Diritto

L’assenza di partita IVA non pregiudica il diritto alla detrazione

L'assenza di partita IVA non pregiudica il diritto alla detrazione
Se il fisco accerta che le operazioni effettuate da un soggetto avrebbero dovuto essere assoggettate all’IVA, in quanto poste in essere nell’ambito di un’attività d’impresa e non privata, non può negare il diritto alla detrazione dell’imposta sugli acquisti di beni e servizi inerenti a tali operazioni in ragione del fatto che il soggetto non era identificato come contribuente IVA e non aveva presentato alcuna dichiarazione

La Corte di Giustizia della Ue ha ribadito, con la sentenza del 9 luglio 2015 (relativa alla causa C-183/14) che il diritto alla detrazione dell’IVA non può essere disconosciuto se il soggetto passivo non ha provveduto a dichiarare per tempo l’inizio della propria attività all’Amministrazione fiscale.

Il principio di diritto, già affermato in questi termini nella sentenza 21 ottobre 2010 relativa alla causa C-385/09, Nidera, è declinazione del consolidato principio di neutralità dell’IVA, in ossequio al quale la detrazione dell’imposta dev’essere accordata “se gli obblighi sostanziali sono soddisfatti, anche se taluni obblighi formali sono stati omessi dai soggetti passivi”.

Tanto vale per il riconoscnnento del diritto alla detrazione nel caso di irregolare applicazione del meccanismo del reverse charge (sentenza Ecotrade, cause C-95/07 e C-96/07; sentenza Idexx, causa C-590/13) o di tardivo versamento dell’imposta (EMS-Bulgaria, causa C-284/11), nonché per il riconoscimento del regime di non imponibilità in assenza del numero identificativo IVA del cessionario sulla fattura (Cass. 29 luglio 2014 n. 17254).

Con riferimento alla sentenza in commento, la Corte di Giustizia ha rilevato l’incompatibilità con la direttiva 2006/112/CE del diritto rumeno, nella misura in cui nega al soggetto passivo il diritto alla detrazione dell’imposta per il solo fatto che non era registrato ai fini IVA al momento di effettuazione degli acquisti. Il differimento del diritto alla detrazione, secondo il diritto rumeno, risulta negato finché il contribuente non provvede a registrarsi ai fini IVA e a presentare la relativa dichiarazione, con il rischio di perdita integrale del credito IVA qualora la rettifica della dichiarazione da parte degli Uffici intervenga oltre il termine per esercitare il diritto alla detrazione.

A livello nazionale, la fattispecie è stata affrontata dalla Corte di Cassazione, che ha fatto applicazione dei principi espressi dalla Corte di Giustizia.
In particolare, secondo quanto affermato dalla Suprema Corte con la sentenza 21 marzo 2014, n. 6664, il principio di neutralità dell’imposta non consente di escludere la detrazione dell’IVA assolta sugli acquisti inerenti all’attività d’impresa, anche qualora il soggetto passivo non abbia ancora effettuato operazioni attive.

Secondo la Cassazione, il mancato ottenimento delle autorizzazioni amministrative necessarie all’esercizio dell’attività non è, di per sé, motivo idoneo a escludere il diritto alla detrazione, laddove sia stato appurato che tale mancato rilascio non dipenda da cause relative all’assenza dei presupposti fondamentali per l’esercizio dell’attività.

Quanto affermato dalla giurisprudenza nazionale e comunitaria con riferimento al diritto alla detrazione dell’IVA rappresenta la traduzione, in termini teorici, del disposto di cui all’art. 168, lettera a), della direttiva 2006/112/CE, secondo cui il suddetto diritto è riconosciuto “per i beni che gli sono o gli saranno ceduti e per i servizi che gli sono o gli saranno resi da un altro soggetto passivo (…) nella misura in cui i beni e i servizi sono impiegati ai fini di sue operazioni soggette ad imposta“. Per il riconoscimento del diritto a detrazione, ciò a cui deve darsi rilievo è, in definitiva, la “prospetticità” dell’impiego dei beni o servizi acquistati nell’effettuazione di operazioni attive, a prescindere dal requisito formale della registrazione o identificazione ai fini dell’imposta.

Tra gli altri principi ribaditi nella sentenza relativa alla causa C-183/14, vi è il principio di proporzionalità delle sanzioni amministrative. Il riconoscimento del diritto alla detrazione, nel caso esaminato dai giudici, non osta infatti all’irrogazione di sanzioni pecuniarie proporzionate alla gravità dell’infrazione, volte a penalizzare il mancato rispetto dell’obbligo di registrazione ai fini IVA.

In conformità con l’orientamento della stessa Corte di Giustizia (sentenza Equoland, C-272/13), dette sanzioni non devono eccedere quanto necessario per conseguire gli obiettivi consistenti nell’assicurare l’esatta riscossione dell’IVA ed evitare l’evasione del tributo, considerate le circostanze del caso di specie. La valutazione della misura delle sanzioni è demandata ai giudici nazionali.

Corte di Giustizia – Causa C-183/14

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