Diritto

IVA sugli acquisti: limiti alla detrazione

IVA sugli acquisti: limiti alla detrazione
Nnon è ammessa la detrazione dell’imposta pagata a monte per l’acquisto o l’importazione di beni, o per conseguire la prestazione di servizi afferenti al successivo compimento di operazioni esenti o comunque non soggette ad imposta, atteso che, in base alla normativa citata, ai fini della detrazione non è sufficiente che le dette operazioni attengano all’oggetto dell’impresa, essendo necessario che esse siano, a loro volta, assoggettabili all’IVA

Non è ammessa la detrazione dell’IVA pagata a monte per l’acquisto o l’importazione di beni, o per conseguire la prestazione di servizi afferenti al successivo compimento di operazioni esenti o comunque non soggette ad imposta, atteso che, ai fini della detrazione non è sufficiente che le operazioni attengano all’oggetto dell’impresa, essendo necessario che esse siano, a loro volta, assoggettabili all’IVA. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 25037 del 25 novembre 2014.

IL FATTO
Il caso trae origine da una sentenza con cui la CTR di Napoli ha accolto solo parzialmente l’appello di un Consorzio ecologico – appello proposto contro la sentenza della CTP di Salerno che aveva respinto integralmente l’impugnazione proposta da detta parte contribuente – ed ha perciò annullato l’avviso di accertamento relativo ad IVA per l’anno 2002 (concernente IVA detratta indebitamente ed indebito utilizzo di crediti IVA in compensazione con altre imposte, per carenza del presupposto oggettivo) limitatamente al capo delle sanzioni, sul presupposto che sussistessero le condizioni di oggettiva incertezza sulla portata e sull’ambito delle disposizioni di legge, in applicazione dell’art.8 del D.Lgs. n. 546/1992.

La CTR ha motivato la sua decisione evidenziando che la indetraibilità dell’IVA (anche per la parte già fruita in compensazione) trovava giustificazione nel fatto che si era trattato di imposta relativa a beni e servizi acquistati per la realizzazione di un progetto di interesse generale finanziato a fondo perduto dal Ministero per l’Ambiente con somme di danaro escluse dal campo di applicazione dell’lVA ed erogate a titolo di rimborso di tutti i costi sostenuti per il progetto, compreso l’IVA assolta sui detti costi, così che il Consorzio, con rivalsa peraltro sul finanziatore del progetto, assume la figura del consumatore finale.

Contro la sentenza proponeva ricorso per cassazione il Consorzio, in particolare dolendosi del fatto che sia stato ritenuto dirimente dal giudice del merito il fatto che il medesimo non avesse fatturato compensi soggetti ad IVA, e ciò per il motivo che l’attività svolta dal Consorzio (progettazione ed avviamento di strutture organizzative aventi lo scopo di fornire servizi in campo ambientale ed altro) era stata finanziata con contributi pubblici a fondo perduto, per quanto il predetto finanziamento non fosse idoneo a snaturare l’attività di impresa esercitata e quindi a rendere indetraibile l’IVA pagata a monte.

LA DECISIONE DELLA CORTE DI CASSAZIONE
La Corte di Cassazione respinge il ricorso presentato dal Consorzio. In realtà, precisano gli Ermellini, il giudice del merito non si è semplicemente limitato ad affermare che non sono detraibili le imposte corrisposte per beni e servizi acquistati con danaro proveniente da contributi esenti da imposta, ma ha specificamente acclarato che il Ministero dell’Ambiente (in forza di specifica convenzione) ha direttamente finanziato la realizzazione di uno specifico progetto nel settore ambientale, con corresponsione “a stati di avanzamento trimestrali” e che era risultato nella specie di causa che trattavasi “di beni e servizi acquistati per la realizzazione di un progetto di interesse generale finanziato a fondo perduto con somme di danaro escluse dal campo di applicazione dell’IVA ed erogate a titolo di incentivo e non quale corrispettivo di specifiche prestazioni”, beni e servizi poi “non impiegati per la realizzazione di una operazione imponibile o assimilata ai fini della detrazione”.
II giudicante ha viepiù accertato che le somme di danaro, in tal modo erogate a fondo perduto, integravano “rimborso di tutti i costi sostenuti per il progetto, compreso l’IVA assolta su detti costi, così che il Consorzio, con rivalsa peraltro sul finanziatore del progetto, assume la figura del consumatore finale”.

Ciò posto, gli Ermellini richiamano il principio già altre volte insegnato dalla Suprema Corte con riferimento a vicende analoghe: “In tema di IVA, ai sensi dell’art. 19 del D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633 ed in conformità all’art. 17 della VI direttiva n. 77/388/CEE del Consiglio, del 17 maggio 1977 (come costantemente interpretata dalla giurisprudenza della Corte Europea), immediatamente applicabile nell’ordinamento interno già prima dell’entrata in vigore del D.Lgs. 2 settembre 1997, n. 313, non è ammessa la detrazione dell’imposta pagata a monte per l’acquisto o l’importazione di beni, o per conseguire la prestazione di servizi afferenti al successivo compimento di operazioni esenti o comunque non soggette ad imposta, atteso che, in base alla normativa citata, ai fini della detrazione non è sufficiente che le dette operazioni attengano all’oggetto dell’impresa, essendo necessario che esse siano, a loro volta, assoggettabili all’IVA. Ne consegue che al contribuente non spetta il rimborso richiesto se non prova che il fornitore non ha potuto detrarre l’IVA sull’acquisto dei medesimi beni, per essere a sua volta gestore di attività esente”.

Nella specie, dunque, non risulta la dimostrazione di alcuna operazione imponibile, neppure realizzata in annualità successive a quella oggetto di causa, direttamente correlata ai costi sostenuti ed in relazione ai quali si assumeva l’esistenza del diritto alla detrazione, né è possibile eludere l’accertamento risultante dalla sentenza secondo cui il finanziamento percepito dalla parte contribuente è stato rivolto anche a sollevare quest’ultima dall’onere dell’imposta il cui rimborso – nelle esercitate forme della compensazione con altri tributi – finirebbe per diventare vera e propria duplicazione di utilità e perciò sostanziale lucro in difetto di titolo, così realizzandosi quella perdita in danno dell’Erario la cui assenza è stata considerata come condizione generale ed imprescindibile ai fini della legittimazione al rimborso (ovvero alla detrazione) dell’IVA assolta.
Da qui, dunque, il rigetto del ricorso.

Corte di Cassazione – Sentenza N. 25037/2014

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