Fisco

La crisi delle partite Iva: aperture in calo, cresce il rischio di chiusure

Nel primo semestre dell'anno nuove attività in diminuzione del 6,5% rispetto allo stesso periodo del 2012. Edilizia, trasporti ed attività professionali fanno registrare le riduzioni maggiori
Nel primo semestre dell’anno nuove attività in diminuzione del 6,5% rispetto allo stesso periodo del 2012. Edilizia, trasporti ed attività professionali fanno registrare le riduzioni maggiori

Partiamo da una considerazione. La crisi certamente non può incentivare a mettersi in gioco. Detto questo, però, ci possono essere anche diverse forme di reazione o di “contenimento” rispetto alla congiuntura economica. Il problema, però, è che da un lato stanno diminuendo le aperture delle partite Iva e dall’altro – come denunciano le associazioni di categoria – si profila un rischio di chiusure.

Chi si mette in gioco. I dati forniti dal dipartimento delle Finanze mostrano una riduzione del 6,5% tra il primo semestre di quest’anno e quello dello scorso anno. Nel complesso sono i settori più esposti alla congiuntura a risentire del calo di aperture. Attività legate all’immobiliare e all’edilizia e le attività professionali risentono di cali ben oltre il 10 percento. Naturalmente c’è anche qualche voce fuori dal coro, come le attività assicurative finanziarie/assicurative o ristoratori e albergatori, che guadagnano nel confronto tra giugno 2013 e giugno 2012. Ma si tratta di eccezioni che confermano la regola.

Sul territorio. A livello percentuale sono Liguria e Campania le due regioni in cui si sono maggiormente ridotte le aperture di partite Iva. Il segno positivo si intravede solo per valori molto limitati in Abruzzo (+0,2%) e Basilicata (+1,6%). Curioso notare come a livello provinciale tra le prime dieci aree in cui si è maggiormente avvertito il calo ce ne sono ben 6 situate a Sud o nelle Isole. Al di là delle differenze territoriali, su cui si innesta anche una maggiore o minore propensione al sommerso, resta però una tendenza di fondo che vede il segno meno predominare.

Voglia di fisco leggero. Una su cinque delle nuove partite Iva a giugno ha optato per il regime dei minimi. Naturalmente è un’opzione vincolata perché bisogna avere determinati requisiti per accedere. Però chi sceglie i minimi può contare su una tassazione al 5% e non deve pagare Iva e Irap almeno per cinque anni (sempre che non cresca dimensionalmente o non perda le altre condizioni per rimanere), oltre ad avere una serie di altre facilitazioni ed esoneri da adempimenti.

La denuncia della Cna: a rischio chiusura 40mila imprese. Lo specchio della crisi non è solo, purtroppo, il calo di avvii di nuove attività ma anche la chiusura di quelle già avviate. Negli ultimi mesi molte associazioni di categoria hanno denunciato il problema delle serrande che si abbassano definitivamente. L’ultimo grido d’allarme in ordine di tempo è arrivato dalla Cna. A fine 2013 – denunciano gli artigiani – il numero di micro-imprese potrebbe ridursi ulteriormente di quasi 40mila unità, scendendo sotto quota 1,4 milioni, ai livelli di 13 anni fa. Con ripercussioni sui posti di lavoro perché a rischio ci sarebbero 100mila posti di lavoro.

I finanziamenti dell’Abi alle Pmi. Qualche spiraglio arriva, però, sul fronte dell’accesso al credito per gli investimenti: l’Abi ha reso noto che a fine giugno ammontano a 1,2 miliardi, per un totale di 3.331 domande accolte, i finanziamenti di «Progetti investimenti Italia» per le Pmi che vogliano investire in beni materiali e immateriali strumentali all’attività di impresa. La maggior parte dei finanziamenti riguarda le imprese dell’industria (42,8%) e del commercio e alberghiero (30,9%). A livello territoriale, il maggior numero di finanziamenti è stato erogato in Lombardia (29% del totale dei finanziamenti), Veneto (14%), Toscana (13%) ed Emilia Romagna (11%). Comunque, l’associazione bancaria ha prorogato il plafond (di complessivi 10 miliardi) fino al 30 giugno 2014.

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