Diritto

La cartella contenente il ruolo Tares deve sempre essere motivata

La cartella contenente il ruolo Tares deve sempre essere motivata
La cartella di pagamento contenente il ruolo Tares deve sempre essere motivata, pena la nullità per violazione del diritto di difesa del contribuente e disparità di trattamento rispetto agli altri atti della pubblica amministrazione

La cartella di pagamento contenente il ruolo Tares deve sempre essere motivata. Intanto a essa sono applicabili i principi generali circa l’obbligo di motivazione dei provvedimenti amministrativi. Inoltre, non è sufficiente un generico richiamo alla tariffa applicata se nell’atto vi sono espressioni numeriche con calcoli matematici incomprensibili. Infine, la tariffa Tares deve coprire i costi del servizio di gestione dei rifiuti urbani e il Comune è sempre obbligato a dimostrare che i costi addebitati siano congrui. Lo ha affermato la CTP di Lecce con la sentenza n. 1891/02/15 del 1° giugno 2015.

IL FATTO
Il caso trae origine dalla notifica di una cartella esattoriale per la riscossione della Tares da parte di un Comune, tramite Equitalia Sud Spa, nei confronti di un Hotel.
Contro tale provvedimento ha proposto ricorso la società, eccependo, tra le altre cose, la nullità della cartella di pagamento per difetto di motivazione.

LA DECISIONE DELLA CTP DI LECCE
La CTP accoglie il ricorso presentato dalla società. In particolare, ricordano i giudici come la Corte di Cassazione, con l’importante sentenza n. 15638 del 12 agosto 2004, proprio in merito alla cartella esattoriale Tarsu (oggi Tares), abbia stabilito il seguente principio di diritto: “Al riguardo giova sottolineare che una congrua, sufficiente ed intellegibile motivazione deve sempre sussistere in relazione ai presupposti (ed alle finalità) dell’atto e non può, quindi, essere riservata ai soli avvisi di accertamento della tassa.
Alla cartella di pagamento, infatti, sono comunque applicabili i principi di ordine generale indicati per ogni provvedimento amministrativo dall’art. 3 della legge n. 241 del 1990, anche se notificata prima dell’entrata in vigore delle specifiche disposizioni dettate in materia tributaria dall’art. 7 della legge n. 212 del 2000.
Una diversa interpretazione si porrebbe, del resto, in insanabile contrasto con la Costituzione, in riferimento agli artt. 3 (sotto il profilo della disparità di trattamento, rispetto agli altri atti della pubblica amministrazione e del difetto di ragionevolezza) e 24 (sotto il profilo della ingiustificata lesione del diritto di difesa del contribuente): ciò, a maggior ragione, allorché la cartella di pagamento della Tarsu non sia stata preceduta da un motivato avviso di accertamento”, come nel caso di specie.

Infatti, nel caso di specie, la cartella di pagamento impugnata viene dichiarata nulla dai giudici in quanto priva della necessaria motivazione, così come espressamente e tassativamente previsto dall’art. 7, primo comma, della legge n. 212/2000 (Statuto dei diritti del contribuente), in attuazione dei principi costituzionali di chiarezza e motivazione degli atti, sanciti dall’art. 97 della Costituzione.

La cartella di pagamento è nulla anche perché cita genericamente un ruolo Tares peraltro mai notificato alla società e si indicano generiche tariffe senza alcun riferimento e senza alcuna comprensibile motivazione. Ciò non risulta neppure contraddetto dallo stesso Comune, che, soltanto al momento della propria costituzione, cita il metodo normalizzato utilizzato per la determinazione della tariffa in base al D.P.R. n. 158/1999 ancorché la cartella di pagamento contenga espressioni numeriche che, pur tenendo conto della parte fissa e della parte variabile della tariffa, utilizzano calcoli matematici incomprensibili per ricavare il coefficiente potenziale di produzione “Kc”.

Infine – precisa la Corte – anche se il regolamento comunale per la Tares degli alberghi tiene conto, sia per la parte fissa che per quella variabile, di tariffe minime e massime, nella cartella viene fatto generico riferimento a tariffe di 3,48 euro e di 11,22 euro senza informare il contribuente in ordine a come il Comune abbia quantificato le cifre totali della pretesa. Tale vizio rileva anche perché il D.P.R. n. 158/1999 prevede che la tariffa applicata a regime deve coprire tutti i costi del servizio di gestione dei rifiuti urbani nel rispetto di un’equivalenza matematica sancita dalla norma rispetto a parametri ben individuati, mentre nel caso esaminato il Comune non ha neppure dimostrato che i costi sostenuti per il servizio di smaltimento dei rifiuti urbani per l’anno 2013 fossero congrui.

Ctp Lecce – Sentenza N. 1891/02/15

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