Lavoro

Jobs Act, la durata dei contratti a termine scende a due anni

Jobs Act, la durata dei contratti a termine scende a due anni
Sale il tetto di lavoratori a tempo in ogni azienda: dal 20% al 30% sul totale. Il datore non dovrà indicare la causale nel contratto

Mezza marcia indietro sui contratti a termine. La loro durata massima, che lo stesso governo Renzi aveva portato, per quelli senza causale, da uno a tre anni nel suo primo provvedimento importante, scende adesso a due anni. A parziale compensazione, però, viene alzato un altro tetto: se oggi ogni azienda, sul totale dei dipendenti, non può avere più del 20% di lavoratori a termine il limite sarà portato più in alto, probabilmente al 30%. Mentre nulla cambia sulla causale, che non dovrà essere indicata dal datore di lavoro.

La mossa sui contratti a termine serve a evitare che questa forma di lavoro, molto flessibile, possa rendere più difficile una buona partenza del nuovo contratto a tutele crescenti, che dovrebbe debuttare dal primo marzo.

Dovrebbe scomparire il lavoro a chiamata, che però potrebbe lasciare il passo a un ricorso più facile ed esteso ai voucher, i buoni per le prestazioni occasionali. Possibile il rafforzamento anche del part time verticale, cioè la possibilità di lavorare solo in alcuni giorni della settimana accettando una riduzione dello stipendio. Si prevede il graduale superamento delle collaborazioni a progetto e una semplificazione, l’ennesima, dell’apprendistato. Restano da definire le nuove regole per le collaborazioni coordinate e continuative mentre il capitolo più difficile riguarda le associazioni in partecipazione, il contratto tipico dei commessi: il governo vorrebbe cancellarle del tutto ma i commercianti le difendono a spada tratta. In bilico, invece, l’estensione alle partite Iva di alcune garanzie come la maternità.

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