Diritto

La causale generica nel contratto di somministrazione a termine comporta la trasformazione del rapporto in un contratto a tempo indeterminato con l’impresa utilizzatrice

La presenza di una causale generica del contratto di somministrazione a termine comporta la trasformazione del rapporto in un contratto a tempo indeterminato con l’impresa utilizzatrice

La presenza di una causale generica del contratto di somministrazione a termine comporta la trasformazione del rapporto in un contratto a tempo indeterminato con l’impresa utilizzatrice. Lo affermano due sentenze gemelle della Cassazione: la n. 10560 del 7 maggio e la n. 11411 del 13 maggio scorso.

Per usare il contratto di somministrazione a tempo determinato, infatti – esclusi i casi in cui è consentita la mancanza della causale – devono sussistere precise ragioni tecniche, produttive, organizzative o sostitutive. Ed è bene che queste ragioni siano chiaramente enunciate nel contratto di fornitura tra l’agenzia per il lavoro e l’impresa utilizzatrice. Peraltro, la causale del contratto di somministrazione non può seguire meccanicamente le regole fissate per il lavoro a termine: a maggior ragione dopo la sentenza della Corte di giustizia europea dell’11 aprile 2013 C-290/12, che ha riconosciuto l’inapplicabilità della direttiva Ce 70/1999 sul lavoro a termine alla somministrazione di manodopera.
Il contratto di somministrazione a termine con causale specifica (articolo 20, comma 4 del Dlgs 276/2003) può avere:

  • ragioni tecniche: il datore di lavoro ha necessità di personale specializzato per eseguire specifiche lavorazioni che non possono essere realizzate dagli altri dipendenti dell’azienda;
  • ragioni produttive: l’impresa deve far fronte a situazioni o richieste di mercato al di sopra della media, che non può soddisfare con il normale organico;
  • ragioni organizzative: il datore di lavoro deve attuare una riorganizzazione per l’introduzione e/o sperimentazione di nuove tecnologie, prodotti o servizi;
  • ragioni sostitutive: il contratto di somministrazione a termine si può usare per sostituire lavoratori assenti per qualunque causa prevista dalla legge o dal contratto collettivo o individuale, con l’obbligo di individuare il contratto di riferimento e il nominativo del soggetto da sostituire; in sostituzione di un lavoratore destinato temporaneamente (trasferta/distacco) presso un’altra sede di lavoro (escluso il trasferimento definitivo); per sostituire un lavoratore temporaneamente inidoneo al lavoro; per far fronte a esigenze di sostituzione del personale di natura ricorrente o addirittura permanente, in considerazione delle dimensioni dell’impresa e della composizione del suo personale; in sostituzione di lavoratori sospesi per un procedimento disciplinare.

Il contratto di somministrazione a termine «acausale» (articolo 20 commi 4, 5bis, 5ter, 5quater del Dlgs 276/2003), può essere usato se il lavoratore impiegato nella somministrazione percepisce ammortizzatori sociali, anche in deroga, da almeno sei mesi (inclusi gli iscritti nelle liste di mobilità), o per impiegare lavoratori definiti svantaggiati o molto svantaggiati in base al regolamento Ce 800/2008 e del decreto del Lavoro del 20 marzo 2013.
È ammessa la somministrazione a termine senza causale anche nell’ipotesi di primo contratto a tempo determinato di durata non superiore a 12 mesi, anche in caso di prima missione (legge 92/2012).
Le parti sociali possono definire con i contratti collettivi nazionali, territoriali o aziendali i casi in cui non è necessario indicare le ragioni di ricorso alla somministrazione: in particolare, quando l’inserimento in un processo organizzativo è motivato dall’avvio di una nuova attività, dal lancio di un prodotto o di un servizio innovativo, dall’implementazione di un cambiamento tecnologico, dalla fase supplementare di un significativo progetto di ricerca e sviluppo, dal rinnovo o dalla proroga di una commessa consistente. I contratti acausali non possono superare il 6% del totale dei lavoratori occupati nell’unità produttiva.

Nella sentenza n. 10560, la Cassazione si è pronunciata sulla vicenda di alcuni lavoratori assunti da un’agenzia per il lavoro con vari contratti a termine, che contestavano la genericità della causale del contratto commerciale. Nel caso specifico, la causale prevedeva la stipula nei casi previsti dai contratti collettivi nazionali della categoria, per una indefinita «sostituzione». Sia il Tribunale, sia la Corte di appello avevano accolto il ricorso, sostenendo che le ragioni fossero del tutto generiche e inidonee a integrare i requisiti di specificità richiesti dalla legge 196/1997 (oggi sostituita dal D.lgs 276/2003). Comunque, per i giudici di merito, non era provata la ricollegabilità dell’assunzione degli operai all’assenza in azienda di lavoratori con contratti a tempo indeterminato. L’illegittimità del ricorso al lavoro temporaneo ha quindi come conseguenza la conversione del contratto a tempo indeterminato con l’impresa utilizzatrice.

La Cassazione, confermando la sentenza di appello, afferma che nel contratto di somministrazione è stata usata una formula più generica di quella prevista nel testo legislativo, mentre sarebbe stato necessario indicare quale contratto collettivo di riferimento applicare. I vizi del contratto commerciale di fornitura tra agenzia interinale e impresa utilizzatrice si riverberano sul contratto individuale di lavoro: l’illegittimità del contratto di fornitura comporta le conseguenze previste dalla legge sul divieto di intermediazione e interposizione nelle prestazioni di lavoro (legge 1369/1960 abrogata e confluita nella riforma Biagi). L’effetto finale è dunque la conversione del contratto per prestazioni di lavoro temporaneo in un ordinario contratto di lavoro a tempo indeterminato tra l’utilizzatore della prestazione, datore di lavoro effettivo, e il lavoratore (Cassazione, sentenza n. 6933/2012).

Segue la stessa linea la sentenza n. 8120 del 3 aprile 2013: la Cassazione precisa che la mancanza di specificità delle ragioni giustificative del ricorso alla somministrazione temporanea di lavoro comporta la nullità del contratto di lavoro stesso. Serve, infatti, un elevato grado di specificità, che consenta di classificare le ragioni giustificative come legittimanti un contratto a tempo determinato, e la verifica della loro effettività.
In pratica, le causali non possono risolversi in una parafrasi della norma, ma devono esplicitare il collegamento tra quanto previsto nel contratto e la reale situazione aziendale. La Cassazione ha ritenuto specifiche le ragioni del ricorso alla somministrazione di lavoro poiché l’indicazione di «punte di più intensa attività produttiva», erano state determinate «dall’acquisizione di commesse» o dal «lancio di nuovi prodotti».

Corte di Cassazione – Sentenza N. 10560/2013 Corte di Cassazione – Sentenza N. 11411/2013
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