2010).

Va ricordato, comunque, che se il datore di lavoro ha ottenuto l’accoglimento di una domanda di dilazione (amministrativa o su avviso di addebito) relativa all’intero ammontare dei contributi dovuti, comprensivi delle quote a carico dei lavoratori, pur rimanendo l’Inps obbligato a fare la denuncia all’autorità giudiziaria, questa non può essere considerata causa ostativa al rilascio del durc.

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