Lavoro

Jobs Act, ennesimo cambio di regole. Varierà il risultato?

Jobs Act, ennesimo cambio di regole. Varierà il risultato?
Rosario De Luca, Presidente di Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro, analizza i fenomeni in atto con la disoccupazione che continua ad aumentare

Con un approfondimento del 9 gennaio 2015, il presidente della Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro, Rosario De Luca, analizza i fenomeni in atto con la disoccupazione che continua ad aumentare. Nell’approfondimento ci si domanda se, dopo quattro riforme del lavoro in poco più di due anni, basteranno le nuove regole a procurare lavoro a chi non ce l’ha. I dubbi sorgono in quanto mancano, a sostegno del Jobs Act, gli interventi strutturali in favore dell’economia.

È notorio che le buone regole – e qualcuna si ritrova anche in questi provvedimenti – non creino automaticamente occupazione; al contrario delle pessime regole che la distruggono. D’altronde, è dal lavoro autonomo che nasce quello subordinato e non viceversa. Dalla legge Fornero di luglio 2012, passando per quella firmata Giovannini prima e Poletti poi, si arriva al Jobs Act ma non cambiano i presupposti di base. Le Pmi assumono nuovi dipendenti solo dopo avere acquisito nuovo lavoro e non viceversa. Quindi, fin quando stenterà l’economia stagneranno (se non peggio) i livelli occupazionali. E certo non si potrà parlare di nuovi occupati se l’applicazione del contratto a tutele crescenti – che potrebbe risultare economicamente più conveniente di co.co.pro. e lavoro a termine – porterà alla stabilizzazione di queste figure di lavoratori già occupati. Quelli non potranno essere considerati nuovi posti di lavoro, perchè non riguarderanno gli attuali disoccupati. Ma va salutato con positività l’accantonamento (definitivo?) della diversificazione tra imprenditori e professionisti, che ha caratterizzato decine e decine di norme penalizzanti per gli studi professionali, perennemente esclusi da benefici e agevolazioni.

E sul fronte dell’accesso non si può non sottacere – ad avviso di De Luca -, che sempre il contratto a tutele crescenti è quasi più conveniente del contratto di apprendistato; situazione che può determinare il definitivo accantonamento di quello che per lungo tempo è stato il vero (se non l’unico) strumento in mano ai giovani per entrare nel mondo del lavoro. Istituto già indebolito, se non depotenziato, dai variopinti livelli decisionali del nostro Paese.

Si delinea cosi un sistema sempre più incentrato sul rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato, che va nella direzione opposta non solo delle esigenze di chi l’occupazione la crea; ma anche del volere espresso dall’Esecutivo. E il sistema si conferma bloccato su queste posizioni se si pensa alla vicenda del coinvolgimento nella schiera dei destinatari della norma dei lavoratori pubblici, che secondo diritto sono ricompresi ma che il volere politico sembra volere escludere. Segnale questo in controtendenza con la necessità che la P.A sia più produttiva e meno costosa. Si perde cosi l’occasione di dare alle nuove generazioni un segnale che va nella direzione dell’etica e dell’efficienza, caratteristiche che invece si rinvengono nel positivo riequilibrio della prevista dimensione dell’indennizzo.

Per rispondere positivamente all’interrogativo iniziale – conclude il presidente della Fondazione Studi -, si dovranno dunque attendere i tanto auspicati interventi a sostegno dell’economia, preparandoci per ora ad assistere alla mera stabilizzazione di lavoratori già occupati. Con il costo del lavoro che continua ad essere elevatissimo ed insostenibile per le aziende, onere non ridotto dai benefici del contratto a tutele crescenti vista la gravissima dipartita della legge 407/90. Una norma soppressa con troppa fretta e i cui effetti negativi si ripercuoteranno ben presto sui livelli occupazionali. Che necessitano di condizioni strutturali completamente diverse per essere innalzati, onde evitare il trito rituale di rapporti di lavoro agevolati che cessano con il venir meno delle agevolazioni.

Fondazione Studi Consulenti del Lavoro – Approfondimento 9 gennaio 2015

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