Diritto

IVA: nessun rimborso ai terremotati siciliani del 1990

IVA: nessun rimborso ai terremotati siciliani del 1990
L’imposta sul valore aggiunto è un tributo europeo. Gli Stati membri non possono disporne a piacimento prevedendo agevolazioni nemmeno in circostanze eccezionali, quale è il sisma che ha colpito la Sicilia nel 1990

L’imposta sul valore aggiunto è un tributo europeo. Gli Stati membri non possono disporne a piacimento prevedendo agevolazioni nemmeno in circostanze eccezionali, quale è il sisma che ha colpito la Sicilia nel 1990. Con ordinanza del 15 luglio 2015, causa C-82/14, la Corte di Giustizia UE ha stabilito che è in contrasto con la direttiva IVA la legge Finanziaria del 2003 che – a seguito di tale evento calamitoso – ha accordato il rimborso dell’IVA, sia pure parzialmente, ai soggetti passivi localizzati nel cratere. Questa possibilità non rispetta i principi di neutralità e corretta riscossione del tributo.

IL FATTO
Il caso trae origine dalla controversia instaurata tra l’Agenzia delle Entrate ed una Srl in merito all’istanza di rimborso, avanzata da quest’ultima, relativa alle somme versate a titolo di diverse imposte locali e dell’imposta sul valore aggiunto per gli anni 1990, 1991 e 1992.
In particolare la Srl, avente sede legale ad Acireale, comune interessato dal terremoto del 13 e del 16 dicembre 1990, aveva presentato, il 27 marzo 2008 presso l’Agenzia delle Entrate, un’istanza di rimborso delle somme versate a titolo di imposte e di IVA per gli anni 1990, 1991 e 1992, invocando l’art. 9, comma 17, della legge n. 289/2002. Essa riteneva infatti che tale disposizione le attribuisse il diritto al rimborso del 90% delle somme già versate.

A fronte del silenzio dell’Agenzia delle Entrate, la Srl presentava un ricorso volto all’ottenimento del rimborso delle somme versate dinanzi alla Commissione Tributaria Provinciale, che lo respingeva.

In seguito all’appello interposto dalla società, la Commissione Tributaria Regionale ha riformato la sentenza impugnata ed ha accolto l’originaria domanda sulla base della giurisprudenza della Corte Suprema di Cassazione secondo la quale le modalità di pagamento delle imposte previste all’art. 9, comma 17, della legge n. 289/2002 si applicano anche ai soggetti passivi che hanno già provveduto al pagamento delle imposte in questione, riconoscendo loro il diritto al rimborso dell’eccedenza versata. La Commissione Tributaria Regionale ha pertanto condannato l’Agenzia delle Entrate alla restituzione delle somme pagate dalla Srl.

L’Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso per cassazione avverso tale sentenza, sostenendo che non può trovare accoglimento il motivo secondo il quale l’art. 9, comma 17, della legge n. 289/2002 non è destinato ad operare qualora il contribuente, alla data di entrata in vigore di tale disposizione, abbia già corrisposto le somme dovute a titolo delle imposte in questione.
Ad avviso della società, invece, tale disposizione non costituirebbe un condono assimilabile al condono cosiddetto «tombale» ma piuttosto un aiuto di Stato compatibile con il diritto dell’Unione in quanto volto ad ovviare ai danni arrecati da una calamità naturale.

Alla luce di tali considerazioni, la Corte Suprema di Cassazione ha deciso di sospendere il procedimento e di sottoporre alla Corte la seguente questione pregiudiziale: «Se i principi dichiarati [nella sentenza Commissione/Italia (C-132/06, EU:C:2008:412)], secondo i quali “[l]a Repubblica italiana, avendo previsto agli [articoli] 8 e 9 della legge [n. 289/2002] una rinuncia generale e indiscriminata all’accertamento delle operazioni imponibili effettuate nel corso di una serie di periodi di imposta, è venuta meno agli obblighi ad essa incombenti ai sensi degli [articoli] 2 e 22 della [sesta direttiva], nonché dell’[articolo] 10 CE”[,] ostano ad una disposizione normativa, quale risulta dall’[articolo] 9 comma 17 della legge n. 289/2002 che, nell’interpretazione fornita da questa Corte Suprema di Cassazione, consente ai contribuenti di ottenere il rimborso di quanto versato a titolo di IVA nel triennio 1990/1992 in relazione al terremoto che ha interessato le province di Catania, Ragusa e Siracusa».

LA DECISIONE DELLA CORTE DI GIUSTIZIA
La Corte di Giustizia può emettere un’ordinanza motivata quando la questione pregiudiziale è identica ad una già trattata o quando la risposta non dia adito a nessun ragionevole dubbio (Regolamento di procedura della CGCE, art. 99). In detta controversia, causa C-82/14, i magistrati europei si avvalgono di tale possibilità ed invocando i principi costitutivi del tributo statuiscono con ordinanza motivata del 15 luglio 2015 precisando che:
– “ogni Stato membro ha l’obbligo di adottare tutte le misure legislative e amministrative al fine di garantire che l’IVA sia interamente riscossa nel suo territorio”;
– “in conformità al principio di neutralità fiscale inerente al sistema comune dell’IVA, in base al quale gli operatori economici che effettuano le stesse operazioni non devono essere trattati diversamente in materia di riscossione dell’IVA”;
– “il sistema delle detrazioni è inteso a sgravare interamente il soggetto passivo dall’onere dell’IVA dovuta o pagata nell’ambito di tutte le sue attività economiche”;
– “le autorità italiane, per effetto delle modalità stabilite [dalla Legge finanziaria 2003] si precludono definitivamente la possibilità di accertare le situazioni imponibili e, pertanto, non assicurano un’integrale riscossione dell’IVA dovuta nel territorio italiano”.

La risposta non può essere che negativa statuendo che la direttiva IVA, così come interpretata, osta ad una disposizione nazionale la quale prevede, in seguito al terremoto che ha interessato le province siciliane, a beneficio delle persone colpite da quest’ultimo, una riduzione del 90% dell’IVA normalmente dovuta per gli anni 1990, 1991 e 1992, indipendentemente dal fatto che abbiano già corrisposto o meno il tributo.

Corte di Giustizia – Causa C-82/14

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