Diritto

La crisi di liquidità non esime l’imprenditore dagli obblighi tributari

La crisi di liquidità non esime l'imprenditore dagli obblighi tributari
Pienamente legittimo il sequestro preventivo per equivalente nei confronti dell’imprenditore che non faccia fronte agli adempimenti tributari nonostante versi in una situazione di crisi

La crisi di liquidità non scrimina l’omesso versamento delle imposte se non è dimostrato che l’imprenditore si è effettivamente attivato per ovviare alla mancanza di risorse economiche o per organizzare quelle disponibili per onorare il debito con l’erario. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 7429 del 19 febbraio 2015.

Gli Ermellini hanno accolto il ricorso prodotto della Procura della Repubblica annullando, per l’effetto, l’ordinanza del Tribunale della Libertà di Potenza che aveva disposto il dissequestro dei beni di un contribuente indagato, quale legale rappresentante di una ditta individuale, dei reati previsti dagli artt. 10-bis e 10-ter del D.Lgs. n. 74/2000 (Omesso versamento di ritenute certificate e Omesso versamento di Iva).

Il Tribunale ha riconosciuto la scriminante dello stato di necessità, ex art. 54 c.p., invocata dalla difesa, atteso che l’omesso versamento era dipeso da una crisi di liquidità non imputabile all’indagato, in quanto determinata dal ritardo nei pagamenti da parte di soggetti istituzionali con cui la ditta aveva in corso rapporti lavorativi. Inoltre l’indagato aveva dimostrato di voler fare fronte all’obbligazione tributaria mediante gli strumenti dilatori previsti dalla legge.

Ebbene, nell’accogliere il ricorso del PM, la Suprema Corte ha sostenuto che, nei casi quali quello in esame, la colpevolezza per il reato non può essere esclusa deducendo la crisi di liquidità al momento della scadenza del termine per il versamento, quando non sia dimostrato che la situazione non sia conseguenza di una deliberata scelta di non far debitamente fronte all’esigenza di opportuna organizzazione al fine di adempimento dell’obbligo tributario.

Peraltro, nel caso di specie, non è stato dimostrato l’ulteriore requisito, indicato anche dal Tribunale e ritenuto sussistente, dell’effettiva impossibilità, per l’indagato, di fare altrimenti fronte alla crisi finanziaria. Senza considerare quanto specificato dal PM ricorrente, circa la presenza in atti di documenti che attesterebbero la disponibilità di risorse finanziarie dell’azienda; il Tribunale ha attribuito rilievo determinante alla circostanza, dedotta dalla difesa, che l’imprenditore disponesse di un patrimonio personale del tutto esiguo e che le uniche risorse finanziarie, comunque inferiori a quelle necessarie per far fronte al debito tributario, fossero soltanto nella disponibilità dell’azienda. Si tratta, però, di una mera congettura, atteso che non risultavo affatto dimostrato che l’indagato si fosse effettivamente attivato per ovviare alla mancanza di risorse economiche né che si fosse attivato per organizzare quelle disponibili per onorare il debito con l’erario.

Ciò che emerge dal provvedimento impugnato è soltanto la deliberata decisione di utilizzare le risorse a disposizione per le retribuzioni dei dipendenti, mentre non risulta che la crisi finanziaria fosse imprevista e imprevedibile.

Omesso versamento di ritenute certificate (art. 10-bis del D.Lgs. n. 74/2000)

Il reato è commesso da chiunque non versi ritenute risultanti dalla certificazione rilasciata ai sostituiti entro il termine previsto per la dichiarazione annuale dei sostituti di imposta.
Sanzione
Reclusione da 6 mesi a 2 anni.
Nota
Il reato si configura se il totale relativo alle ritenute certificate e non versate, supera i 50.000 euro per periodo d’imposta.

Omesso versamento di Iva (art. 10-ter del D.Lgs. n. 74/2000)

Il reato è commesso da chiunque non versi l’imposta sul valore aggiunto, dovuta sulla base della dichiarazione annuale, entro il termine per il versamento dell’acconto relativo al periodo d’imposta successivo.
Sanzione
Reclusione da 6 mesi a 2 anni.
Nota
Il reato si configura se il totale relativo all’Iva dovuta e non versata supera i 50.000 euro per periodo d’imposta.

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