Lavoro

Jobs Act: sussidio di disoccupazione universale pari a mille euro per due anni

Jobs Act: sussidio di disoccupazione universale pari a mille euro per due anni
Il «Jobs act» del Pd punta a introdurre un sussidio universale della durata massima di due anni, esteso anche ai collaboratori Il sussidio universale sarebbe strutturato in base ai contributi, prevedendo anche requisiti di accesso più elastici

Il cuore del Jobs Act di Renzi è già sul tavolo del Ministro del Lavoro. E si chiama Naspi. Un sussidio di disoccupazione universale, destinato a tutti coloro che perdono il posto. Tutti. Compresi i meno protetti tra i precari: i collaboratori a progetto, oggi fuori da quasi tutti i sostegni.

Il piano – elaborato dal politologo Stefano Sacchi e fatto proprio prima dalla segreteria del Pd, poi diventato base di discussione per il governo – costerà 1,6 miliardi in più di quanto oggi si spende per i sussidi, dunque 8,8 miliardi in tutto, meno di quanto sin qui prospettato. Ma assicurerà protezione anche a quel milione e 200 mila lavoratori, ora per diversi motivi totalmente senza rete, in caso di disoccupazione.
Il sussidio universale ipotizzato nel «Jobs act» sarebbe strutturato in base ai contributi, prevedendo anche requisiti di accesso più elastici (attualmente per l’ASpI è fissato il requisito contributivo in almeno un anno di contribuzione contro la disoccupazione nel biennio precedente l’inizio del periodo di disoccupazione). Ci sarà una graduale riduzione della Cig in deroga, sottolinea l’economista dell’università di Milano, Marco Leonardi, «visto che è diventata un sussidio improprio di disoccupazione». La Cig ordinaria verrà riportata all’obiettivo iniziale: quello di sostenere le aziende in difficoltà temporanee.

Con il vertice di ieri sera con il sottosegretario Delrio e i Ministri Padoan e Poletti si apre ufficialmente la partita sul piano del lavoro che il governo intende presentare a marzo. I due Ministri dell’Economia e del Lavoro avrebbero chiesto tempo per studiare i dossier, soprattutto per capire il reale impatto economico delle misure annunciate (e quindi delle loro coperture).

Non solo però sblocco dei debiti della P.A., interventi sull’edilizia, taglio al cuneo fiscale e ai costi dell’energia: misure essenziali per stimolare le aziende all’assunzione. Ma anche riduzione della giungla di contratti (almeno 40) oggi esistenti e passaggio al contratto unico a tempo indeterminato e a tutele crescenti per i tanti, troppi giovani a spasso. E poi nuovo codice del lavoro e Agenzia unica federale, come polo di coordinamento dei centri per l’impiego attuali. Ma soprattutto l’atteso e annunciato assegno universale per chi perde il lavoro, con obbligo di seguire un corso di formazione e di non rifiutare più di una proposta d’impiego.

Renzi non vuole indugiare, vista l’emorragia di posti “allucinante” certificata dall’Istat. “I mercati ci stanno osservando, stanno cercando di capire se facciamo sul serio, se vogliamo andare fino in fondo con le riforme di cui l’Italia ha bisogno“, ha insistito in Consiglio dei Ministri. Naspi, dunque. Ovvero “Nuova ASpI”, il sussidio introdotto dall’ex ministro Fornero, che sostituirà ASpI e Mini-ASpI.

Stravolgendole. La Naspi spetterà a tutti coloro che perdono il posto e hanno lavorato almeno tre mesi. Durerà più a lungo: al massimo due anni per i lavoratori dipendenti, anziché uno o uno e mezzo (come ora l’ASpI, per chi è sotto o sopra i 55 anni) e al massimo sei mesi per gli atipici, come i co.co.pro. L’entità del sussidio sarà per tutti al massimo di 1.100 – 1.200 euro mensili all’inizio del periodo di copertura e planerà verso i 700 euro alla fine, così come prevedono le regole Fornero in vigore (75% della retribuzione dell’ultimo periodo con i tetti citati, percentuale che scende del 15% ogni sei mesi). Dunque l’importo è lo stesso, ma la durata no. Più lunga quella della Naspi, sia rispetto all’ASpI che alla mini-ASpI. E pari alla metà del numero di settimane contributive negli ultimi quattro anni.

In questo modo risolviamo due problemi“, spiega Stefano Sacchi, torinese, classe 1971, docente di Scienza politica alla Statale di Milano e coautore di un fortunato libro, “Flex-insecurity“. “Il primo, quello dei lavoratori a tempo indeterminato che dal 2016 per effetto della Fornero perderanno l’indennità di mobilità. Avranno la Naspi. Il secondo, quello dei lavoratori non protetti. E cioè i 900 mila dipendenti – a termine, somministrati, interinali – messi fuori dalla legge Fornero per i requisiti troppo stringenti. Ovvero contributi da almeno due anni e aver lavorato negli ultimi dodici mesi. Ma soprattutto i collaboratori a progetto con almeno tre mesi di busta paga, dunque l’80% circa di 400 mila persone, secondo gli ultimi dati (ma l’Isfol ne quantifica 675 mila, ndr), oggi privati persino della mini-ASpI e impossibilitati ad aggiudicarsi l’indennità di fine lavoro, anche qui per i requisiti quasi impossibili“. In totale, un milione e 200 mila lavoratori potenziali disoccupati senza rete. “Ci auguriamo che solo una piccolissima parte di questi sia disoccupato nei prossimi mesi. Ma qualora avvenisse, avrebbero un sussidio. Oggi con la legge Fornero no“.

Altro punto forte del «Jobs act», come preannunciato, è il contratto unico a tempo indeterminato a tutele progressive, con la sterilizzazione dell’articolo 18 (o meglio della tutela reale) per i primi tre anni del rapporto. Su questa ipotesi contrattuale bisognerà discutere con Maurizio Sacconi (Ncd) che invece punta a valorizzare l’apprendistato, con una forte semplificazione degli adempimenti richiesti alle aziende. Oggi ci sono tre livelli normativi intrecciati e complicati per i datori di lavoro che devono districarsi tra Tu Sacconi del 2011, contrattazione collettiva e formazione regionale. La soluzione di questo nodo politico, dicono fonti interne al Pd, produrrà eventuali effetti anche sul contratto a termine. Una generalizzazione delle tutele progressive probabilmente non farebbe modificare i contratti a termine (che resterebbero così come sono). Mentre se si mettessero paletti al contratto a tutele crescenti, si ipotizza una estensione dell’acausalità da 12 a 36 mesi.

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Un Commento

  1. …Renzi non vuole indugiare, vista l’emorragia di posti “allucinante” faccia una cosa semplice, bloccarli come si fa con gli sfratti, bloccare tutti licenziamenti per due anni e spendere tutti i miliardi destinati all’industria e sperperati in infiniti rivoli per tamponare questa emorragia, per bloccare i licenziamenti.

    Non serve un cerotto caro Renzi serve una operazione seria.
    Non serve l’asegno di disoccupazione, serve il lavoro che le politiche attuate hanno portato fuori dall’Italia.
    Serve che tu sia capace di farlo rientrare.

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