Lavoro

Jobs Act e abolizione delle collaborazioni coordinate e continuative

Jobs Act e abolizione delle collaborazioni coordinate e continuative
Nel Jobs Act si profila una stretta sulle collaborazioni coordinate e continuative. In diversi punti della legge delega vi sono, infatti, cenni al loro superamento

Nel testo del DDL Jobs Act si intravede l’ipotesi di un probabile superamento delle collaborazioni coordinate e continuative.
Il testo approvato del Jobs Act, all’art. 1, comma 7 – al fine di riordinare i contratti di lavoro vigenti per renderli maggiormente coerenti con le attuali esigenze del contesto occupazionale e produttivo e di rendere più efficiente l’attività ispettiva – autorizza il Governo ad adottare decreti legislativi, entro sei mesi dall’entrata in vigore della legge delega, di cui uno recante un testo organico semplificato delle discipline delle tipologie contrattuali e dei rapporti di lavoro, nel rispetto di alcuni principi e criteri direttivi fra cui:

a) individuare e analizzare tutte le forme contrattuali esistenti, ai fini di poterne valutare l’effettiva coerenza con il tessuto occupazionale e con il contesto produttivo nazionale e internazionale, in funzione di interventi di semplificazione, modifica o superamento delle medesime tipologie contrattuali;
f) l’introduzione, eventualmente anche in via sperimentale, del compenso orario minimo, applicabile ai rapporti aventi ad oggetto una prestazione di lavoro subordinato, nonché, fino al loro superamento, ai rapporti di collaborazione coordinata e continuativa, nei settori non regolati da contratti collettivi sottoscritti dalle organizzazioni sindacali dei lavoratori e dei datori di lavoro comparativamente più rappresentative sul piano nazionale, previa consultazione delle parti sociali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale.

Inoltre, l’art. 1, comma 2, lett. b), punto 3), prevede l’universalizzazione dell’ASpI con l’estensione ai lavoratori con contratto di co.co.co., «fino al suo superamento».

Quindi, nella legge delega dovrebbe esserci un accenno, in più parti, al superamento dei rapporti di collaborazione coordinata e continuativa, e la possibilità che si vada veramente verso tale superamento viene dal fatto che sul sito della Camera, laddove è analizzato il testo trasmesso al Senato, come modificato dalla XI Commissione Lavoro, viene tra le altre cose specificato che «per quanto concerne le forme contrattuali flessibili è stato di fatto previsto, nell’ambito dell’attività di riordino, il superamento delle collaborazioni coordinate e continuative».
In realtà, occorrerà attendere, eventualmente, i decreti delegati per capire se veramente andranno in soffitta tutte le tipologie di collaborazioni o se, semplicemente, ci saranno modifiche, sicuramente importanti, che lasceranno comunque in vita alcune tipologie di collaborazione coordinate e continuative ben definite che, per le loro caratteristiche, non potrebbero essere utilizzate ai fini elusivi della normativa di lavoro subordinato.
A tal proposito si pensi ad alcune figure professionali dai contenuti molto elevati che svolgono attività finalizzate a raggiungere un obiettivo (che poi si voglia o meno chiamarlo “progetto”, poco importa) che non possono essere ricondotte al lavoro subordinato perché di fatto non comportano una sottoposizione del lavoratore alle direttive di qualcuno.

Ad ogni modo, con la promozione del contratto a tempo indeterminato come forma comune di contratto di lavoro rendendolo più conveniente rispetto agli altri tipi di contratto in termini di oneri diretti e indiretti, e con la previsione, per le nuove assunzioni, del contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti in relazione all’anzianità di servizio, ci sta anche bene una stretta sulle collaborazioni coordinate e continuative per cui non deve necessariamente esserci una vera e propria eliminazione di tutte le tipologie di collaborazione, ma ci potrebbe essere una delimitazione rigida del campo applicativo delle stesse, ai fini della certezza del diritto, principio su cui il Jobs Act punta molto.

Ma cosa si intende per collaborazioni coordinate e continuative e quali sono secondo la disciplina attualmente vigente?
Le collaborazione coordinate e continuative sono inquadrate tra i cosiddetti rapporti di lavoro parasubordinato, laddove la parasubordinazione rappresenta una figura intermedia collocata dalla dottrina tra la subordinazione (art. 2094 c.c.) e l’autonomia (art. 2222 c.c.).

Art. 409, c.p.c. – Controversie individuali di lavoro (stralcio):
Si osservano le disposizioni del presente capo nelle controversie relative a:
3) rapporti di agenzia, di rappresentanza commerciale ed altri rapporti di collaborazione che si concretino in una prestazione di opera continuativa e coordinata, prevalentemente personale, anche se non a carattere subordinato …

Nascita ed evoluzione
Dall’art. 409, n. 3, c.p.c., emerge che la collaborazione coordinata e continuativa presenta i seguenti requisiti:

  • prestazione d’opera non occasionale, bensì continuativa in un determinato periodo di tempo;
  • prestazione coordinata con l’attività del committente;
  • prestazione personale anche se non a carattere subordinato.

La co.co.co. è quindi un fattispecie contrattuale che, scaturita dalla definizione di cui al citato art. 409, n. 3, c.p.c., ha acquistato una propria autonoma fisionomia a seguito di vari interventi legislativi di tipo fiscale e previdenziale, fino ad arrivare alla legge n. 30/2003 che ha cercato di limitarne l’utilizzo a fini elusivi.

LE VARIE TIPOLOGIE DI CO.CO.CO.
Le residue co.co.co.
Il D.Lgs. n. 276/2003, di attuazione delle deleghe in materia di occupazione e mercato del lavoro, ha previsto diverse tipologie di collaborazioni coordinate e continuative che si aggiungono alle co.co.co. che sono rimaste ammissibili in casi residuali, ovvero a:

  • gli agenti e rappresentanti di commercio;
  • le attività di vendita diretta di beni e di servizi realizzate attraverso call center outbound;
  • le professioni intellettuali per l’esercizio delle quali è necessaria l’iscrizione in appositi albi professionali;
  • i rapporti e le attività di co.co.co. comunque rese e utilizzate a fini istituzionali in favore delle associazioni e società sportive dilettantistiche affiliate alle federazioni sportive nazionali, alle discipline sportive associate e agli enti di promozione sportiva riconosciute dal C.O.N.I.;
  • i componenti degli organi di amministrazione e controllo delle società e i partecipanti a collegi e commissioni;
  • coloro che percepiscono la pensione di vecchiaia.

Le collaborazioni a progetto
Innanzitutto occorre evidenziare che le collaborazioni a progetto, nate con la c.d. Riforma Biagi, sono state oggetto di innumerevoli interventi sia legislativi che interpretativi, giurisprudenziali e ministeriali.
Attualmente, ai sensi dell’art. 61, D.Lgs. n. 276/2003, salvo i sopraelencati casi residuali, tutte le co.co.co. devono essere riconducibili a uno o più progetti specifici determinati dal committente e gestiti autonomamente dal collaboratore.
Il progetto deve essere funzionalmente collegato a un determinato risultato finale e non può consistere in una mera riproposizione dell’oggetto sociale del committente, avuto riguardo al coordinamento con l’organizzazione del committente stesso e indipendentemente dal tempo impiegato per l’esecuzione dell’attività lavorativa.
Il progetto non può comportare lo svolgimento di compiti meramente esecutivi e ripetitivi, che possono essere individuati dai contratti collettivi stipulati dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale.

Le mini co.co.co.
Dall’obbligo di progetto sono escluse anche le cosiddette “mini co.co.co.” o “collaborazioni minime” che consistono in prestazioni occasionali, intendendosi per tali i rapporti di durata complessiva non superiore a trenta giorni nel corso dell’anno solare ovvero, nell’ambito dei servizi di cura e assistenza alla persona, non superiore a 240 ore, con lo stesso committente, salvo che il compenso complessivamente percepito nel medesimo anno solare sia superiore a 5 mila euro.

Potrebbe anche interessarti: Abolito il contratto co.co.co: ASpI estesa anche ai collaboratori

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *